Spagna: sistema bancario in crisi. Crescono i prestiti infruttuosi.

Raffaele Guerra

18 Aprile 2012 - 11:18

Spagna: sistema bancario in crisi. Crescono i prestiti infruttuosi.

I numerosi cattivi prestiti che stanno venendo a galla in Spagna stimolano i dubbi sul fatto che il governo guidato dal popolare Mariano Rajoy possa convincere o meno gli investitori di riuscire a ripulire le banche del paese senza danneggiare ulteriormente le finanze pubbliche.
I prestiti che non fruttano interessi, calcolati come percentuale dei prestiti complessivi, sono saliti al 7,91% nel mese di gennaio: il livello più alto dal 1994. Si pensi, infatti, che nel 2007 la percentuale si attestava a meno dell’1%: questo è quanto rilevano alcuni dati della Banca di Spagna. I dati di febbraio verranno invece resi noti oggi.

I deafult sono in aumento e il credito si sta assottigliando ad un ritmo record, dal momento che una percentuale del 24% di disoccupazione corrode la qualità dei crediti accumulati nel boom del credito spagnolo e indebolisce l’interesse delle banche a farne di nuovi.
I dubbi circa l’estensione del problema dei prestiti spagnoli che non fruttano interessi stanno determinando effetti negativi sui titoli bancari e stanno facendo aumentare i costi di indebitamento del governo a causa della preoccupazione degli investitori che le spese per sostenere gli istituti di credito in difficoltà possano aggiungersi al peso del debito.

Ad ogni modo, il primo ministro Mariano Rajoy sta lottando per convincere gli investitori della Spagna che le finanze sono sotto controllo, dopo il suo rifiuto, il mese scorso, di raggiungere gli obiettivi di disavanzo fissati dalla Commissione Europea. Cercando infatti di tagliare il deficit di bilancio al 3% del Prodotto Interno Lordo, dall’8,5%, in soli due anni si rischia di avvallare i crediti infruttuosi, in quanto le misure di austerità più forti degli ultimi tre decenni spingono l’economia in recessione.

Il piano del governo

Il governo Rajoy ha annunciato, nel mese di febbraio, i suoi piani per costringere le banche ad assumersi la loro parte nei costi di 50 miliardi di euro per la realizzazione di clausole immobiliari e di capitale, al fine di far loro riconoscere le perdite sugli immobili accatastati sui loro bilanci, nell’ambito del crollo del settore immobiliare spagnolo.

La Banca di Spagna ha detto ieri in tarda serata che i creditori avranno un totale di 53,8 miliardi di euro per soddisfare i nuovi requisiti, tra cui 29,1 miliardi di euro in clausole e 15,6 miliardi di euro per la creazione di riserve di capitale. La banca centrale ha inoltre dichiarato che la maggior parte delle compagnie sarebbe in grado di adattarsi «senza grandi difficoltà».

Nonostante tutte le rassicurazioni da parte del governo, analisti e investitori non sono ancora del tutto convinti che il sistema bancario spagnolo riuscirà a salvarsi e che l’obbligo di adattarsi alle condizioni poste dal governo non porti gli istituti di credito ad ulteriori difficoltà. Basti ricordare il caso del Banco Espanol de Credito SA (BTO), una banca spagnola di consumo controllata dal Banco Santander SA (SAN), che ha dichiarato, il 12 aprile scorso, che gli utili del primo trimestre sono diminuiti dell’88%, a causa delle operazioni di copertura di circa la metà del miliardo di euro degli oneri immobiliari che l’azienda ha dovuto effettuare quest’anno per conformarsi alle misure del governo.
In altri termini, per molti analisiti non è ancora del tutto fuori luogo la possibilità che la Spagna, come ha già fatto l’Irlanda, sarà costretta a chiedere un aiuto europeo per salvare il suo sistema bancario.

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