Quirinale: i tre motivi per i quali Berlusconi non vuole Mattarella come Presidente della Repubblica

Vittoria Patanè

30/01/2015

Sono tre i motivi (personali) che spingono Silvio Berlusconi ad opporsi alla candidatura di Sergio Mattarella. Ecco quali

Quirinale: i tre motivi per i quali Berlusconi non vuole Mattarella come Presidente della Repubblica

Se le previsioni verranno rispettate, se il PD voterà compatto, domani mattina avremo un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Classe 1941, siciliano, giudice costituzionale, 40 anni di politica alle spalle.

Contrario alla scelta, Silvio Berlusconi che, dopo la presa di posizione di Matteo Renzi, ha sancito la morte del Patto del Nazareno. Forza Italia potrebbe cambiare idea prima di domani, i siciliani appartenenti al gruppo hanno già dichiarato la propria disponibilità a votare il candidato del Partito Democratico, ma l’ex Cavaliere, al momento, sembra intenzionato a non cedere

Il leader del centrodestra ha i suoi motivi per non volere Mattarella al Quirinale. Motivi che hanno radici lontane e che possono essere definiti più personali che politici. Vediamo quali sono.

Motivo n.1: legge Mammì
Era il 1990 e il sesto governo Andreotti pose la fiducia sulla legge n.223, meglio nota come legge Mammì, in teoria una norma volta a regolare il sistema radiotelevisivo pubblico e privato, in pratica un vero e proprio via libera all’impero Fininvest

Il 27 luglio del 1990, per protestare contro la decisione dell’Esecutivo, cinque ministri della sinistra DC si dimisero dall’incarico (Mino Martinazzoli, Sergio Mattarella, Riccardo Misasi, Calogero Mannino e Carlo Fracanzani).

Mattarella, all’epoca ministro della Pubblica Istruzione, usò parole di fuoco:

«Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia, in linea di principio, inammissibile...»

Il messaggio lanciato al Governo Andreotti e allo stesso Berlusconi arrivò forte e chiaro.

Motivo n.2: PPI e PPE
Nel 1994 Mattarella si oppose alla candidatura di Buttiglione come segretario del Partito Popolare Italiano. Quest’ultimo infatti era il rappresentante più in vista di una corrente che spingeva per un’alleanza tra il PPI e il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Eletto Buttiglione e aperta la strada verso l’intesa, l’ex DC si dimise dalla direzione de «Il Popolo».

Quattro anni dopo Forza Italia aderì al Partito Popolare Europeo, il più antico gruppo europeo, nonché nel passato roccaforte dei cristiano - democratici.

In quell’occasione Sergio Mattarella disse la sua sull’ammissione del partito guidato da Berlusconi al PPE. Frasi che esemplificano perfettamente quale fosse l’opinione del candidato alla Presidenza della Repubblica su Forza Italia:

"Un incubo irrazionale....pensi alla storia, quando gli Unni e i Vandali invasero l’impero romano, che non era casa loro, provarono a fare i romani, ma essendo barbari, non ci riuscirono”

Motivo n.3: legge Gasparri
Nel 2004, dopo le numerose critiche alla legge Mammì, venne varata la legge Gasparri volta a correggere gli errori della norma del 1990, in materia di diritti radiotelevisivi.

Ancora una volta Sergio Mattarella fu molto critico e non esitò a parlare di «conflitto d’interessi».

A questo punto, non è difficile capire i motivi per i quali Silvio Berlusconi si oppone all’elezione del candidato del PD alla Presidenza della Repubblica. Un contrasto, quello tra i due, che ha radici solide e lontane. Cosa succederà domani?