Unione Europea: apertura sui prestiti all’Ungheria. Richieste riforme normative e modifiche alla politica fiscale.

Raffaele Guerra

26/04/2012

Unione Europea: apertura sui prestiti all’Ungheria. Richieste riforme normative e modifiche alla politica fiscale.

L’Unione Europea ha dichiarato che è disposta ad avviare formali colloqui per il sostegno finanziario dell’Ungheria, avviandosi in questo modo verso lo scioglimento di una situazione di stallo che si protrae da mesi e che ha bloccato la richiesta di aiuti su un contenzioso tra Bruxelles e Budapest in merito a questioni politiche.

Prima che possa essere firmato qualsiasi accordo di prestito, l’UE ha dichiarato mercoledì che l’Ungheria deve adottare gli emendamenti proposti alla sua banca centrale e deve inoltre correggere la legislazione che la European Commission for Democracy Through Law, un gruppo del Consiglio Europeo che controlla le leggi nazionali e le costituzioni, ha trovato che minacci l’indipendenza dei giudici e l’equità dei processi.

Il disgelo è seguito alla riunione di martedì tra il primo ministro ungherese Viktor Orban e José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, braccio esecutivo dell’Unione Europea, in cui il signor Orban ha promesso di apportare le modifiche per dissolvere le preoccupazioni europee sulla banca centrale del paese e sul sistema giudiziario.

La situazione del debito ungherese

L’attrito tra l’UE e l’Ungheria ha fatto preoccupare gli investitori per gli oltre 4 miliardi di euro di debito estero che Budapest dovrà affrontare quest’anno e ha costituito una distrazione sgradita per i responsabili politici europei, alle prese con i problemi economici del continente.

La decisione dell’UE di andare avanti su quello che dovrebbe essere un prestito precauzionale da 15 a 20 miliardi di euro dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale ha dato una spinta immediata alla fiducia del mercato, mandando la valuta ungherese, il fiorino, in forte aumento rispetto all’euro. I rendimenti obbligazionari del governo sono scesi di un intero punto percentuale a circa l’8%.

Ma gli analisti hanno avvertito che il percorso per un patto di prestito potrebbe essere in salita anche se dovessero andare in porto le modifiche normative, dal momento che l’UE e il FMI potrebbero insistere anche per sostanziali cambiamenti della politica fiscale del governo guidato da Orban, che ha fatto molto affidamento su misure a breve termine per soddisfare gli obiettivi di bilancio.

La lamentela principale da parte della European Commission for Democracy Through Law sulle corti ungheresi è che l’ordinamento mette troppo potere nelle mani di un unico funzionario, con ampia facoltà di nominare giudici e assegnare loro i casi.

Per quanto riguarda la banca centrale ungherese, invece, l’UE e il FMI hanno detto che l’attuale ordinamento legislativo minaccia la libertà di manovra della Banca nazionale di Ungheria. L’UE ha comunque dichiarato che farà cadere le azioni legali non appena il parlamento ungherese avrà adottato gli emendamenti promessi.

Inoltre, vi è la questione più prosaica delle finanze statali. Lunedì, l’Ungheria ha fatto sapere che imporrà nuove tasse e farà ulteriori tagli alla spesa sia a livello centrale che locale, compresa la riduzione delle sovvenzioni per i farmaci, per portare il disavanzo di bilancio al 2,5% quest’anno e al 2,2% il prossimo anno.

Come sostengono molti analisti, però, tutte queste misure, sia in ambito legislativo che fiscale, potrebbero non essere sufficienti a convincere l’Unione Europea, che in passato ha esercitato delle pressioni sull’Ungheria affinché il paese riduca il disavanzo di bilancio più attraverso dei consistenti tagli alla spesa pubblica che mediante l’aumento della pressione fiscale.

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