Il dato di venerdì sul Pil preliminare del primo trimestre 2012 ha dimostrato che l’economia americana sta rallentando oltre le attese, considerando che la crescita del 2,2% a/a è stata più bassa delle stime dgli analisti (+2,6% a/a). A incidere sull’andamento della locomotiva americana è senza dubbio il piano di austerità per combattere il deficit eccessivo, ma anche i minori investimenti delle aziende per le forti incertezze sul futuro. La FED ha di recente confermato l’intenzione di mantenere i tassi vicini allo zero fino alla fine del 2014 e di non escludere nuove manovre di stimolo per la crescita, se necessarie.
Da metà aprile il dollaro americano è in grandi difficoltà contro le major currencies, in particolare contro la sterlina. Il tasso di cambio sterlina/dollaro è salito sui massimi a 7 mesi in area 1.6280 ed è ormai ad un passo dalla resistenza di 1.63. Dal supporto di 1.58 la salita è stata praticamente senza freni ed il trend rialzista promette ancora di aggiornare i recenti massimi con target 1.66. In forte calo anche dollaro/yen, passato da 84 a 80 circa nel giro di un mese: il cambio potrebbe reagire con decisione da area 79.50.
Per quanto riguarda il cambio euro/dollaro, passato da 1.30 a 1.33 circa nel giro di due settimane, la sensazione è che possa proseguire il movimento laterale tra 1.3350 e 1.30 anche nel prossimo mese. Un breakout deciso di 1.30 potrebbe avvenire solo in caso di ritorno del clima di risk off generalizzato per la crisi del debito europeo, mentre un exploit verso 1.34 – 1.35 sembra al momento un’ipotesi di non semplice realizzazione.
Restano, però, le incognite per l’economia americana. In primo luogo i fattori esterni, cioè il possible contagio dall’Europa a seguito di un eventuale tracollo di Spagna e/o Italia o a causa di forti spaccature politiche. E poi il dilemma dell’occupazione. Sebbene il tasso di disoccupazione sia sceso all’8,2% dal picco del 10%, la situazione resta poco confortante e potrebbe anche peggiorare nei prossimi 2-3 mesi. Un campanello d’allarme è arrivato dall’aumento delle richieste di sussidi e dal dato dei nonfarm payrolls in forte flessione a marzo.
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