La decisione di Pechino di sganciare lo yuan dal cambio fisso nei confronti del dollaro statunitense ha messo inizialmente le ali ai mercati azionari e stabilizzato il trend rialzista di alcune valute high-risk, come euro e sterlina. La Banca Centrale cinese questa volta non è intervenuta a bloccare il cambio spot a seguito dei forti acquisti di banche straniere e ha lasciato che si raggiungesse il livello più alto dal 23 settembre 2008 a 6,811. I policy maker hanno lanciato un messaggio molto significativo facendo presagire una rivalutazione graduale nel tempo. Tuttavia, le aperture in gap up come sul cambio Euro/Dollaro si sono rivelate un’arma a doppio taglio creando le condizioni per una correzione più approfondita e probabilmente inaspettata. Il cambio Eur/Usd alla fine ha perso la fondamentale zona di supporto di 1,2350 spingendosi fino in area 1,23 e ora sembra diretto verso il primo target del ritracciamento del trend rialzista emergente partito da 1,1880 fino a 1,2470, cioè 1,2250 (38,2% del ritracciamento). Un’ulteriore correzione, auspicabile per una risalita futura più consistente per il cambio, potrebbe avvenire fino al 50% del ritracciamento e cioè fino in area 1,2170-60. Tuttavia, se nel brevissimo periodo dovesse avvenire una pronta risalita del cambio sopra 1,24, avremmo un segnale di forza davvero importante che andrebbe ad annullare i nuovi focolai di incertezza derivanti dal warning lanciato ieri da S&P sulle banche spagnole (su molte è stato anche tagliato il giudizio sul merito di credito). Intanto, c’è da registrare il tonfo dei prezzi spot dell’oro: dopo aver raggiunto un nuovo record a 1.265$/oz., i prezzi hanno perso ben 35$ riportandosi addirittura in area 1.230$/oz. Dovrebbe, però, trattarsi soltanto di una correzione tecnica dovuta a prese di profitto dopo la lunga corsa degli ultimi giorni.
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