Voluntary Disclosure: i documenti necessari per l’adesione

Federico Migliorini

29 Dicembre 2014 - 16:16

I contribuenti che vorranno aderire nei prossimi mesi alla procedura di voluntary disclosure saranno chiamati a fornire un’ingente documentazione alle Entrate per attestare la provenienza e la consistenza delle attività da regolarizzare. Si tratta di un’operazione molto importante perché la documentazione a disposizione determinerà il costo fiscale dell’operazione.

Voluntary Disclosure: i documenti necessari per l’adesione

La voluntary disclosure, contenuta nella Legge n. 186/2014 (pubblicata in G.U. lo scorso 17 dicembre) entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio 2015, e consentirà di dichiarare le attività finanziarie detenute illegalmente all’estero da parte dei soggetti passivi italiani, che potranno beneficiare di sanzioni più lievi di quelle applicate in caso accertamenti.

Per poter aderire all’opzione, per la quale i termini scadono il 30 settembre 2015, i contribuenti e i loro consulenti fiscali saranno chiamati a predisporre una nutrita serie di documenti per gestire al meglio l’operazione del rientro dei capitali da regolarizzare.

I documenti da esibire alle Entrate
Per aderire alla disclosure il contribuente interessato è chiamato ad esibire tutti documenti che attestino i dettagli relativi agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenuti in Italia (nel caso di disclosure domestica), o all’estero. La documentazione sarà indispensabile in quanto andrà a determinare il costo fiscale dell’operazione che sarà poi oggetto di contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, in sede di accertamento con adesione. L’Agenzia chiarisce che la documentazione da fornire dovrà essere completa, in quanto eventuali attività finanziarie non dichiarate in disclosure, se scoperte, rischiano di compromettere l’intera efficacia della procedura per il contribuente, oltre ad esporlo al rischio di ulteriori sanzioni.

I beni mobili e immobili
I primi documenti da fornire sono quelli comprovanti la natura e la composizione degli investimenti esteri, nonché la loro ubicazione la provenienza. In particolare, si tratterà di certificati di acquisto per gli investimenti in beni mobili (opere d’arte, gioielli, autoveicoli o barche), o immobili. In questo caso, per documentare il valore dei beni saranno utili visure catastali, atti di acquisto, o ove vi siano contratti di locazione in essere o già conclusi nel periodo oggetto di regolarizzazione.

Attività finanziarie
Con riferimento agli investimenti finanziari, occorrerà recuperare i documenti atti a dimostrare le modalità con i quali si sono formati (trasferimenti di denaro, ecc), la loro consistenza e il Paese ove questi sono detenuti. Nel caso in cui i documenti non siano completi sarà sempre possibile per l’Agenzia ricorrere a metodologie di ricostruzione induttiva, come avviene ordinariamente negli accertamenti con adesione. In questo caso per documentare il valore di queste attività il contribuente dovrà presentare gli ultimi estratti conto disponibili, o le ultime situazioni patrimoniali relative alla gestione dei portafogli finanziari con l’indicazione degli interessi, dividendi o proventi da partecipazione in società o fondi, percepiti nel periodo oggetto di regolarizzazione. In questo ambito aspetto di non facile ricostruzione riguarderà la provenienza o la destinazione di ogni versamento o prelevamento avvenuto sui conti correnti.

Società
Nel caso in cui oggetto di disclosure siano società estere il contribuente è chiamato a fornire una visura camerale della società, nonché tutti gli altri documenti attestanti le operazioni societarie da regolarizzare, come ad esempio fatture o contratti. Questo sia nel caso in cui si tratti di disclosure nazionale che estera.