Sciopero in Norvegia: la fine del blocco del petrolio

Federica Agostini

10/07/2012

Sciopero in Norvegia: la fine del blocco del petrolio

Dopo sedici giorni di sciopero, il Governo della Norvegia è dovuto intervenire per costringere i lavoratori a tornare a lavoro sulle piattaforme per il petrolio e per il gas, imponendo la fine del blocco delle attività.

Se il governo non fosse intervenuto, il rischio era che le aziende di produzione chiudessero del tutto gli stabilimenti localizzati in Norvegia per spostarli altrove e l’economia del paese, rappresentata per buona parte da questo settore, ne sarebbe uscita pressoché distrutta.

Il governo rassicura, la produzione riprenderà la prossima settimana; il Ministro del Lavoro Hanne Bjurstroem ha fatto sapere: «ho dovuto prendere questa decisione per preservare uno degli interessi vitali della Nazione».
L’origine delle tensioni sono le questioni relative alla pensione e, dopo l’intervento governativo, i mercati hanno tirato un respiro di sollievo.

L’interruzione forzata

Stando al sistema legislativo norvegese, il governo può interrompere forzatamente uno sciopero e, negli anni passati, questo metodo è stato spesso adottato per proteggere la produttività del settore industriale da cui dipende buona parte dell’economia del paese.

Tuttavia, l’ultimo intervento è arrivato tardi secondo alcuni; soltanto dopo la terza settimana, dopo le «minacce» di espatrio delle aziende produttrici e poco prima delle potenziali catastrofiche conseguenze sul piano economico.

L’ultima interruzione forzata di uno sciopero in questo settore, che aveva completamente paralizzato il sistema di produzione norvegese, avvenne nel 1986, dopo tre settimane di blocco il governo intervenne per ripristinare il settore.

Nel 2004, il governo di centro destra, invece, ancor prima che lo sciopero potesse cominciare negò l’interruzione dell’attività.

Il problema delle esportazioni

Un taglio alla produzione in Norvegia -che è l’ottavo esportatore al mondo- avrebbe rappresentato una perdita giornaliera di due milioni di barili di petrolio, gas naturale liquido (NGL) e condensato.

Ma il ministro Bjurstroem ha fatto sapere che la preoccupazione principale era il taglio ai rifornimenti di gas. La Norvegia è il secondo paese per esportazione di gas condotto e, tra i maggiori acquirenti ci sono Regno Unito, Olanda, Francia e Germania.

L’interruzione delle forniture sarebbe stato per la Norvegia un episodio catastrofico, infatti il settore di gas e petrolio rappresenta ben più di un quinto dell’intera economia norvegese.

L’origine del malcontento

Il capo del Sindacato, Leif Sande ha commentato l’interruzione dello sciopero come un evento triste. In Norvegia, i lavoratori nel settore della raffineria sono quelli che vengono pagati di più e, lo sciopero durato 16 giorni è stato indetto per controbattere le misure sull’età pensionabile fissata ai 62 anni.

A questo punto, gli analisti sostengono che la Norvegia possa aver perso credibilità; uno sciopero di queste proporzioni, sostengono, non avrebbe dovuto durare per così lungo tempo. Qualcuno sostiene che la lentezza nell’intervento da parte del governo sia dovuta alle imminenti elezioni, in cui la fascia dei sindacati è una parte importante degli elettori di governo.

Quanto è costato lo sciopero

Lo sciopero ha bloccato circa il 13% della produzione di petrolio e il 4% della produzione di gas destinata all’esportazione.

La società statale Statoil farà immediatamente ripartire la produzione e, per la fine della settimana, promettono che sarà nuovamente operativa ed efficiente.

Fonte: CNBC