Wall Street e bolla speculativa: chi è a rischio e chi no - Citigroup

Flavia Provenzani

16 Maggio 2015 - 18:07

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Con i prezzi nel mercato azionario e obbligazionario in aumento, il rischio di bolla speculativa si fa sempre più pressante: Citigroup specifica quali settori sono a rischio e quali no.

Nonostante molte delle società di Wall Street sembrano non accorgersi che c’è davvero qualcosa che non va nel mercato azionario statunitense, una è pronta a riconoscere pubblicamente che i prezzi in alcune aree stanno diventano esagerati.

Gli analisti di Citigroup (C) hanno pubblicato una lista questa settimana dei settori dei mercati finanziari a livello globale con valutazioni “da bolla speculativa”, alcuni anche molto insoliti alla questione.

«La maturazione dei mercati rialzisti di solito produce delle bolle speculative,»

affermano lo strategist di Citigroup Buckland e i suoi colleghi in una nota ai clienti.

«Queste si basano su un’idea convincente (stagnazione secolare?), alimentata dalla liquidità a buon mercato e distruggono molti investitori controcorrente».

La «stagnazione secolare» è una teoria economica promulgata da esperti tra cui l’ex consigliere della Casa Bianca Larry Summers, che indica che l’economia globale è in un periodo di una crescita lenta a lungo termine che essenzialmente è immune allo stimolo della politica monetaria.

E, naturalmente, la liquidità a buon mercato può essere trovata in quasi ogni angolo del mondo, come presso la Federal Reserve e le altre banche centrali che continuano a mantenere i tassi di interesse vicino allo zero, pompando i loro bilanci.

Infatti, Citigroup trova la maggior parte delle prove che evidenziano delle bolle speculative non nel mercato azionario, ma nelle obbligazioni.

Il team di Buckland paragona la situazione attuale alla famosa bolla dei tulipani del 17° secolo, quando la gente continuava a richiedere tulipani rari, facendo salire i prezzi a livelli insostenibili e creando forse la prima crisi finanziaria del mondo. Al giorno d’oggi, le banche centrali che acquistano titoli obbligazionari hanno creato carenze simili.

«Osservando la situazione attuale, è di nuovo evidente uno squilibrio domanda/offerta»,

hanno scritto.

"Fin dalla crisi finanziaria, i titoli sicuri sono caduti con l’aumentare degli acquisti delle banche centrali.
L’effetto è che i due si annullano e che i titoli sicuri sono pari a zero. Dato l’aumento della domanda per gli asset finanziari, non sorprende che i prezzi siano in aumento e che delle potenziali bolle si stiano gonfiando."

Prima su tutte, Citigroup parla di una bolla sulle obbligazioni europee. Il mercato azionario, negli Stati Uniti e altrove, si sta avvicinando ma non è ancora in fase di bolla speculativa, commenta il team di Citigroup.

«I mercati europei a reddito fisso sembrano i più euforici»,

ha detto Citi.

«Le valutazioni qui sono circa due volte superiori alle deviazioni standard di costo rispetto alla storia.»

Per quanto riguarda il mercato azionario degli Stati Uniti in particolare, le azioni vengono scambiate a livelli piuttosto costosi storicamente parlando, circa 2,9 volte del valore contabile - «non sono più a prezzo stracciato, ma non ancora in territorio bolla».

Ci sono però alcuni settori più esposti di altri al rischio di bolla speculativa a Wall Street.

Citi vede il settore dei beni di consumo a rischio di immente bolla speculativa, insieme a quello della vendita al dettaglio, beni durevoli, servizi ai consumatori e le industrie alimentari e delle bevande; le quotazioni sono ben al di sopra della media storica.

I titoli dell’intero settore dei beni di prima necessità sono scambiati a 18,3 volte superiori a livello di quotazione e a 3,1 volte in più rispetto al valore contabile, secondo S&P Capital IQ.

L’analisi rileva che anche i prodotti farmaceutici europei e i titoli del settorie di alimenti e bevande in Giappone si stanno surriscaldando.

Specificando invece chi non è a rischio di bolle speculative, Citigroup parla del settore finanziario statunitense come delle banche europee, del settore delle automobili, dei materiali, della tecnologia e dei capitali che vengono scambiati «a buon mercato rispetto al passato

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