Come si spiega l’euforia dei mercati in relazione agli interventi dell’Unione Europea riguardo alla crisi? E perché questa euforia dura così poco? Di questo passo, serviranno 20 anni per uscire dalla crisi.
Traduciamo un interessante editoriale di Wolfgang Münchau dal Financial Times in cui l’autore ci aiuta a fare chiarezza sulla visione dei mercati riguardo alla crisi e alle misure adottate per superarla.
Il punto di partenza
Chi è che si dice pronto a fare un investimento, incoraggiato da una «storica» dichiarazione proveniente dal Consiglio Europeo?
Talvolta, l’enfasi dell’entusiasmo dura per qualche ora. Talvolta, per qualche giorno; l’ultima volta è durato meno di una settimana e subito dopo, infatti, i titoli di stato italiani e spagnoli sono arrivati a superare i livelli del periodo pre-summit di Bruxelles.
Oggi, i mercati sono di nuovo segnati dall’ottimismo post-dichiarazione. E chissà quale sarà l’andamento nei prossimi giorni.
Il movimento ondulatorio
L’onda positiva sui mercati è data dalla diffusione del consenso: l’Europa compie un ulteriore grande passo nella direzione di un accordo comune, verso l’unione bancaria e la risoluzione della crisi.
La fase successiva, in ascesa, è data dall’incertezza che deriva dall’evidenza delle cose; la crisi non da segni di risoluzione.
Vent’anni per uscire dalla crisi
Ma c’è anche un’altra posizione in crescente favore a condizionare l’andamento dei mercati: c’è chi dice che quello compiuto dall’Unione Europea è sì un grande passo, ma nella direzione sbagliata perché per risolvere la crisi, il Summit ha deciso che in futuro verranno stabilite altre decisioni, di volta in volta sempre più difficili da prendere.
C’è chi crede che il sistema della ricapitalizzazione delle banche non avrà possibilità di funzionare, finché non ci sarà alle sue spalle un sistema bancario completo, attivo e ben funzionante. E, come ha fatto notare anche la Bundesbank, questo sistema bancario è impensabile senza l’unione politica.
L’implicazione logica di questo ragionamento è che non sarà possibile prevedere la fine della crisi prima dei prossimi vent’anni.
Perché l’unione politica è ancora un taboo
La Germania non è d’accordo sulla mutualizzazione dei fondi di assicurazione e non accorderà sul dare al Meccanismo di Stabilità Europea la licenza per farsi sfruttare.
Dunque, se la Germania non può fare neanche il minimo necessario, perché qualcuno credere che riuscirà ad arrivare ad un accordo politico?
Ha la stessa credibilità di un alcolizzato che dice di poter smettere di bere nel giro di 5 anni.
Al seguito di Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto economico IFO, un gruppo di 160 economisti ha pubblicato un manifesto contro l’unione bancaria. La cosa importante è che questo documento riflette un’opinione condivisa.
Si potrebbe pensare che al Consiglio Europeo abbiano nozioni differenti sul concetto di unione bancaria.
Quella che si prefigura è un’unione che la Germania non accetterà: regolamentazione e supervisione centralizzata, fondo comune e fondi di assicurazione per i depositi. Si tratta di questioni che impiegheranno anni ad essere messe in operatività.
Ad esempio, servirebbero modifiche costituzionali per gli stati membri e una modifica dei Trattati Europei, anche solo per ridefinire il ruolo della BCE.
Con tassi di interesse sui titoli decennali che si aggirano attorno al 6%, né Italia né Spagna potranno continuare a sostenere la loro presenza nell’eurozona.
Infatti, non a caso la questione dei tassi di interesse sia così a cuore del Premier Monti e Rajoy. Tuttavia, rimane molto lungo il cammino per la risoluzione.
Perché non lasciare l’Euro?
Il collasso economico sarebbe lo shock del secolo. È difficile immaginare come sia possibile uscire dall’Unione Europea senza violare centinaia e centinaia di leggi nazionali ed Europee.
Ecco perché nessuno si azzarda a farlo. L’unico modo sarebbe l’intervento di forza maggiore. Ma nessuno può pensare di organizzarsi in questo modo, ci sono voluti dieci anni per costruire l’Euro e, sicuramente, un weekend non basterà a distruggerlo.
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: Financial Times
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