Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti è al centro di una delle più grandi riorganizzazioni della sua storia recente, secondo un’inchiesta esclusiva di The Free Press.
Documenti interni ottenuti dalla testata rivelano che l’amministrazione Trump ha avviato un piano aggressivo per chiudere 132 uffici del Dipartimento, riducendo il totale da 734 a 602, un taglio del 17%.
Inoltre, i sottosegretari hanno ricevuto istruzioni di presentare entro 30 giorni piani per ridurre il personale statunitense nei singoli dipartimenti del 15%, coinvolgendo sei uffici principali che impiegano migliaia di persone.
Il piano, dettato dalla necessità di modernizzare un’agenzia ritenuta “gonfia e burocratica”, è guidato dal Segretario di Stato Marco Rubio, in collaborazione con il Dipartimento di Ottimizzazione del Governo (DOGE) di Elon Musk. Rubio ha dichiarato a The Free Press: “Il Dipartimento, nella sua forma attuale, non è in grado di svolgere la sua missione diplomatica essenziale in questa nuova era di competizione tra grandi potenze. La nostra riorganizzazione lo porterà nel ventunesimo secolo”. Anche Mike Pompeo, ex Segretario di Stato, ha sostenuto la necessità di una riforma per migliorare l’efficienza.
Uffici Eliminati e programmi ristrutturati
Tra gli uffici destinati alla chiusura figurano quelli dedicati al soft power americano e alla «promozione dei diritti umani» all’estero. Un esempio significativo riguarda l’Ufficio di Giustizia Penale Globale, istituito nel 1997 per affrontare genocidi e violazioni gravi dei diritti umani, che verrà assorbito dall’Ufficio del Consigliere Legale. Anche il Bureau of Conflict and Stabilization Operations (CSO), che ha ricevuto 336 milioni di dollari tra il 2016 e il 2023, sarà eliminato, con critiche interne che lo definiscono ridondante.
Anche le attività di contrasto all’estremismo violento (CVE) del Bureau of Counterterrorism saranno interrotte, considerate duplicate da altri programmi. Inoltre, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), creata nel 1961, cesserà di esistere entro il 1° luglio, con le sue funzioni trasferite ad altri uffici del Dipartimento di Stato.
Ufficialmente dedicata a fornire aiuti umanitari in oltre 100 Paesi, l’USAID è stata accusata di finanziare operazioni di ingerenza e destabilizzazione, spesso attraverso il sostegno a media presentati come “indipendenti”. Secondo un’inchiesta di Lee Fang, l’agenzia ha supportato testate come Coda Story, finanziata tramite la National Endowment for Democracy (NED), e l’OCCRP, che ha ricevuto 5,7 milioni di dollari da USAID, sollevando dubbi sull’autonomia editoriale di queste realtà. Organizzazioni come Internews, che gestisce testate in regioni come Ucraina e America Latina, dipendono fortemente dai fondi USAID, ma il recente congelamento di 268 milioni di dollari, denunciato da Reporters Without Borders, sta mettendo a rischio centinaia di redazioni in oltre 30 Paesi. In Ucraina, ad esempio, il Kyiv Independent ha paragonato l’impatto di questi tagli a quello della pandemia e dell’invasione russa, mentre testate in Iran, Bielorussia e Camerun faticano a sopravvivere, temendo ritorsioni o ulteriori perdite di finanziamenti.
Gli aiuti all’Africa confermati da Rubio
Il piano prevede anche la creazione del Bureau of Emerging Threats, focalizzato sulle minacce informatiche, e il consolidamento di 137 uffici per razionalizzare i programmi. Rubio ha sottolineato che l’approccio “potenzierà il Dipartimento dalle basi, eliminando uffici ridondanti e programmi non allineati agli interessi nazionali americani”.
Contrariamente a speculazioni riportate dal New York Times su possibili chiusure di uffici all’estero, in particolare in Africa, i documenti ottenuti da The Free Press non menzionano tali cambiamenti. Rubio ha bollato l’articolo del Times come “fake news”, e due funzionari senior del Dipartimento hanno confermato che il piano si concentra esclusivamente sugli uffici a Washington.