WEF, governance europea al centro del dibattito

Raffaele Guerra

30/01/2012

WEF, governance europea al centro del dibattito

Si è concluso ieri a Davos il World Economic Forum 2012, che ha contato la partecipazione di 2600 personalità dal gotha dell’imprenditoria, della finanza e della politica. Il meeting è stato increntrato sulle questioni della crisi globale e del debito sovrano europeo, ancora lontano da una soluzione che possa assicurare la necessaria stabilità all’eurozona.

A Davos il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha sostenuto che le banche italiane si trovane in una situazione di sostanziale stabilità e che non sono esposte direttamente al rischio del contagio greco. Esiste però un problema, secondo Visco, e riguarda il finanziamento dell’economia reale da parte delle banche italiane. Per il governatore è stato decisivo l’intervento della Banca Centrale Europea per sostenere le banche italiane sul fronte della passività e ridurre il credit crunch. La BCE, ha aggiunto Visco, ha sostenuto le banche italiane a mantenere gli asset sia in termini di prestiti che di leva finanziaria. L’azione della BCE sarà fondamentale nei mesi a venire per la stabilità stessa del settore bancario.

Il governatore della BCE Mario Draghi, invece, ha ricordato la possibilità che l’Europa giunga a un’unione fiscale sulla base del «fiscal compact». L’unione, però, non è possibile, ha sostenuto Draghi, senza misure interne che ricostruiscano la fiducia. Per quanto riguarda l’oscillazione degli spread, il governatore ha dichiarato che deve costituire il mototre per le azioni riformatrici dei governi nazionali. Nonostante la riduzione degli spread, il mercato interbancario non ha ancora raggiunto una condizione di stabilità: le banche, infatti, non autorizzano prestiti interbancari senza passare dalla BCE. Resta ancora da vedere, ha concluso Draghi, l’effetto che la riduzione degli spread avrà sull’economia reale dei paesi europei. Sulle cause della crisi, invece, il presidente Draghi ha sostenuto che la responsabilità è da individuare nella mancata regolamentazione del sistema finanziario, che ha portato con sè l’impossibilità di prezzare correttamente, oltre al rischio di leva finanziaria.

Il commissario europeo agli Affari economici e monetari OLli Rehn ha esortato l’europa a decidere sul fondo salva- stati entro la metà di febbraio, vale a dire per il prossimo G20 che si terrà a Città del Messico. E’ poi necessario, secondo Rehn, che l’Unione Europea decida anche sui fondi dell’FMI. Sarà rivista, ha sostenuto il commissario, la combinazione tra il fondo permanente ESM, che entrerà in vigore entro il prossimo luglio, e il fondo temporaneo ESFS. Per quanto riguarda il «fiscal compact», esso sarà necessario per rilanciare la stabilità finanziaria europea.

Quest’anno il World Economic Forum ha registrato pressioni internazionali sulla Germania da più lati: se il presidente del Fondo Monetario Internazionale ha chiesto un innalzamento dei fondi- salva stati, non è stato da meno il segretario statunitense del Tesoro Timothy Geitner, che, sbattendo il pugno, ha chiesto alla Germania di mettere più fondi a disposizione dell’economia europea, per salvare anche l’economia americana dal rischio di una mancata ripresa. Angela Merkel, però, prima di decidere l’ammontare del prossimo fondo ESM, vuole vedere risolta la trattativa greca con i privati e un concreto «fiscal compact».

La governance europea è dunque stata un tema centrale del WEF 2012, tema spinoso con il quale il gotha politico, finanziario ed imprenditoriale vuole chiudere la partita. Per evitare che l’anno prossimo ci si ritrovi ancora a dover affrontare lasituazione greca e portoghese come fortemente indebitata e incapace di generare crescita. Vale a dire una situazione di fallimento, nell’ottica imprenditoriale.

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