Serena Mollicone, omicidio di Arce: chi era, chi l’ha uccisa e perché

Giorgia Bonamoneta

15/11/2021

15/11/2021 - 18:36

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Il caso dell’omicidio Mollicone sconvolse il piccolo Paese di Arce e tutta l’Italia. A distanza di venti anni ancora non ci sono prove certe di chi l’abbia uccisa e del perché. Cosa sappiamo?

Serena Mollicone, omicidio di Arce: chi era, chi l'ha uccisa e perché

Una brutta storia italiana. Quello di Serena Mollicone è un omicidio ingiusto, con diversi ipotetici assassini, i cui nomi rappresentavano l’ordine nel Paese di Arce.

Gli accusati, nel corso dei vent’anni, si sono concretizzati nei nomi di tre carabinieri: il maresciallo della caserma di Arce Franco Mottola, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano. Le accuse sono diverse per ognuno e il principale indagato è Mottola, mentre gli altri due sono coinvolti per concorso in omicidio e favoreggiamento.

Inotre Quatrale è accusato d’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, la cui testimonianza ha portato alla luce un tassello essenziale nella comprensione di quanto accaduto il primo giugno del 2001 alla giovane Mollicone.

Omicidio Serena Mollicone: cosa è successo?

In un paese di 6.000 abitanti come Arce, in provincia di Frosinone, un caso di omicidio è raro e ancora più raro è riuscire a mantenere il segreto sui fatti per vent’anni. Quanto accaduto a Serena Mollicone risale al giugno del 2001 ed è l’ennesimo omicidio di una ragazza senza ancora un colpevole dietro le sbarre.

Il primo giugno la giovane scompare e solo alcuni giorni dopo (tre per la precisione) viene ritrovata morta in un bosco. Le condizioni nelle quali viene ritrovata lo fanno sembrare un rapimento: mani e piedi legati e un sacchetto in testa. L’autopsia rivelerà che Serena è stata soffocata.

All’inizio era stato raccontato che la giovane fosse uscita di casa per una visita, ma alcuni anni dopo, grazie alle testimonianze di Santino Tuzi e del fidanzato di Serena, è emersa un’altra versione. Questa nuova strada, aperta nel 2008, ha permesso di mettere sotto osservazione speciale cinque nuovi nomi.

Omicidio Mollicone: una lunga lista di indagati, ma chi è stato?

Fin dall’inizio l’omicidio di Serena Mollicone è apparso oscuro. Molti sono stati i nomi degli indagati e ancora oggi la lista ne conta 5. I primi nomi emersi furono quelli del padre di Serena e di un carrozziere del paese. Entrambi però vennero scagionati.

La vera svolta nelle indagini è avvenuta a sette anni di distanza dall’omicidio, il 28 marzo 2008, quando il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi dichiarò di aver visto Serena nella caserma il giorno della sua scomparsa. Un passaggio fondamentale e che ha aperto nuove piste sul possibile movente dell’omicidio. A distanza di pochi giorni lo stesso Tuzi però smentisce la dichiarazione.

Quando l’11 aprile il brigadiere si toglie la vita con un colpo di pistola, le domande aumentano. Saranno le dichiarazioni del fidanzato di Serena a dare un movente. Da quanto emerso pare infatti che Serena fosse andata a denunciare uno spacciatore, Marco, figlio del maresciallo Franco Mottola.

Omicidio Serena Mollicone: cosa è accaduto nella caserma?

Un nuovo scenario, ancora più agghiacciante perché coinvolge un uomo delle Forze dell’Ordine, si apre. Serena Mollicone si sarebbe diretta in caserma per denunciare uno spacciatore, ma da questo evento nasce una lite violenta con Marco Mottola, figlio del maresciallo. La ragazza sbatte la testa (un dettaglio emerso dall’autopsia) e viene creduta morta.

A questo punto la ricostruzione prevede che il maresciallo Mottola, il figlio Marco e la moglie si siano disfatti del corpo portandolo a 8 km di distanza da Arce, in provincia di Frosinone. Nel bosco però la ragazza potrebbe aver ripreso coscienza e per questo la causa della morte accertata è stata quella per asfissia dovuta al sacchetto di plastica ritrovato sulla testa.

Caso Mollicone: chi era Santino Tuzi e cosa è emerso?

Al processo le dichiarazioni di Santino Tuzi, brigadiere dei Carabinieri, non bastano per incriminare gli accusati. Anzi, la difesa si sta concentrando proprio sul lungo periodo di silenzio di Tuzi. In aula è stata fatta ascoltare un’intercettazione telefonica tra Tuzi e la sua amante, risalente a poche ore prima del suicidio del carabiniere. L’ultima ad avere sentito la sua voce, e forse dei dettagli, è proprio l’amante Anna Maria Torriero, che nell’ultima udienza è stata ascoltata dai giudici della Corte d’Assiste del tribunale di Cassino, ma non ha aggiunto dettagli significativi.

Sembra infatti che, prima di prendere la decisione in maniera definitiva, Tuzi si sia visto e abbia parlato con la donna in maniera più confidenziale dell’accaduto. L’intercettazione vede la donna domandare a Tuzi il motivo per il quale sia stato chiamato in caserma. Alla domanda “Per la ragazza?” Tuzi rispose “sì”.

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