Perché usare le stop-loss per investire in Bitcoin

Roberto Donzelli

29 Maggio 2021 - 18:00

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Investire in Bitcoin e in cripto in genere è molto rischioso perché i movimenti sono molto rapidi. Ma con l’uso delle stop-loss si possono migliorare i risultati.

Perché usare le stop-loss per investire in Bitcoin

Una delle maggiori novità degli ultimi dieci anni nel mondo della finanza è rappresentata sicuramente dalla nascita delle criptovalute. Si tratta di monete digitali create attraverso un sistema di codici e crittografia che operano quindi al di fuori dei normali circuiti monetari e finanziari.

Comunque, non è compito di questo articolo spiegare in dettaglio cosa sono i Bitcoin. Il fatto è che queste cripto sono diventate sempre più diffuse e ormai considerate dei veri e propri sottostanti per investire.

Ci sono moltissime criptovalute. Alcune molto diffuse, alcune del tutto marginali. La più importante, senza ombra di dubbio, è il Bitcoin.

Bitcoin, da moneta digitale a strumento di investimento.

Il Bitcoin è stata la prima criptovaluta. Nata nel 2008, è oggi senza dubbio la più nota e diffusa. Se originariamente era nata come moneta digitale da utilizzare potenzialmente anche negli scambi, oggi di fatto la comunità finanziaria è abbastanza concorde nel considerarla più una «riserva di valore». Infatti, gli scambi commerciali in Bitcoin sono ancora del tutto marginali, mentre per contro i volumi di investimenti sono cresciuti sempre di più.

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Recentemente sono persino stati lanciati degli ETF con il valore del Bitcoin come sottostante.

Se il Bitcoin sta diventando un sottostante di investimento sempre più diffuso, allora è bene conoscere le caratteristiche di base di questo sottostante, per evitare di commettere errori quando si investe.

Emissione limitata e volatilità per il Bitcoin

Le due caratteristiche principali che ci interessano sono le seguenti:

  1. L’emissione di Bitcoin è limitata,
  2. Il Bitcoin è inevitabilmente molto volatile.

Relativamente al primo elemento, il Bitcoin ha una produzione decentrata, tramite il così detto «mining». Questo fa sì che nessuna banca centrale o autorità pubblica o privata può, ad oggi, fissarne a priori il valore. Ma, soprattutto, il Bitcoin ha una produzione limitata. Una volta raggiunto questo limite la produzione non potrà andare avanti. E questo limite è noto a tutti ed è pari a 21 milioni di unità. Il volume di produzione, inoltre, decrescerà nel tempo, dimezzandosi ogni 4 anni.

Da questo punto di vista, si tratta quindi di una moneta deflazionistica. Sapendo che dollaro, euro e tutte le altre valute ufficiali tendenzialmente crescono di volume nel tempo, «tutto il resto uguale» il valore del Bitcoin aumenterà.

Il problema è proprio questo «tutto il resto uguale». Infatti, Bitcoin e valute ufficiali non sono affatto uguali. Di fatto, si tratta di una cosa talmente nuova e deregolamentata nel mondo finanziario che il risultato è una volatilità dei prezzi davvero elevata.

È sufficiente che un personaggio come Elon Musk supporti o meno il Bitcoin, che questo provoca una forte oscillazione dei prezzi da un giorno all’altro.

Non solo. La possibile regolamentazione, un’eventuale messa al bando da parte delle autorità politiche, eventuali future falle nella sicurezza, la concorrenza di altre cripto, sono tutte cose che possono fare oscillare drasticamente il prezzo verso il basso. Persino azzerarne il valore.

Per contro, la diffusione nei commerci, l’accettazione come mezzo di scambio, la diffusione di strumenti finanziari legati al Bitcoin, possono far accelerare il rialzo del prezzo. Il risultato è che la volatilità è pazzesca.

Come investire al meglio in Bitcoin?

A questo punto è il momento di tirare le somme. Considerando queste caratteristiche fondamentali del Bitcoin, cosa può fare un investitore?

La prima scelta può essere quella del cassettista. Compro Bitcoin, li metto nel cassetto, tra 5-10 anni varranno di più grazie alla maggiore diffusione e al fatto che l’emissione è limitata. È una strategia che ha il suo fondamento, anche se obiettivamente è adatta per lo più a chi mette 100 euro sperando che il valore cresca di 1.000 e più volte. Se va a zero, amen, si sono persi 100 euro.

C’è chi lo ha fatto e ha guadagnato, ma temiamo che questo periodo sia ormai finito. Il Bitcoin magari salirà e anche tanto. Ma per vederlo crescere di 1.000 volte nel giro di 3-5 anni forse è ormai tardi.

Sicuramente questa non è una strategia valida per chi ha aspettative più realistiche e ci investe qualche decina di migliaia di euro. Per questi investitori vedere oscillare il prezzo del 10-20% in un giorno non è del tutto indifferente. Occorre quindi uno strumento per gestire la volatilità.

Questo strumento sono le stop-loss, possibilmente dinamiche.

Come funziona una stop-loss dinamica? Semplice, si fissa una percentuale dall’ultimo massimo raggiunto, se il prezzo scende sotto questa percentuale si vende, se il prezzo sale si aggiorna il prezzo di stop.

Ad esempio, supponiamo che il prezzo di ingresso in un Bitcoin sia di 30.000 euro e si fissa una percentuale di stop al 25%. Se il prezzo scenderà sotto 22.500 euro, si chiuderà la posizione.
Se il giorno dopo l’acquisto il Bitcoin sale diciamo a 32.000 euro, allora si aggiornerà il prezzo di uscita. La perdita tollerabile sarà il 25% di 32.000 euro, quindi a 24.000 euro si chiuderà la posizione.

Naturalmente sul Bitcoin non possiamo usare stop troppo strette, proprio perché il prezzo è molto volatile, quindi movimenti del 5-6% giornalieri sono del tutto normali. Occorre quindi una percentuale sufficientemente ampia per permettere comunque allo strumento le necessarie oscillazioni. Il 25% riteniamo sia un buon compromesso, poi ovviamente ognuno può calibrare diversamente la percentuale di stop-loss.

L’importante, però, è che su uno strumento così volatile venga messo un limite alla perdita massima sopportabile. Perché il Bitcoin, come l’esperienza dimostra, può muoversi davvero tanto in poco tempo.

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