USA: l’isolamento di Bernanke nella Federal Reserve.

Raffaele Guerra

26 Aprile 2012 - 14:37

USA: l’isolamento di Bernanke nella Federal Reserve.

Per la blogosfera, la parte più divertente della riunione della Federal Reserve di ieri è stata la difesa di Ben Bernanke, durante la conferenza stampa, dall’accusa mossagli da Paul Krugman di aver tradito il suo passato accademico, non avendo proceduto con una più aggressiva politica di alleggerimento e per non aver perseguito un maggiore target inflazionistico.

Bernanke e il FOMC

La conferenza stampa ha mostrato non solo che Bernake è isolato, ma che l’isolamento ha conseguenze significative sulla politica monetaria, l’economia e i mercati.

La dichiarazione rilasciata dal FOMC ha in gran parte rispettato le previsioni ed è stata un non-evento per i mercati: «la crescita economica sarà moderata nei prossimi trimestri e poi ... si riprenderà a poco a poco», l’inflazione cadrà dai suoi livelli temporaneamente elevati al 2% o anche più in basso e ci si aspetta che la FED mantenga i tassi di interesse «a livelli eccezionalmente bassi ... almeno fino alla fine del 2014».

Le proiezioni rilasciate insieme alla dichiarazione erano di gran lunga più interessanti. I membri del FOMC hanno ridotto le proprie previsioni per il tasso di disoccupazione e hanno alzato le prospettive per l’inflazione. Questa dichiarazione combinata è stata fatta perché solo quattro dei diciassette membri del FOMC la stretta dovrebbe iniziare dopo il 2014.

L’impressione è stata rafforzata dalla difesa che Bernanke ha tenuto contro Krugman (il cui nome non è mai stato fatto, ma il cui articolo sul New York Times Magazine, a giudicare dalle domande, era stato letto da tutti i giornalisti in sala). Bernanke ha categoricamente respinto l’accusa che egli starebbe agendo in modo incoerente rispetto al consiglio che ha dato alla Banca del Giappone oltre un decennio fa, notando che il Giappone era in deflazione allora, mentre gli Stati Uniti ora non lo sono, grazie, e non in piccola parte, all’aggressiva politica monetaria di facilitazione che la FED ha perseguito. Il governatore ha continuato sostenendo che alzare deliberatamente il target inflazionistico come suggerisce Krugman (in quanto ridurrebbe i tassi di interesse reali), nel perseguimento di un calo leggermente più veloce della disoccupazione sarebbe stato un compromesso «spericolato». A giudicare dai feedback su Twitter, i sostenitori di Krugman superano però quelli di Bernanke con un margine pesante. Lo stesso Krugman ha respinto la risposta di Bernanke come «roba deludente».

Ma guardando oltre la lotta tra Bernanke e il futuro premio Nobel, si ottiene un quadro diverso. In varie occasioni il governatore della FED ha sottolineato che la banca centrale era disposta a una facilitazione. Bernanke ha anche offerto un punto di riferimento per quanto riguarda il ritmo atteso di crescita occupazionale (da 150.000 a 200.000 al mese), suggerendo fortemente che un altro paio di mesi come marzo, quando il tasso si è alzato di appena 120.000 buste paga, metterà in gioco un terzo round di quantitative easing (QE3). Ha inoltre respinto il suggerimento di un giornalista circa il fatto che l’obiettivo di inflazione del 2% potesse essere un massimale: «è un obiettivo simmetrico», ha risposto. Sia ieri che durante la conferenza stampa di gennaio, Bernanke ha messo in chiaro che avrebbe tollerato un’inflazione superiore al 2% se la disoccupazione non fosse scesa abbastanza rapidamente, l’esatto contrario del messaggio che è emerso dalla sua difesa da Krugman. Non è una spacconata, ma proprio quello che sta facendo: sia l’inflazione principale che quella di base è pari o superiore al 2%, ma l’unica opzione politica sul tavolo è la facilitazione, non la serrata.

Bernanke contro il FOMC

Bernanke ha implicitamente respinto la posizione del FOMC dichiarando che non la condivide, quindi non gli interssa. Alla richiesta di definire l’espressione «eccezionalmente basso», ha detto che per lui significa vicino al livello attuale del tasso dei fondi federali (tra zero e 0,25%). Ciò significa che, a giudicare dalle proiezioni, tredici dei diciassette membri del FOMC vogliono procedere con la serrata prima di lui. La retorica pacifista di Bernanke non può avere effetto su twitter, ma sui mercati sì; è per questo che il rendimento delle obbligazioni a lungo termine, dopo aver essersi inizialmente alzato dopo la dichiarazione e le proiezioni del FOMC, ha concluso la giornata con piccoli cambiamenti.

Due ordini di problemi

I mercati hanno quindi ipotizzato che Bernanke mantenga un pregiudizio sulla facilitazione e che guiderà la politica della Fed non secondo la media ponderata delle opinioni dei suoi colleghi. Questo punto di vista è in gran parte corretto, ma pone due problemi. In primo luogo, appena si diraderanno le schiere di colombe pacifiste sul FOMC, il cinguettio tra le riunione della FED diventerà più da falco: questo farà sì che i mercati facciano i prezzi periodicamente in una politica più stretta. Ciò renderà le condizioni finanziarie, quindi di politica monetaria, più restrittive.

Il secondo problema è che, anche se la posizione di Bernanke dovesse prevalere, mentre resta governatore, le probabilità dicono che potrebbe non rimanere nella sua posizione dopo il gennaio 2014. È infatti improbabile che venga riconfermato anche nel caso in cui Barack Obama venisse rieletto, e certo non lo sarà se dovesse vincere Mitt Romney. Quindi, qualcun altro farà l’appello su quando iniziare il serraggio. Chi è quella persona sentirà il peso di ogni banchiere centrale di nuovo incarico di dimostrare le sue credenziali anti-inflazione e la sua indipendenza dalla persona che lo avrà nominato, che influenzerà la serrata. Essere arrivato in un comitato già pieno di falchi aumenterà solo la pressione.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Economist.

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