Saab: istanza di fallimento. Fine di un’agonia e di un marchio simbolo

Nadia Fusar Poli

19 Dicembre 2011 - 13:30

Saab: istanza di fallimento. Fine di un’agonia e di un marchio simbolo

SAAB, AUTO - La casa automobilistica svedese Saab ha deciso di presentare domanda di bancarotta. Si scrive così la parola fine sulla lunga agonia del marchio, le cui burrascose vicissitudini si susseguono dalla fine degli anni ’80, nonostante l’acquisizione da parte di General Motors vent’anni fa, e malgrado gli ultimi sforzi intrapresi, tra cui il tentativo di far rivivere il gruppo da parte dell’olandese Spyker, nel 2010.

Fondata nel 1937 con l’aiuto del governo svedese per la costruzione di aerei - Saab Aviation continua ancora oggi a costruire aerei da combattimento - l’azienda ha poi diversificato il proprio business, puntando, nel dopoguerra, sul segmento dell’automobile.
Un design audace ispirato dall’aeronautica - il primo modello, uscito nel 1949, evoca l’ala di un aeroplano - e le continue innovazioni tecniche, ne hanno a poco a poco consolidato il marchio, divenuto un emblema.

L’ampiezza industriale del gruppo, impiantato nella sua roccaforte di Trollhättan nel sud-ovest della Svezia e fornitore ufficiale del re svedese, è cresciuta notevolmente in virtù della partnership con il produttore di camion Scania, avvenuta nel 1969.

Il momento di gloria di Saab arriva però negli anni ’80: nel 1982 infatti, approfittando di una forte svalutazione della corona svedese, favorevole delle esportazioni, e del successo dei suoi modelli turbo, una tecnologia di cui è stata pioniere nel 1977, Saab riesce a conquistare l’Europa.

Le prime difficoltà finanziarie compaiono alla fine degli anni ’80. Dopo tre anni di perdite, General Motors acquista il 50% del capitale - accade nel 1990 - e prende il controllo di tutta la società, dieci anni dopo. Saab Automobile si separa da Scania e Saab Aviation, per diventare un marchio di General Motors.

Ma la situazione finanziaria della società non migliora. In quasi due decenni nel grembo del gigante americano, Saab riesce a ottenere profitti un solo anno, nel 2001, e General Motors, ugualmente in grandi difficoltà, non si interessa della vendita riservata della svedese.

Con un piede già nella fossa e la produzione interrotta, Saab sembra beneficiare di un salvataggio dell’ultimo minuto all’inizio del 2010: l’olandese Spyker, divenuta Swedish Automobile (Swan), compra per $ 400 milioni la società da General Motors.

Ma l’ambizioso piano di rilancio di Spyker, che passa per la nuova berlina 9-5 già sul mercato e una nuova berlina compatta Saab 9-3, con l’obiettivo di realizzare dei profitti a partire dal 2012, si rivela troppo ottimistico.

Saab ha venduto solo 32.000 veicoli nel 2010, contro un obiettivo ufficiale di 50.000 e 100.000 nel 2011. Dallo scorso giugno Saab è a corto di soldi, non vende più automobili, non più paga i propri fornitori e ha cessato la produzione.

Un recente tentativo di accordo dell’ ultima chance con due gruppi cinesi, il produttore Youngman e la società di distribuzione Pang Da, è fallito, dopo il rifiuto di GM di trasferire la propria tecnologia in Cina. Questo fine settimana ancora una volta, GM ha rinnovato la propria opposizione a qualsiasi accordo con un pretendente cinese. Una posizione con cui di fatto si sta decretando la morte di Saab. I suoi 3.700 dipendenti stanno ancora aspettando il loro salario di novembre.

Il marchio Saab, potrebbe sopravvivere nel comparto aerospaziale con Saab AB, una società indipendente che costruisce, tra gli altri, gli aerei caccia Gripen, di cui 22 modelli sono stati recentemente venduti in Svizzera.

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