Smart working, come impatta davvero sui lavoratori?

Come impatta lo smart working sui lavoratori? Non solo risparmio economico: ecco tutti i vantaggi (e gli svantaggi) per chi lavora da casa.

Smart working, come impatta davvero sui lavoratori?

In questo 2020, oltre che parlare di pandemia, distanziamento sociale e crisi del debito, c’è un altro termine che è entrato all’interno della vita di molte persone: lo smart working.

Lo smart working sarebbe, tradotto in italiano, il lavoro agile. Termine che dovrebbe rappresentare quella situazione lavorativa in cui il lavoro può essere espletato, di volta in volta, anche da casa dando un grande senso, appunto, di agilità.

Tuttavia, questo è un termine che secondo me sta traendo in inganno i lavoratori e le istituzioni, in quanto in realtà non stiamo assistendo ad un lavoro più smart ma a un vero e proprio processo di digitalizzazione delle mansioni lavorative, che verranno portate avanti per via telematica.

E ciò avrà un impatto sociale, economico e produttivo notevolmente diverso rispetto a quello che si vuol fare intendere usando il termine smart working.

Per cercare di fare luce su questo tema ho deciso di scrivere una serie di articoli che esamineranno i pro ed i contro dei vari aspetti legati allo sviluppo e alla diffusione del telelavoro. In particolar modo incentrerò ogni articolo su come esso influirà in futuro sui vari stakeholders che ruotano attorno al mondo del lavoro.

In particolar modo, andrò ad esaminare gli effetti su:

  • lavoratori;
  • aziende;
  • economia cittadina;
  • investimenti immobiliari;
  • economia nazionale ed internazionale;
  • sviluppi futuri.

In questo primo articolo trattiamo quindi gli effetti dello smart working nella vita dei lavoratori.

I cambiamenti economici legati allo smart working

I lavoratori che hanno avuto la possibilità di lavorare da casa durante il periodo di lockdown hanno sicuramente notato come il loro personale flusso monetario sia variato, anche in modo sensibile, rispetto a quando espletavano le loro mansioni in modo “tradizionale”.
Questo è dovuto al fatto, che non dovendosi recare nel luogo di lavoro hanno speso molti meno soldi.

Infatti, non hanno avuto bisogno di utilizzare carburante nell’auto oppure di comprare biglietti per i mezzi pubblici, così come non hanno dovuto pagare il caffè, lo spuntino, magari il pranzo (anche se spesso viene compensato con i buoni pasto) e tutte quelle spese non prevedibili che possono manifestarsi uscendo di casa.

Lavorando da casa hanno potuto mangiare con molta meno spesa, non hanno sicuramente avuto imprevisti, il caffè e gli spuntini sono gratuiti o quasi, e si risparmia tantissimo anche in usura dei vestiti.

Inoltre, a seconda dove si abita, la trasferta pendolare che si è costretti ad affrontare quotidianamente può costare da non meno di 100 euro al mese fino ad arrivare anche a 200/250 euro al mese, che stando in casa vengono risparmiati.

Un risparmio notevole che fa percepire il lavoro in smart working come una grossa promozione. Non è quindi strano che la maggior parte dei dipendenti è contenta di lavorare in smart warking e gli piacerebbe continuare a farlo.

Tuttavia occorre considerare anche che ci sono una serie di spese che il lavoratore deve affrontare e che tenderanno ad aumentare.
Essendo in casa si tende a consumare più corrente elettrica, probabilmente aumentano anche le spese per il riscaldamento e per pulire gli ambienti, ma ovviamente questo aggravio di costi è comunque contenuto rispetto all’aumento del reddito disponibile che manifesterà, a cascata, diversi cambiamenti nella vita dei lavoratori.

Sicuramente aumenterà la capacità di risparmio delle famiglie. Abbiamo infatti avuto conferma di questo fenomeno proprio durante il lockdown, dove gli italiani hanno aumentato di quasi 36 miliardi di euro le proprie giacenze nei conti correnti.

Se poi consideriamo che molte famiglie italiane in quel periodo non avevano più guadagni per via delle attività ferme, il dato è ancora più impressionante, in quanto i soli percettori di reddito hanno risparmiato talmente tanto da aver soverchiato anche tutta la parte della popolazione che invece, in quel periodo, ha avuto esborsi senza incassi.

Stessa cosa, tra l’altro, è avvenuta in tutti i paesi occidentali che hanno effettuato i lockdown. E alla fine del lockdown non è seguito nessun aumento compensativo della spesa, che molti economisti e politici speravano accadesse.

Insomma, ciò che è stato risparmiato è stato risparmiato e non è stato speso al riavvio delle attività.

In ogni caso, la maggior disponibilità economica non finirà perennemente risparmiata, se non fino a quando i governi terranno in piedi questo clima di paura, minacciando seconde ondate o potenziali patrimoniali future. È ovvio che in pochi spendono in un clima di incertezze, e si avvia quello che in gergo si chiama paradosso della parsimonia.

Tuttavia, se il telelavoro prenderà piede e andrà a regime, il maggior reddito disponibile farà sì che i lavoratori spenderanno in altre attività questi soldi che prima spendevano quotidianamente, e quindi si verificherà un semplice spostamento dei capitali da alcune attività imprenditoriali ad altre.

I cambiamenti sociali

Le differenze per i lavoratori non si limiterebbero alla sola variazione economica ma anche a livello sociale.
Lavorando da casa si avrà un sicuro calo dei contatti con i propri colleghi. Questo può essere considerato, in modo soggettivo, sia una cosa positiva che negativa e varia da lavoratore a lavoratore.

Chi si ritrova a lavorare in un bell’ambiente di lavoro e gradisce molto i propri colleghi può subire un contraccolpo psicologico negativo nel doversi “isolare” in casa per lavorare e soffrire molto la situazione.
Tuttavia, non sono pochi quelli che mal digeriscono i propri colleghi e lo smart working viene visto come una manna dal cielo, basta pensare a chi subisce, sotto varie forme, il mobing o degli atteggiamenti che considerano molestanti e/o bullizzanti da parte di qualche collega.

Certo è che a farne le spese saranno gli addetti alle attività sindacali, che notoriamente vivono sulle situazioni conflittuali che subisce il lavoratore o quelle che si generano tra il lavoratore e i datori di lavoro. Quindi per questa categoria ci sarà sicuramente un contraccolpo negativo.

Di contro, il rimanere a lungo in casa porterà molti lavoratori ad avere rapporti conflittuali con il proprio partner, e talvolta anche con i propri figli.
Durante il periodo di lockdown sembra che in Francia siano letteralmente esplose le richieste di divorzio e separazione. Questo perché una cosa è frequentare il proprio partner solamente la sera o nel weekend, un’altra è averlo sempre tra i piedi. La situazione francese, inoltre, probabilmente è stata aggravata dalla loro tendenza a vivere, specie nei grossi centri urbani, in alloggi decisamente striminziti.

C’è chi si sente controllato, chi viene continuamente disturbato per fare commesse di ogni tipo con la scusa che tanto sei a casa e, soprattutto, se si vive in appartamenti di piccole dimensioni non si avrà a disposizione nessuna valvola di sfogo. In fin dei conti, andare a lavoro, per molti, è anche un modo per staccare la spina da situazioni familiari stressanti.

Altre relazioni sociali che subiranno un grosso contraccolpo sono le interazioni che hanno i lavoratori quando usufruiscono dei mezzi pubblici, oppure con le persone che si incontrano al bar e nei luoghi che si frequentano durante le pause pranzo, e via discorrendo.

Anche in questo caso l’impatto varia molto ed in modo soggettivo, pesando in modo negativo con chi è molto sociale ed estroverso, ma verranno percepite positivamente per chi è introverso e non si trova a proprio agio a parlare con sconosciuti o con chi cerca di attaccare bottone.

In ogni caso, sia che le minor interazioni sociali vengano percepite dal lavoratore come positive, sia che vengono percepite negativamente, di sicuro c’è che esse diminuiranno in modo drastico e ciò non può che sfociare in una sicura sensazione di alienazione.
Chi lavora in solitario tende, in modo naturale, a chiudersi in se stesso e a diventare sempre più introverso senza rendersene conto.

Quello che sicuramente accadrà è che molti lavoratori andranno in una successiva fase di iper-compensazione e cercheranno di rifarsi durante il tempo libero. Basta pensare al fatto che, normalmente, la maggior parte delle persone che frequentiamo e conosciamo, e spesso anche il partner che sposiamo, derivano frequentemente dal giro di conoscenze lavorative o e conosciuti per mezzo di qualche collega.

Se però questa opportunità sociale svanisce o si attenua, la gente tenderà a non avere più amici o avrà difficoltà a conoscere gente nuova. Quindi cercherà di conoscerla con delle attività extra da svolgere nel tempo libero e che saranno una grande opportunità di business per gli imprenditori che per primi proporranno soluzioni ritenute adeguate dai telelavoratori.

L’aumento del tempo libero

Un altro effetto del telelavoro riguarderà l’aumento considerevole di tempo libero che rimarrà a disposizione del lavoratore.

Infatti, tolte le 8 ore di lavoro, un dipendente impiega moltissimo tempo per recarsi e ritornare dal lavoro. Tempo che potrebbe essere stimato in non meno di 2 ore al giorno, a cui si sommano le pause pranzo e tutto il tempo necessario per vestirsi adeguatamente al mattino, mangiare, eccetera.

Parliamo, quindi, di circa 3 ore giornaliere a voler essere stretti, ma spesso queste possono salire anche a 5 ore al giorno nei casi più dispendiosi in termini di tempo. Per non parlare di quei lavoratori che hanno lo “stacco” con una pausa di 3 ore centrali, che ufficialmente è tempo libero ma che in realtà è quasi per nulla sfruttabile.

Lavorando da casa, tutto questo tempo rimane al lavoratore. Infatti, nulla impedisce che il lavoratore telematico si alzi poco prima di iniziare effettivamente a lavorare, e magari mangi mentre sta già lavorando.
Anche la vestizione è molto più ridotta all’osso e magari prevede, a stento, il lavarsi i denti e la faccia per poi indossare una comoda tuta.

Il pranzo verrà consumato molto più comodamente e in famiglia. Il ritorno a casa è istantaneo e probabilmente non prevede il doversi cambiare per mettersi comodo in casa. In fin dei conti già lo si è.

Tutto questo tempo libero permetterà di mantenere una relazione sociale con la propria famiglia, che in genere viene sacrificata sull’altare del lavoro, e questo è sicuramente una cosa positiva.

Tuttavia, anche in questo caso c’è un rovescio della medaglia: la gente non è abituata ad avere tutto questo tempo disponibile per sé, e quindi ci sarà una naturale tendenza ad annoiarsi. Per tale motivo si tenderà a cercare impegni nelle attività più disparate per cercare di riempirsi la giornata.

Anche questa è un’ottima opportunità di business per chi sa sfruttare questa situazione. In fin dei conti, come si dice sempre nel mondo del business: non esistono problemi ma solo soluzioni economicamente profittevoli.
Probabilmente in molti si iscriveranno in palestre e piscine, faranno volontariato, coltiveranno degli hobby e degli interessi, tutte cose che in ogni caso necessitano di denaro per essere svolte.

Queste spese fanno parte di quelle che poc’anzi accennavo essere attività in cui verranno reindirizzati quei soldi che prima venivano impiegati per prendere il caffè al bar o fare il pieno alla macchina.

I cambiamenti dello stile di vita

Un ultimo aspetto che occorre trattare riguardo al telelavoratore riguarda sicuramente i cambiamenti che si manifesteranno nel suo stile di vita.
Sicuramente, come già detto più volte, cambieranno i propri passatempi anche per via del bisogno di evasione mentale necessaria a mantenere un equilibrio psicofisico. Ma ci sono altri cambiamenti che molti non stanno considerando: quelli riguardanti le proprie abitazioni e le esigenze di mobilità.

Se prende piede il lavoro da casa non dico immediatamente, ma nell’arco di qualche anno, il lavoratore dovrà provvedere alle necessarie modifiche per rendere confortevole la nuova condizione.
Sicuramente sarà necessario avere un alloggio che disponga di un vano da utilizzare appositamente per le attività lavorative.

Non è pensabile che esso apra il portatile e si stalli sul tavolo della cucina o nel soggiorno. Questa è una situazione che va bene a livello temporaneo, ma se occorre lavorare sempre a casa (o anche solo frequentemente) si necessiterà di un ambiente arredato e strutturato appositamente per lavorare con tutte le comodità del caso.

Per prima cosa le case dovranno crescere in metratura al fine di ottenere questo piccolo vano aggiuntivo. Ma spesso se sono entrambi i coniugi a lavorare da casa occorrerà avere due spazzi disponibili.

Diciamo che serviranno almeno 10 metri quadri aggiuntivi per ognuno, cosa che nelle case costruite negli ultimi 20 anni sono situazione alquanto rare, visto e considerato il continuo restringimento delle metrature abitative imposte dall’esplosione dei prezzi dovute all’introduzione dell’euro.

Tuttavia, se si lavora da casa non ci sarà nessun bisogno di andare a vivere a ridosso della grande città, in quanto quello che conta è essere collegato telematicamente. Questo sicuramente gioca un ruolo positivo, perché allontanandosi molto dalla città i prezzi calano vistosamente ed è quindi più facile trovare e mantenere una casa adeguatamente grande.

Di contro ci sarà un sicuro calo delle quotazioni per gli immobili di città, che faticheranno a trovare inquilini.
Sicuramente, se da un lato vivere lontano dai grossi centri rende difficile ottenere determinati servizi tipicamente cittadini, come ad esempio il fatto che potrebbero essere zone non coperte dai mezzi pubblici, dall’altro si otterrà uno stile di vita sicuramente più rilassato e meno frenetico.

Per molti potrebbe essere l’occasione di coltivarsi un orto o fare delle attività sportive come il jogging, o ancora andare in bici in campagna. Attività, che chi vive in città difficilmente può svolgere giornalmente, in quanto luoghi troppo lontani rispetto città.

Un ultimo aspetto che sicuramente occorre tenere in considerazione è il cambiamento delle esigenze di mobilità del lavoratore telematico.
Il non doversi recare in città quotidianamente fa sì che anche l’esigenza di possedere un mezzo di trasporto varia notevolmente. In genere i pendolari tendono a comprare un’auto di piccole dimensioni e di piccola cilindrata per ottenere alcuni vantaggi.

Girare con un’auto del segmento E in città non è cosa pratica. Si opta quindi per una citycar o un’utilitaria (segmento A o B) che permette di posteggiare facilmente e consuma poco. Tuttavia, siccome queste sono automobili troppo piccole per uscire con la famiglia, molto spesso si è costretti a possedere un’altra auto più comoda che va ad aggravare i costi totali di mantenimento.

Ma se si lavora da casa si può fare a meno dell’utilitaria ed eventualmente si può puntare tutto su un’unica auto di grosse dimensioni che permette anche di andare comodamente in vacanza.
Inoltre, il fatto che quest’auto verrà utilizzata, sostanzialmente, solo per fare la spesa e per gli spostamenti con la famiglia, non sarà troppo oneroso optare anche per auto di grossa cilindrata, in quanto i consumi annuali totali saranno comunque contenuti.

Tra l’altro, a conferma di quanto detto, sono arrivati i dati sulle abitudini dei turisti in questo 2020 e si è notato un esplosione di affitti roulotte e camper, anche per via delle scocciature che le procedure anti-covid imprimono su chi prende l’aereo.

Se la tendenza dovesse continuare anche nei prossimi anni si potrebbe generare la necessità di possedere (o affittare all’occorrenza per chi preferisce non possederne) auto di cilindrata adeguata a trascinare anche una roulotte e/o un carico di bagagli sul tetto e che permette alle famiglie italiane di andare in vacanza risparmiando e in sicurezza.

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