UE - Il sedicesimo summit UE dall’inizio della crisi del debito, iniziata alla fine del 2009, si è concluso dopo 10 ore di intensi negoziati. I leader UE hanno trovato un accordo sul nuovo «patto», che si basa principalmente su un controllo più rigoroso dei bilanci nazionali e su una riforma del futuro meccanismo europeo di stabilità (MES), che sarà ora supportato dalla BCE. Ungheria e Gran Bretagna non firmeranno il trattato.
«Avremmo preferito una riforma dei trattati a 27, ma non è stato possibile data la posizione dei nostri amici inglesi (...) Sarà un trattato intergovernativo a 17, aperto a coloro che vogliono unirsi» ha affermato Nicolas Sarkozy.
Il Regno Unito è fuori dai giochi. Preoccupato di affrontare la frangia di euroscettici del suo partito, il primo ministro britannico David Cameron ha minacciato di porre il veto. Conseguentemente, l’area dell’euro si sta muovendo verso un trattato limitato a diciassette membri, cui dovrebbero unirsi nove dei dieci stati dell’Unione europea non membri della zona euro.
Attualmente 26 Paesi, sui 27 che formano l’Unione Europea, aderiscono al nuovo patto intergovernativo, per un patto fiscale con regole più stringenti. Solo la Gran Bretagna resta fuori dall’accordo. Infatti l’Ungheria, che ieri sembrava volersi allineare al Regno Unito, ha fatto marcia indietro. I leader di Repubblica Ceca, Svezia vogliono prima consultare i loro parlamenti ma, di fatto, si proclamano concordi.
I termini legali devono ancora essere discussi, ma, in sostanza, questo nuovo trattato muoverà dalla lettera franco-tedesca inviata questa settimana a Herman Van Rompuy, così come dalle proposte avanzate dallo stesso presidente del consiglio UE. I paesi con disavanzi superiori al 3% del PIL nazionale saranno soggetti a sanzioni automatiche che potranno essere bloccate solo da una maggioranza qualificata di paesi.
Verrà introdotta anche una «regola d’oro» di bilancio, con l’obiettivo di mantenere questi deficit al di sotto del 0,5% del PIL, nell’arco del ciclo economico, da integrare nella legislazione nazionale, sotto la supervisione della Corte di giustizia.
Lo scopo del nuovo trattato è quello di rafforzare la disciplina di bilancio nell’area dell’euro, un punto considerato capitale dalla Germania, per far fronte alla crisi del debito. Tra le misure previste, anche il diritto di maggiore ingerenza europea nella preparazione dei bilanci nazionali. Paesi che beneficiano di un aiuto esterno, come la Grecia e l’Irlanda di oggi, potranno inoltre essere posti sotto tutela europea.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha inoltre confermato che il futuro Meccanismo europeo di stabilità (MES) entrerà in vigore nel mese di luglio 2012. La Banca centrale europea gestirà l’EFSF e il MES, come aveva proposto lo stesso Mario Draghi, che aveva avanzato la proposta di mettere le competenze della banca centrale al servizio del fondo europeo. “Abbiamo pensato che fosse una grande idea (...) Questo è un ulteriore elemento che rafforzerà la fiducia nel fondo", ha commentato Nicolas Sarkozy.
Tuttavia il MES, per cui sarà prevista una procedura d’urgenza secondo cui la regola dell’unanimità in fase decisionale, verrà sostituita da una maggioranza qualificata dell’85%, non avrà una licenza bancaria, come richiesto dalla maggioranza dei paesi. La sua capacità di prestito combinata con quella dell’attuale Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) si attesterà a 500 miliardi di euro.
Tutti gli Stati membri dell’UE hanno convenuto di studiare, entro dieci giorni, la possibilità di prestare 200 miliardi al Fondo monetario internazionale per rafforzare le sue risorse.