La grave siccità colpisce le risaie della Pianura Padana, dai livelli record del Lago Maggiore alle strategie degli agricoltori cosa accadrà ai prezzi al supermercato.
Il Nord Italia sta vivendo una grave siccità che potrebbe avere effetti anche sui consumatori, con un possibile aumento dei prezzi del riso nei supermercati. La Pianura Padana rappresenta infatti il principale bacino di produzione risicola italiano ed europeo e la prolungata carenza di precipitazioni, insieme alle temperature elevate, sta riducendo la disponibilità di acqua proprio durante la stagione irrigua.
Il problema ha già avuto conseguenze concrete sui produttori. Per evitare di compromettere l’intero raccolto, alcuni agricoltori hanno dovuto concentrare l’acqua disponibile su una parte dei terreni, rinunciando alla coltivazione degli appezzamenti restanti. Una situazione che aumenta le perdite per le aziende e rischia di ridurre la quantità di riso disponibile sul mercato.
Siccità in Pianura Padana, cosa sta succedendo al Po e al Lago Maggiore
L’Italia è il principale produttore di riso in Europa. Nel 2025 la superficie coltivata a riso ha raggiunto circa 235.000 ettari e oltre l’80% della produzione proviene dalle province di Pavia, Vercelli e Novara, nel bacino del Po. Nel 2026, però, la disponibilità di acqua è diventata particolarmente critica. L’Autorità di Bacino del Po ha lanciato un’allerta per la grave siccità, segnalando il progressivo esaurimento delle riserve dei laghi alpini. Il Lago Maggiore è classificato in condizioni di siccità estrema, mentre il livello del Po a Cremona ha raggiunto un minimo stagionale storico.
La conseguenza è particolarmente pesante per le risaie, che hanno bisogno di grandi quantità di acqua durante la stagione di coltivazione. Dove l’acqua non è arrivata per settimane, alcune colture non sono riuscite a completare la maturazione, rendendo inutili i costi già sostenuti dagli agricoltori per la semina e le prime lavorazioni.
Acqua razionata tra Lombardia e Piemonte, come funziona il sistema a rotazione
Per affrontare la scarsità d’acqua, il Consorzio di irrigazione Est Sesia, che rifornisce gran parte dell’area risicola tra Lombardia e Piemonte, ha introdotto un sistema di distribuzione a rotazione. In pratica, le diverse zone non ricevono contemporaneamente tutta l’acqua necessaria, ma si alternano nell’accesso alle risorse idriche, con turni a settimane alterne. L’obiettivo è distribuire l’acqua disponibile nel modo più uniforme possibile e permettere a una parte consistente delle coltivazioni di arrivare alla raccolta.
Il sistema ha contribuito a limitare i danni, ma non elimina il problema. La disponibilità di acqua rimane infatti legata alle riserve presenti e alle condizioni climatiche.
Finora l’irrigazione è stata sostenuta anche dallo scioglimento delle riserve di neve e ghiaccio sulle Alpi. Il problema è che il riscaldamento climatico sta anticipando lo scioglimento della neve, facendo arrivare l’acqua prima rispetto al periodo in cui le coltivazioni ne hanno maggiore bisogno.
Per il futuro si stanno quindi valutando soluzioni diverse, tra cui il ritorno agli allagamenti invernali delle risaie, che permetterebbero di utilizzare l’acqua nel periodo in cui è più disponibile, e la costruzione di bacini artificiali per conservarla. I tempi necessari per realizzare nuove infrastrutture, però, potrebbero essere molto lunghi.
Perché la siccità potrebbe far aumentare il prezzo del riso
La siccità sta creando difficoltà economiche già pesanti per il settore. Secondo la sezione locale di Confagricoltura, nella sola provincia di Pavia le perdite potrebbero superare i 100 milioni di euro, a causa della combinazione tra siccità, aumento dei costi di produzione e calo dei prezzi del riso grezzo provocato dalla concorrenza degli esportatori extra-Ue.
Il possibile effetto sui consumatori va però distinto dalla situazione attuale degli agricoltori. Una minore produzione italiana non significa automaticamente che il prezzo del riso aumenterà nei supermercati. Il mercato può infatti compensare una parte della riduzione dei raccolti attraverso le scorte o le importazioni dall’estero.
Se però la siccità dovesse determinare una riduzione significativa della quantità di riso disponibile, mentre la domanda rimanesse stabile, il prezzo della materia prima potrebbe aumentare. In quel caso le riserie potrebbero trovarsi a sostenere costi maggiori per acquistare il riso grezzo e, successivamente, trasferire una parte dell’aumento lungo la filiera.
Per i consumatori, quindi, il rischio di un riso più caro dipenderà soprattutto da quanto sarà forte il calo della produzione, dalla disponibilità di prodotto importato e dall’andamento dei prezzi del riso sui mercati internazionali.