Spesometro 2014, possibili conseguenze negative sui consumi?

Spesometro 2014, mentre oggi scade il termine ultimo anche per gli operatori finanziari e gli istituti di credito, il dubbio degli esperti è che questo strumento comporti più danni che reali benefici. Ecco perché.

Spesometro 2014: lo sappiamo già, oggi si conclude anche la seconda tornata di comunicazioni, ovvero quella riservata agli operatori finanziari che dovranno comunicare i pagamenti da 3600 euro in su effettuati con carta di credito e bancomat. In questo modo, il mese di aprile si conclude all’insegna del Grande Fratello fiscale: tutti i dati sui contribuenti sono pronti a essere passati al setaccio per verificare la congruità tra redditi dichiarati e tenore di vita. Infatti, lo spesometro è la pietra angolare sulla quale poggia il temutissimo redditometro, e l’effetto spauracchio sui consumi sembra essere dietro l’angolo.

L’allarme dell’Ordine dei consulenti del lavoro: a rischio i consumi

Secondo un’analisi stilata dall’Ordine dei consulenti del lavoro, infatti, una stretta dei controlli fiscali di questo tipo servirà solo a intimorire i consumatori dotati di una ridotta capacità di spesa, i quali preferiranno non acquistare del tutto. Paradossalmente, a non rimetterci sulla saranno proprio i grandi evasori fiscali, che continueranno ad acquistare in nero o si recheranno direttamente fuori confine, dove non c’è obbligo di segnalazione da parte degli esercizi commerciali. Insomma, al danno rischia di aggiungersi la beffa, se consideriamo che con la seconda ipotesi l’Italia perderebbe anche una quota vitale di consumi interni, gettito Iva, eccetera.

Lo spesometro non impensierisce i ricchi (anche se hanno qualcosa da nascondere)

La paura, infatti, è proprio la contrazione della spesa che potrebbe celarsi dietro una normativa fiscale particolarmente stringente, tutta a svantaggio dei piccoli e medi contribuenti. Chi ha grandi disponibilità economiche (e forse qualcosina da nascondere al Fisco) potrà aggirare i controlli con estrema facilità: non andrà in vacanza a Cortina, preferendo fare qualche km in più e ritrovarsi a St. Moritz; non attraccherà il proprio yacht in Sardegna e farà tappa direttamente in Corsica, tanto per fare due esempi.

Servono controlli mirati

E’ comprensibile che il cieco automatismo di strumenti quali lo spesometro, il redditometro o l’anagrafe tributaria abbiano dalla loro parte il fascino della facile azionabilità: d’altra parte, però, il rischio che si rivelino misure recessive sembra davvero dietro l’angolo. Secondo lo studio dell’Ordine dei consulenti del lavoro, dunque, la soluzione risiederebbe nella tattica di attuare controlli mirati (ad esempio nei confronti di chi dichiara pochi spiccioli di reddito, se non addirittura zero) rinunciando a provvedimenti spot dagli effetti collaterali imprevedibili, magari formando alla nobile arte del controllo fiscale i migliaia di dipendenti in esubero nella Pubblica Amministrazione.

Insomma, in un momento storico caratterizzato da una crisi economica e occupazionale devastante, sembra davvero necessario a tutti i costi saper coniugare l’esigenza di contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale italiana, preservando, però, i già precari livelli di consumi interni.

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