Turchia ha avuto un ruolo chiave nella liberazione di Silvia Romano

L’influenza turca sulla Somalia ha giocato un ruolo fondamentale nella liberazione di Silvia Romano. Confermata la fattiva collaborazione dei servizi turchi.

Turchia ha avuto un ruolo chiave nella liberazione di Silvia Romano

L’agenzia di stampa turca Anadolu, citando una fonte dei servizi turchi, conferma la cooperazione militare tra l’intelligence di Ankara e di Roma nell’operazione di salvataggio della volontaria milanese Silvia Romano, atterrata solo ieri in Italia, dopo 18 mesi nelle mani dei rapitori, rinchiusa dapprima in Kenya e poi in Somalia.

L’Italia avrebbe ottenuto l’approvazione dei servizi turchi che hanno iniziato ad occuparsi del caso della giovane nel dicembre scorso. La fotografia di Silvia Romano con addosso un giubbotto antiproiettile attribuisce, dunque, alla nazione turca il lavoro determinante per le attività di ritrovamento.

Il caso Romano e il ruolo determinante dell’intelligence di Ankara in Somalia

Le prime attività di collaborazione dell’Italia con la Turchia hanno consentito di circoscrivere l’area in cui Silvia era rinchiusa. Fondamentale l’utilizzo di sofisticate tecnologie militari e satellitari, ma essenziale è stata soprattutto la presenza massiccia degli addestratori provenienti da Ankara nell’intelligence locale. Il lavoro capillare ha permesso al Mit (servizi segreti turchi) di individuare la posizione della ragazza e di accertarne anche lo stato di salute.

Sarebbero stati proprio gli 007 della più grande base militare turca presente a Mogadiscio, secondo Anadolu, a consegnarla alle autorità italiane nella stessa città.

L’influenza della Turchia sulla Somalia dura da oltre 10 anni

Il ruolo chiave degli agenti turchi nella liberazione di Silvia Romano affonda radici nel fraterno rapporto di amicizia tra la Turchia e la Somalia che dura da quasi dieci anni.

Nel 2011 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato l’unico leader politico non africano a far visita alla capitale somala di Mogadiscio devastata da una terribile carestia, assicurando aiuti umanitari e l’apertura nel 2016 della più grande ambasciata turca in Africa.

Un altro aspetto dell’alleanza turca-somala è dato dall’istituzione di ingenti borse di studio agli universitari della città di Ankara, incentivando i futuri medici e ingegneri a restare in terra somala aspirando a diventare la classe politica locale.

L’influenza militare si è consolidata nell’ultimo decennio anche attraverso la progettazione di strade, ospedali e scuole; accordi vincenti che hanno portato anche alla nomina di un inviato speciale per la Somalia nel 2018, il primo nella storia della Turchia.

Inoltre la Turchia ha avviato numerose ricerche di petrolio nelle acque somale, diventando uno degli attori principali nel Corno d’Africa.

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