Come valutare le obbligazioni? Secondo quali criteri? Andiamo a individuare tre di questi importanti fattori: il rating, il rischio emittente e la liquidità del titolo.
Cosa sono e come valutare le obbligazioni
L’obbligazione è un titolo di credito: più praticamente potremmo definirlo una sorta di prestito che l’investitore fa a un emittente; l’emittente può rappresentare uno Stato, un governo o una società privata. L’emittente, qualunque esso sia, dovrà poi restituire il valore nominale del titolo alla scadenza del prestito, o effettuare una serie di cedole, ovvero pagamenti periodici, che si calcolano in base a un tasso di interesse prestabilito.
L’obbligazione, dunque, è diversa dall’azione, e così chi vi investe è diverso dall’azionista, poiché non partecipa all’attività gestionale delel’emittente. Inoltre l’obbligazionista, a differenza dell’azionista, vanta la precedenza nel rimborso del capitale investito qualora vi sia insolvenza da parte dell’impresa.
Le obbligazioni, inoltre, possono essere emesse alla pari (100), sotto la pari (<100) o sopra la pari (>100); generalmente e aziende decidono di fare l’emissione sotto la pari: con un prezzo di sottoscrizione più basso rispetto al capitale scritto sul titolo, infatti, il rendimento aumenta.
Vi sono tre tipologie di obbligazioni:
- a tasso cedolare fisso: la cedola resta fissa per tutta la durata;
- zero coupon: titoli a tasso fisso, dove il rendimento è calcolato in base alla differenza tra il valore di rimborso e il prezo d’acquisto;
- a tasso variabile: le cedole sono variabili in base a determinati parametri.
L’acquisto delle obbligazioni presenta determinati parametri da conoscere, come le clausole, la duration (esposizione al rischio del tasso di interesse), la valutazione dei rischi di default dell’emittente, la liquidità del titolo, aumenti o riduzioni della duration, gli outlook perndenti sulle emittenti. Il Rendimento (TRES) è l’indice principale per mezzo del quale si può valutare la redditività dei titoli obbligazionari di natura tradizionale.
Il rischio emittente e il rating
Il rischio emittente è sempre dietro l’angolo: ci sono diversi strumenti e determinati parametri per stabilire quanto sia elevato il rischio dell’emittente. Il rischio emittente è il rischio legato all’affidabilità dell’emittente e riguarda prevalentemente il rendimento complessivo del proprio portafoglio, che rischia di essere coinvolto nell’insolvenza (o nei timori di insolvenza) di uno più emittenti.
Impossibile determinare matematicamente il rischio dell’emittente, ma vi sono due strumenti che possono soccorrerci a riguardo: lo spread, ovvero il differenziale di rendimento delle obbligazioni detenute rispetto a quelle dei titoli di Stato, e il rating.
Cos’è il rating e come funziona
Il rating è un particolare metodo di giudizio che viene utilizzato da agenzie specializzate finalizzato a segnalare l’affidabilità degli emittenti, governativi o corporate (aziendali), sulla base di alcuni parametri, come dati di bilancio reali e prospettici. Dunque, le agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch le più note), calcolano il grado di rischio degli emittenti e la sua capacità di assolvere all’impegno finanziario che ha assunto, ovvero la restituzione del capitale preso in prestito con gli interessi dovuti.
Tutte le agenzie effettuano calcoli di rating in base a diversi parametri: per questo motivo può capitare che un Paese o una società che abbia subito un downgrade da parte di Fitch, per esempio, non lo subisca da parte di Standard & Poors. In base ai parametri calcolati (quelli che S&P tiene in considerazione sono: contratto di prestito, garanzie del contratto, risorse finanziarie, redditività, qualità di gestione), le agenzie di rating possono bocciare o promuovere l’emittente, aumentandone o riducendone il rating, o rivedendone l’outlook.
Cos’è la liquidità del titolo e come si calcola
La liquidità del titolo rappresenta la propensione del medesimo a subire rapidamente la conversione in moneta legale ed è uno tra i fattori più importanti da considerare per valutarne il rischio.
L’equazione da conoscere per quanto riguarda la liquidità di un titolo è presto detta: più il mercato è liquido, meno saranno le difficoltà per gli operatori di mercato. Ovvero, maggiore è il volume scambiato quotidianamente, migliore sarà la liquidità del mercato.
Un titolo è liquido quando su di esso si registra una maggiore compravendita, che rende agevole la ricerca di una contropartita da parte di un nuovo acquirente o venditore. Gli strumenti per calcolare la liquidità del titolo sono sostanzialmente il book di negoziazione e lo scambio periodico di volumi, che consentono di ottenere molte informazioni sul titolo, tra cui i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza.
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