Se dovessimo individuare un vincitore del meeting di Bruxelles, scrive Wolfgang Münchau del Financial Times, questo sarebbe sicuramente il Cancelliere Angela Merkel. Le soluzioni adottate sono poco più che un bluff; nulla è cambiato e, forse, nulla cambierà.
Traduciamo questa critica, dura e diretta; un’ulteriore possibile chiave di lettura dell’evento più atteso degli ultimi tempi: il summit di Bruxelles.
Merkel vs. Monti
In un classico esempio di diplomazia europea, Monti ha saggiamente posto un veto su ciò che la Merkel più di tutto voleva, ha ottenuto il punto richiesto e, sicuramente, riuscirà a sopravvivere qualche altro mese nella politica italiana.
Tuttavia, il punto raggiunto dall’Italia e dal Premier Monti è soltanto uno spettacolo apparente.
Basta spostare lo sguardo più in là, per rendersi conto che nulla è cambiato.
Il Meccanismo di Stabilità (ESM) esisteva già, ma non veniva usato. I cambiamenti accordati sono subdoli. L’Italia dovrà ancora sottoscrivere un memorandum di intesa ed essere soggetta alla Troika. Le procedure saranno meno invasive e più politically correct, ma saranno pur sempre procedure.
Tuttavia, c’è un passaggio che rimane oscuro: se non ci sono stati cambiamenti di responsabilità né per la Germania, né per le politiche della BCE, com’è possibile che Italia e Spagna possano dirsi al sicuro, mentre fino ad una settimana fa erano al tracollo?
Dopo il meeting la situazione è solo apparentemente cambiata, ecco perché la vera vincitrice del summit è la Germania, più che l’Italia.
Gli ostacoli per la Spagna
La situazione della Spagna, sulla carta, è parzialmente migliore di quella dell’Italia, ma non è come sembra.
1. L’eventuale iniezione di liquidità alle banche sarà condizionata all’accordo politico della supervisione bancaria (e qui la Merkel avrà la possibilità di vendicarsi). In più, l’unione dei sistemi bancari non è un passo facile, ci vorranno dei mesi prima di poterla raggiungere.
2. La ricapitalizzazione direttà delle banche potrebbe comportare degli aggiustamenti al trattato dell’ESM. Il problema in termini è questo: lo statuto del fondo dice chiaramente che l’ESM presta denaro agli stati membri
affinché questi li riutilizzino per ricapitalizzare le banche. Le modifiche di un trattato sono un altro elemento che richiede tempo.
3. Sovraccarico dell’ESM. Se le banche spagnole dovessero aver bisogno di più di 100 miliardi di euro (eventualità possibile visto la congiuntura di effetti tra la depressione e il crash del mercato immobiliare) non è detto che il fondo riesca a fare da garanzia.
La tattica Merkel
L’evento più importante della scorsa settimana non è tanto l’accordo raggiunto al summit, quanto l’affermazione della Cancelliera sugli eurobond, non ci saranno «finché sarò in vita». Le sue intenzioni, forse, non sono così serie riguardo all’unione politica, come invece era apparso nelle settimane pre-summit.
La tattica della Cancelliera ricorda quella della «teoria dell’incoronazione» del 1980: la Bundesbank sosteneva che l’unione monetaria fosse possibile soltanto dopo il raggiungimento di una piena unione politica. Un altro modo per dire, mai. Ho sempre creduto che queste trattative per le soluzioni a lungo termine fossero un bluff. Ora, a quanto sembra, ce ne siamo accorti tutti.
Se in Europa non avremo gli Eurobond finché la Merkel sarà in vita, forse morirà prima l’Eurozona.
Senza un sistema di titoli europei e senza un cambiamento nella politica economica della Banca Centrale Europea, il debito di Italia, Spagna -e a seguire di tutti gli stati membri- diverrà sempre più insostenibile.
Questo era vero la settimana scorsa, così come oggi.
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: Financial Times