Premio Nobel per l’Economia? Ma se non è nemmeno una scienza...

Livio Spadaro

12 Ottobre 2015 - 16:46

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Angus Deaton vince il Premio Nobel per l’Economia 2015. Ma l’economia può davvero essere considerata una scienza?

Il premio Nobel per l’economia è stato assegnato al professore scozzese Angus Deaton, per i suoi studi sui consumi, povertà e welfare. Il suo studio riguarda 3 aspetti dell’economia, ossia come valutare il benessere, quanto si risparmia e si spende e come viene diversificata la spesa dei consumatori.

Ma incalza la polemica: il premio Nobel per l’economia non è davvero un premio Nobel. Ecco perché.

Premio Nobel: come nasce?

Il premio Nobel, fu ideato dal chimico svedese Alfred Nobel inventore della dinamite e la balistite, il quale con parte del ricavato delle sue invenzioni, decise di creare un premio da assegnare alle personalità che si erano distinte nei campi di: Fisica, Medicina, Chimica, Letteratura o a chi si era distinto per aiutare la pace nel mondo. Solo nel 1968 la Banca centrale di Svezia decise di introdurre il premio anche per le scienze economiche.

Quindi, il premio ha visto la sua nascita per quelle discipline scientifiche che contemplano una fase empirica oltre che teorica.
Quindi queste discipline hanno oltre che una prova empirica che si rivela anche oggettiva, nel senso che la teoria, una volta testata la sua veridicità, diventa prova oggettiva per tutti e per sempre.

Premio Nobel: l’economia non è una scienza

Ma possiamo fare lo stesso discorso per le scienze economiche? Possiamo dire che le teorie economiche siano fonte di verità assoluta come i movimenti delle stelle o le reazioni chimiche o la creazione e la dissipazione di energia? Possiamo cioè dire che le teorie economiche ci possono dare una previsione futura e certa di ciò che stà succedendo? Sembrerebbe di no.

Un esempio ce lo può dare quanto successo nel 1998 ai signori Merton e Scholes, inventori di teorie alla base della finanza mondiale. Nel 1997, vinsero il premio Nobel per l’economia e l’anno seguente, il loro hedge fund creato nel 1994 che basava i suoi investimenti sulle teorie dei due premi Nobel, perse 4,6 miliardi di dollari in meno di 4 mesi. Questo diede prova che il mercato non si muove sempre in maniera scientifica ed esatta.

Un’altra prova che possiamo citare è quella della crisi del 2008, scaturita da un’eccessiva sicurezza negli strumenti derivati, pensando che il mercato finanziario si muova in automatico e su certissimi modelli matematici. Questa eccessiva confidenza ha portato al disastro finanziario che ancora oggi porta le sue ferite.

Oppure pensiamo al Pil: il modo in cui viene calcolato cioè la scelta dei pesi al suo interno è completamente ideologica. Lo stesso si può dire dell’inflazione, riprendendo le parole dell’economista sudcoreano Ha-Joon Chang: “non vi è niente di neutrale nel non dare un maggior peso all’esplosione dei prezzi delle case o degli stock nel mercato azionario al fine del calcolo dell’inflazione.”
L’inflazione, il Pil e le figure di crescita non sono misure obiettive o scientifiche della salute dell’economia.

Nei campi scientifici, nello studio della natura si accettano le limitazioni o le imperfezioni di essa e si calibrano le teorie e le loro prove tenendo conto di questi scostamenti, mentre quando l’uomo analizza se stesso, come nel caso dei mercati finanziari, si ha una sorta di presunzione nel pensare che il mercato agisca in un certo modo solo perché è mosso dal pensiero umano, non tenendo conto delle sue imperfezioni, dei suoi scostamenti dalla teoria e dei suoi movimenti imprevedibili.

Una soluzione per ovviare a catastrofi finanziarie, potrebbe essere proprio quella di studiare l’andamento dei mercati e dell’economia in generale tenendo conto di tutti quei fattori che vengono sottovalutati.

Questo ovviamente non farebbe dell’economia una scienza esatta, perché comunque molte delle valutazioni e dei metodi di calcolo usati, sono per lo più soggettivi o comunque non condivisi da tutti quindi di fatto l’economia rimane quello che è: una scienza inesatta.

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