Appena salito al governo, François Hollande è riuscito anche a scalare il vertice dell’Eurogruppo, scalzando Angela Merkel da un trono dal quale fino a qualche mese fa sembrava irremovibile.
L’isolamento di Angela Merkel
Il risultato è che la cancelliera tedesca si ritrova sempre più isolata, e ad affermarlo è anche la stampa tedesca.
Arrivato in treno e ripartito in auto, scelta che ha fatto infuriare Parigi (stanca di queste manovre da «uomo normale» utilizzate in campagna elettorale), François Hollande ha rubato la scena a tutti, sostenendo con fermezza le proprie idee, appoggiato peraltro da Mario Monti e David Cameron.
A favore della Merkel, solo Olanda, Svezia e Finlandia: secondo questi Paesi gli Eurobond potranno essere utili solamente al termine di un processo di integrazione e non all’inizio. Tuttavia, nonostante il rigore nuovamente imposto dalla Merkel, Hollande ha trionfato in materia di immagine, riuscendo a portare avanti le proprie idee e mettendo sul tavolo argomenti quali, oltre ai già citati Eurobond, anche altre misure favorevoli alla crescita e meno inclini al rigore e alla politica di austerity portata avanti da Bce e da Berlino: sul tavolo di discussione, infatti, sono comparsi anche i «project bonds», di cui si riparlerà molto probabilmente fra un mese in occasione del nuovo vertice, l’impiego dei fondi strutturali rimasti inutilizzati e l’aumento di capitale della Banca Europea per gli Investimenti (BEI).
L’asse spezzato Parigi-Berlino
Il dissenso franco-tedesco, tutt’altra storia rispetto all’asse Merkel-Sarkozy (che ora sembrerebbe rinnovato in Monti-Hollande), è stato ulteriormente marcato, oltre che dagli Eurobond, anche dal discorso relativo all’Esm, chiamato a intervenire, in sinergia con la Bce, allo scopo di aiutare le banche europee. Merkel e Draghi, naturalmente, hanno risposto negativamente, con il presidente della Bce che oggi, alla Sapienza di Roma, ha puntato l’attenzione sulle banche, invitandole a porsi in condizione per rifinanziare l’economia.
Dalla parte di Hollande, tuttavia, anche il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che ha posto l’attenzione sull’evidente squilibrio tra i contribuenti tedeschi, che «continuano a pagare lo 0,01% sui Bund» a fronte dei contribuenti europei che «pagano il 6%».
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