Zona euro, PMI manifatturiero: segnali di contrazione. Ordini e produzione in calo

Nadia Fusar Poli

3 Ottobre 2011 - 11:44

Zona euro, PMI manifatturiero: segnali di contrazione. Ordini e produzione in calo

ZONA EURO, PMI MANIFATTURIERO - Il settore manifatturiero della zona euro si è contratto a un ritmo più veloce nel mese di settembre. Tutte le economie - a parte la Germania – hanno registrato un pesante calo in un settore chiave dell’economia. I reports diffusi oggi hanno evidenziato un crollo degli ordini e della produzione.
Secondo il Markit Economics, il Purchasing Managers Index per il settore manifatturiero della zona euro è sceso a 48,5 punti, al livello minimo degli ultimi 25 mesi, scendendo dal 49,0 di agosto.
Una lettura inferiore a 50,00 indica che l’attività è in declino mentre un dato superiore è espressione di una economia in espansione.
Il PMI manifatturiero della Germania è sceso a settembre a 50,3 dal 50,9 di agosto, un numero superiore al 50,00 riportato nella lettura flash pubblicata alla fine di agosto, e atteso dagli economisti, ma ancora la peggiore performance in due anni.
Il settore manifatturiero in Italia si è comportato un po’ meglio del previsto, ma l’aumento al 48,3 in settembre, dal 47,0 di agosto, fotografa ancora un settore in fase di contrazione.
Gli economisti avevano previsto che l’indice sarebbe precipitato al 46,5.
I dati riportati dagli altri Stati membri della zona euro, ritraggono flessioni più ripide rispetto al mese precedente: Spagna, Grecia e Irlanda guidano il rallentamento.
Un ulteriore calo vertiginoso degli ordini e della produzione ha pesato sulla performance delle imprese della zona euro, che devono far fronte a una combinazione di domanda interna fiacca e calo delle esportazioni. Il PMI manifatturiero della zona euro si basa su dati provenienti da Germania, Francia, Italia, Spagna, Irlanda, Austria, Grecia e Paesi Bassi, che rappresentano circa il 92% dell’attività di produzione del blocco.

secondo Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha dichiarato «vendite deludenti e crescente incertezze circa le previsioni economiche hanno velocemente incrementato il numero dei manifatturieri che si concentrano sul taglio dei costi, provocando un lieve incremento generale dei livelli occupazionali durante il mese e riducendo fortemente l’attività di acquisto». «Diminuiscono in tutte le nazioni monitorate dall’indagine i nuovi ordini, - continua Williamson - l’unica nazione degna di nota per quanto riguarda i livelli occupazionali è stata la Germania, anche se il tasso di crescita è stato il più debole in quasi un anno. L’ultimo peggioramento delle performance dopo l’ondata di crescita osservata ad inizio anno è stata accompagnata da un gradito rallentamento della pressione sia dei prezzi di vendita che di acquisto. Questi sono aumentati solo di poco nel mese di settembre a causa della debole domanda che ha aumentato il numero di sconti applicati dai manifatturieri e fornitori, in forte contrasto con gli elevati tassi di inflazione osservati ad inizio anno».

Lo scenario di difficile congiuntura economica nell’area dell’euro continua a pesare sulla crescita della produzione in tutta la regione, contrattasi a un ritmo più veloce nel mese di settembre.
Nel complesso i dati finali del PMI manifatturiero di settembre indicano che le condizioni economiche della zona euro continuano a peggiorare e le prospettive continuano a indebolirsi. Oltre a ulteriori riduzioni in Grecia, Spagna e Irlanda, anche in Francia e Italia le aziende manifatturiere continuano a segnalare un crollo dei livelli di attività.
Secondo gli economisti, tali evidenti segnali di debolezza, dovrebbero portare la Banca centrale europea a tagliare i tassi all’ 1,25%, entro la fine dell’anno. Ma la banca centrale dovrà fare i conti anche con l’alto tasso di inflazione, che ha raggiunto il 3% nella zona euro.