Quali sono stati i peggiori investimenti del 2014? Su alcune valute perdite da capogiro

Nicola D’Antuono

19 Dicembre 2014 - 06:57

Il 2014 ha sorriso a borse e bond, ma non di certo alle valute più esotiche e a molte commodity. Spicca anche il crollo della e-money per eccellenza: il bitcoin

Quali sono stati i peggiori investimenti del 2014? Su alcune valute perdite da capogiro

I mercati finanziari moderni evidenziano oscillazioni sempre più violente e imprevedibili. Nonostante il costante aumento della volatilità e il ruolo sempre più incisivo della speculazione internazionale, i principali asset di investimento (azioni e bond) continuano a elargire interessanti profitti. Se, invece, si dà uno sguardo a tutti quegli asset che generalmente hanno un peso marginale nei portafogli degli investitori (valute, commodity e investimenti alternativi), la situazione cambia completamente e per trarre benefici significativi dal movimento dei prezzi diventa fondamentale un’accurata selezione degli strumenti più profittevoli.

Il forex è il mercato più imprevedibile, molto dipendente dalla politica monetaria delle grandi banche centrali e decisamente correlato all’andamento del ciclo economico. Investire sulle valute può essere inebriante se si è nella direzione giusta, ma trovarsi nel verso sbagliato può provocare una vera e propria catastrofe finanziaria. Il 2014 ha sorriso al dollaro americano, ma chi avesse puntato parte dei propri risparmi sulle valute esotiche - in cerca di riscatto dopo un anno deludente -avrebbe preso delle sonore sberle. Nemmeno i tassi di interesse su livelli eccezionali sono serviti finora a risollevare le sorti di alcune valute dei mercati emergenti.

Per maggiori informazioni basta chiedere ai governatori delle banche centrali di Russia e Brasile, che hanno dilapidato tesoretti da decine e decine di miliardi di dollari per difendere le proprie monete, tra l’altro con esito negativo. Il rublo russo è stato uno dei peggiori investimenti del 2014, visto che il suo valore nei confronti del biglietto verde è arrivato a diminuire fino al 135%. Non è andata molto meglio alla hrivna ucraina, che ha ceduto più del 90% a causa dello scoppio della guerra civile e per le forti tensioni geopolitiche con Mosca.

In generale hanno fatto malissimo un po’ tutte le valute esotiche: non poteva mancare il peso argentino, che ha perso il 30% da inizio anno, salvatosi dalla debalce solo grazie alle restrizioni sul movimento dei capitali introdotto da Casa Rosada. Sempre tra le valute, ma in questo caso si tratta di moneta digitale, spicca la disfatta del bitcoin che ha visto il proprio valore passare dai 1.100$ dello scorso anno ai circa 320$ attuali. Il crollo della quotazione viene additato all’inasprimento delle misure adottate dai governi per impedire l’utilizzo troppo semplice del bitcoin nelle attività illegali. Oggi il bitcoin vale meno di un terzo in due anni.

E’ andato malissimo poi l’investimento sul greggio, che ha pagato pesantemente la tensione da guerra fredda finanziaria” tra Stati Uniti e Russia. La quotazione del petrolio Wti è passata dai 107$ di giugno a quasi 50$ al barile, mettendo sotto pressione i bilanci di quei paesi che dipendono fortemente dalle entrate fiscali generate dai proventi energetici. Nell’ultimo anno il valore di un barile di greggio è diminuito del 75%, se si considera la qualità di petrolio West Texas Intermediate (ma anche la quotazione del Brent ha avuto una flessione simile).