La Grecia continua ad essere la spina nel fianco della zona euro. Negli ultimi due anni ha ricevuto già due prestiti dalla comunità internazionale per evitare la bancarotta completa e ha ristrutturato il proprio debito costringendo i privati ad una perdita pari al 70% del capitale investito. Le recenti elezioni hanno visto prevalere, come da attese, i partiti politici favorevoli alla cancellazione del debito e contrari alle riforme di austerità imposte da Ue e Fmi.
Le borse sono tornate sotto pressione, in particolare il settore bancario. Gli spread stanno nuovamente salendo con decisione. Oggi lo spread Btp-Bund è a 410 punti, mentre quello tra Bonos e Bund è balzato fino a 454 punti. Intanto il decennale e il trentennale tedesco segnano nuovi record storici. Sul Forex l’euro è in calo contro dollaro, yen e sterlina. Il cambio euro/dollaro è nettamente sotto 1.30 e ha toccato un nuovo minimo a 4 mesi a 1.2917.
Il direttore dell’agenzia di rating Fitch, Paul Taylor, ritiene che l’eventuale uscita dall’Ue-17 da parte della Grecia non sarà la fine dell’euro. Se gestita bene, l’uscita di Atene non dovrebbe essere un danno irreparabile. La Germania avrebbe tutto l’interesse a mantenere vivo l’euro, visto che un ritorno al marco tedesco comporterebbe quasi certamente una forte rivalutazione con conseguente danno all’export. Per quanto riguarda la Grecia, secondo Ubs, in caso di ritorno alla dracma ci sarebbe una svalutazione che provocherebbe una perdita compresa tra i 9.500 e gli 11.000 euro per ogni cittadino greco soltanto nel primo anno.
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