Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Quelle speranze dei migranti usate come armi di ricatto

Paolo Di Falco

10 novembre 2021

Quelle speranze dei migranti usate come armi di ricatto

Nessun muro o filo spinato sarà mai resistente abbastanza da riuscire a contenere la speranza di una vita migliore, anche se questa è diventata uno strumento di pressione per fini politici.

Può il destino di persone in cerca di un futuro diventare un’arma di ricatto? Purtroppo sì ed è quanto sta avvenendo alla frontiera tra Polonia e Bielorussia dove in questo momento si trovano oltre 3.000 migranti, spinti e illusi dal regime di Minsk, che cercano di passare la frontiera per poter raggiungere l’Europa. Questi poveri migranti in quella che è stata definita “guerra ibrida” diventano delle pedine nelle mani del regime autoritario di Alexander Lukashenko che, dopo le sanzioni Ue contro la Bielorussia, cerca di mettere in difficoltà la Polonia e l’Unione Europea.

Questa strategia di fare pressione su uno Stato aprendo e chiudendo, quasi come fosse un normale rubinetto, il flusso migratorio non viene utilizzata solamente dalla Bielorussia ma, come vedremo, da diversi altri Paesi che, così facendo, cercano di ottenere delle concessioni. Una delle tante conseguenze è però la costruzione di muri e barriere in un mondo che non ha ancora imparato a regolarizzare i flussi migratori che, potremmo senz’altro dire, fanno parte da sempre della storia dell’uomo.

Il motivo delle sanzioni: ecco cosa sta avvenendo in Bielorussia

Per capire in che quadro si colloca questa mossa del dittatore bielorusso Alexander Lukashenko bisogna innanzitutto parlare delle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Bielorussia: in totale a essere state sanzionate sono 166 persone e 15 società. Le ultime sanzioni dello scorso giugno erano dovute alle “continue gravi violazioni dei diritti umani e della violenta repressione della società civile e dei giornalisti e oppositori democratici” a seguito del dirottamento del 23 maggio del volo Ryanair Atene-Vilnius verso la capitale Minsk per far arrestare il giornalista di opposizione Roman Protasevich che si trovava a bordo dell’aereo.

Le sanzioni non riguardano solo Lukashenko al potere dal 1994, il figlio Victor e i funzionari ma anche vari settori bielorussi molto redditizi come quello del petrolio, del tabacco e dei fertilizzanti a base di potassio. Tra le altre cose, le sanzioni comprendono anche il divieto di viaggiare nell’Unione Europea, il divieto di fare affari con cittadini o società europee e il congelamento dei conti bancari.

Cosa sta facendo il regime di Lukashenko per mettere in difficoltà l’Unione Europea?

A fronte delle sanzioni il regime bielorusso sta usando contro l’Europa l’arma della migrazione ovvero uomini, donne, bambini alla ricerca di un futuro migliore. Dopo le sanzioni la Bielorussia ha di fatto aperto una rotta migratoria verso Polonia, Lituania e Lettonia attraverso migliaia di visti concessi ai migranti per raggiungere Minsk da dove poi vengono accompagnati al confine spesso, come si vede nei video diffusi in rete, da guardie di confine. Il Guardian, inoltre, ha raccolto diverse testimonianze secondo cui molti sono stati attirati al confine non solo dai visti ma anche dai voli concessi per raggiungere Minsk nell’illusione di poter entrare in Polonia.

Illusione che però poi si va a scontrare con la cruda realtà dato che il confine polacco è attualmente presidiato da oltre 22.000 soldati che cercano di respingere in ogni modo possibile questa marea umana affamata di speranza. Tra l’altro, documentare la situazione è molto difficile: se dalla parte bielorussa l’accesso viene consentito solo a giornalisti russi filogovernativi, dalla parte polacca i giornalisti non possono avvicinarsi al confine. In questo clima dove anche il destino di migliaia di uomini si trasforma in un gioco politico a farne le spese sono i migranti costretti a stare tra due fuochi al freddo e al gelo senza essere attrezzati né avere cibo o assistenza medica.

I migranti come arma di ricatto

Come dicevamo prima, la mossa di Lukashenko non è isolata ma ha diversi precedenti: all’inizio del 2020 per esempio nella Turchia attanagliata dal perpetuo conflitto che va ormai avanti dal 2011, militari siriani e turchi si sono scontrati e, ovviamente, l’Ue non ha appoggiato né la Turchia né la Siria. Come risposta il presidente Erdogan ha aperto le frontiere a migliaia di migranti che si sono ammassati al confine con la Grecia che ha risposto inviando l’esercito e operando migliaia di respingimenti illegali. Paradossalmente dal 2016 la stessa Turchia viene “pagata” dall’Unione Europea per tenere le frontiere chiuse.

Stesso discorso vale per la Libia: per non far partire i barconi pieni di migranti l’Italia è scesa a patti con i trafficanti di essere umani promettendo investimenti per nuove attrezzature e sostegno militare ed economico alla Guardia costiera di Tripoli. Ma non finisce qui: lo scorso maggio abbiamo visto migliaia di migranti arrivare nell’enclave di Ceuta, in Nord Africa, respinti dai militari spagnoli ma, cos’era successo?

Normalmente il passaggio per Ceuta è chiuso da una recinzione alta sei metri e protetta dalla polizia di frontiera marocchina ma, come ha ricostruito il quotidiano spagnolo El Pais, dopo che la Spagna aveva deciso di offrire cure mediche al 71enne Brahim Ghali, ex leader del Fronte Polisario (movimento che ha combattuto contro il Marocco per l’indipendenza del Sahara occidentale), la recinzione era sparita e i poliziotti si erano fatti da parte per lasciar passare i migranti.

L’umanità dimenticata

In un mondo in cui, come abbiamo visto, anche la speranza di una vita migliore può diventare uno strumento di pressione per fini politici, ci rendiamo conto di quanto siamo caduti in basso. In questo contesto dove i migranti diventano semplici numeri e i respingimenti sembrano quasi legittimi ci siamo del tutto dimenticati dell’umanità, della solidarietà nei confronti di altri esseri umani con l’unica colpa di fuggire da miseria e morte.

Solidarietà nei confronti di intere famiglie e bambini illuse per meri scopi politici e trattate in maniera vergognosa da ambo le parti: forse non ci rendiamo pienamente conto ma, in questo momento, la vita di migliaia di persone viene meramente trattata come una semplice merce di scambio. Ecco a cosa ci siamo ridotti.

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Marta De Vivo

Classe 2001, blogger e appassionata di politica

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.

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