Trading e problemi psicologici: «il trading uccide»

Fabio Longo

08/04/2010

Trading e problemi psicologici: «il trading uccide»

Qualsiasi attività compiuta dall’uomo fra cui le discipline sportive, l’arte ed il lavoro, se condotte in modo professionale e quindi competitivo producono fenomeni di «esagerazione ed esasperazione». Tali fenomeni possono tradursi, a seconda della disciplina, in deformazioni del fisico, della mente, e quindi sfociare in delle negatività quali l’aberrazione. Il trading, inteso come disciplina/professione, non si sottrae a questa dinamica di esasperazione degenerativa di cui bisogna sempre tener conto.

Indipendentemente dal fatto che produca risultati economici positivi o negativi, il trading porta come tutte le discipline innanzitutto ad una rinuncia alla vita. Proprio per l’operatività continua che è richiesta in questa «professione» il trading costringe a occupare molto del tempo quotidiano, almeno dei giorni feriali, ad operare sugli strumenti finanziari o semplicemente monitorare i mercati. Chi non segue almeno quotidianamente i propri trade, o investimenti che siano, è infatti destinato a fallire o quantomento a raccogliere molto meno di quello che potrebbe raccogliere con un operato costante. E’ importante infatti stare «sul pezzo» per fare molto bene, per ottimizzare e per massimizzare i risultati. Secondariamente è necessario essere sempre aggiornati, leggere, analizzare, capire, scorpire, investigare, informarsi .... insomma è la classica dinamica in cui il trader deve sacrificare ogni momento della sua vita, inclusi forse i weekend ed i giorni di festa, a svolgere attività di vario genere ma sempre finalizzate al trading.

Molti dei trader si ritrovano agli «arresti domiciliari», per usare una metafora, così come succede per altri motivi ad un musicista, un pittore, un avvocato. Magari egli si trova costretto a vivere gran parte del suo tempo in solitudine o senza rapporti fisici con gli altri, con il mondo e con la società. Specialmente i trader-on-line sono confinati quindi dietro uno o più monitor, un telefono, un sito, fra le propria mure domestiche e magari nella stanza dove ci sono le console internet. Questo si traduce almeno in un forte rischio per la qualità della vita, ovviamente dipende molto dalla persona essere responsabile e quantificare il sacrificio da compiere: è la ricetta della vita che ciascuno deve trovare, il giusto compromesso fra il «fare» e «godere», fra lavorare e vivere, fra combattere e non combattere con le cose e con le scelte che la vita ci propone davanti. Io ritengo che la qualità della vita dipenda in gran parte dalla saggezza nel trovare il giusto equilibrio nelle cose, nell’essere sempre orientato a raccogliere il «bello della vita» . E’ pur vero che ogniuno può trovare più o meno piacere nel fare il proprio lavoro e nello scoprire cose nuove, ma l’eccessiva focalizzazione in una specifica attività porta comunuqe all’aberrazione, perchè si rinuncia a conoscere altre cose, nel goderle, nel viverle, insomma nella rinuncia a conoscere e godere la vita.

Discorso ben più grave invece quanto tale deformazione si spinge fino a produrre dei problemi psico-fisici in una escalation sempre più drammatica, accesa spesso da risultati fallimentati nel trading o nelle capacità predittive. E’ quella degenerazione che uccide il trader. Si vengono a creare una serie di problemi, che possiamo schematizzare in ordine crescente come segue:

  1. Delusione, Tristezza, Apatia
  2. Ansia
  3. Depressione e Incubi
  4. Panico e dissonanza cognitiva
  5. Mancanza di stabilità emotiva e Stress
  6. Degenerazione dello stress con impatti fisici, somatici
  7. Degenerazione dello stress con malattia da depressione
  8. Pazzia
  9. Suicidio
  10. Omicidio/Suicidio

E’ una mia prima classificazione orientata alla gravità del fenomeno degenerativo, di cui voglio evidenziare l’instaurarsi di un serio problema già a livello 6. Sulla base di ricerche compiute su Internet negli anni, la manifestazione che lo stress sta impattando il sistema immunitario o il fisico si manifesta con problemi seri di

- insonnia
- eruzioni cutanee di varia tipologia
- problemi all’apparto genitale/urinario
- problemi all’apparto intestinale con focalizzazione sullo sfintere anale
- disturbi cardio-vascolari
- disturbi di respirazione
- ulcere
- svenimenti
- anoressia

Si potrebbe continuare a lungo con simili sintomi ma forse il concetto è ormai chiaro. Sono inoltre fenomeni auto-alimentanti che hanno un processo degenerativo molto rapido. Oltre un certo limite, perse le capacità di autocontrollo del fenomeno, il problema può degenerare ancora in due diverse modalità: auto-distruzione e/o distruzione degli altri. Sebbene è raro che il soggetto arrivi ad uccidere gli altri, ma esitono diversi casi reali nemmeno troppo lontanti nel tempo, la dinamica degenerativa più classica è quella del suicidio sui non vale la pena aggiungere altri commenti. Molto peggio della droga, evidentemente.

Riguardo al problema dello stress e del suo controllo c’è molta letteratura, inzialmente avviata in forma generale con studi di Meichenbaun nel 1977 con lo Stress Inoculation Training ma anche da numerosi altri fra cui ricordo Goldstain, Goldfried e Novaco. Questi trattati, oltre ad affrontare il problema generale dello stess, cercano di indivuduare le contromisure, ovvero metodi tesi a gestire autonomamente ma soprattutto prevenire il problema dello stress attraverso lo sviluppo dei copied skills. Si tratta di una specie di anticorpi cognitivi e di metodi di autoregolazione ed autoterapia finalizzati, ovviamente, non alla rimozione delle causa ma al controllo/gestione delle ragioni emotive che definiscono ed istaurano il fenomeno dello stress.

Sempre in letteratura ci sono poi una serie di belle «best-practice», metodologie, ed anche cure specifiche per lo stess da trading, finalizzate a controllare questo fenomeno che si configura come vera e propria patologia compulsiva in cui il trader non è solo la vittima dello stress ma svolge addirittura un ruolo attivo e fondamentale nel contribuire a generarlo ed a accellerare il fenomeno distruttivo della propria persona.