Tfr in busta paga: per la UIL non conviene. Ecco l’analisi del sindacato

Vittoria Patanè

17/02/2015

Dal 1°marzo i lavoratori dipendenti potranno richiedere l’anticipo del Tfr in busta paga. Ma la UIL sostiene che sarà un fiasco. Ecco i motivi e i calcoli del sindacato

Tfr in busta paga: per la UIL non conviene. Ecco l’analisi del sindacato

Il Tfr in busta paga sarà un fiasco. A sostenerlo è la UIL che sconsiglia ai lavoratori italiani di usufruirne. Il motivo è essenzialmente uno: aumentando il reddito Isee, aumenteranno anche le tasse da pagare.
Ma vediamo di saperne di più

Tfr in busta paga: avvio il 1° marzo
Dal 1°marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti avranno la possibilità di richiedere l’anticipo del Tfr in busta paga. Potranno usufruirne solo ed esclusivamente i lavoratori dipendenti attivi nel settore privato. Risultano invece esclusi:

- i lavoratori domestici;
- i lavoratori del settore agricolo;
- i datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali;
- le aziende dichiarate in crisi ai sensi dell’articolo 4 della citata legge n. 297 del 1982.

Parlando di tasse e contributi, l’anticipo del trattamento di fine rapporto diverrà parte integrativa dello stipendio e sarà soggetto a tassazione ordinaria

Tfr in busta paga: l’analisi della UIL
Secondo l’analisi effettuata dal sindacato un lavoratore dipendente che sceglie di richiedere l’anticipo del trattamento di fine rapporto in busta paga, avrà solo ripercussioni negative. A spiegare il perché è Guglielmo Loy, segretario confederale UIL:

ll Governo sta emanando la circolare per regolare l’opzione di scelta del TFR “mensilizzato” in busta paga. Chi sceglierà tale opzione, però, avrà effetti penalizzanti sulla propria situazione reddituale.

Il TFR in busta paga fa alzare il reddito ISEE, con un effetto “domino” sul sistema agevolato delle tasse e tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, tasse universitarie ecc.).

Le ricadute più pesanti saranno in termini di tasse:

per effetto della tassazione ordinaria al posto di quella separata si avranno delle penalizzazioni di 330 euro medi l’anno, tra maggiore tassazione (50 euro medi l’anno) e minori sgravi fiscali (280 euro medi l’anno).

In base ai calcoli effettuati dall’Unione Italiana Lavoratori, i benefici economici mensili per chi richiede l’anticipo sarebbero i seguenti:

- 76 euro al mese per un reddito da 18mila euro,
- 97 euro medi al mese per un reddito pari a 23 mila euro,
- 105 euro per i redditi di 25 mila euro
- 125 euro peri redditi di 35 mila euro

Ma, evidenzia il sindacato:

al posto della tassazione separata, che regola sia l’anticipo, sia la liquidazione del TFR, la mensilizzazione comporta l’applicazione dell’aliquota marginale IRPEF (cioè quella corrispondente all’ultimo scaglione in cui si colloca il maggior reddito erogato).

Ciò significa che un reddito di 18 mila euro lordi, sul TFR annuo pari a 957 euro, al posto del 23% pagherà il 27%; un reddito di 23 mila euro, su un TFR annuo maturato di 1.209 euro, pagherà sempre il 27% anziché il 23,9%; un reddito di 35 mila euro su un TFR annuo pari a 1.806 euro pagherà il 38% anziché il 25,3%. 

 

Riassumendo: più soldi in busta paga corrisponderanno a più tasse da pagare, il che vuol dire che l’impatto del beneficio diventerebbe quasi irrilevante. Inoltre:

 il Tfr in busta paga, che sarà comunque escluso dal reddito complessivo per il bonus di 80 euro, si cumulerà con il reddito prodotto nell’anno e inciderà sulla determinazione
delle detrazioni d’imposta (NO TAX Area e Detrazioni per familiari a carico, sugli assegni familiari).
Ad esempio, considerando le sole detrazioni di imposta (No TAX AREA, carichi di famiglia), unreddito di 23 mila euro ci rimetterà mediamente 280 euro l’anno

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