Terrorismo e Occidente: le ragioni di Paolo Barnard in “Perché ci odiano”

“Perché ci odiano” di Paolo Barnard, un libro che punta a comprendere le vere ragioni delle tensioni tra Occidente e resto del mondo, Medio Oriente in particolare.

Paolo Barnard è un personaggio sicuramente controverso, ma molto interessante.

Giornalista, autore di servizi molto dettagliati sulla globalizzazione per conto di Report, attivista per i diritti umani e creatore di un movimento di divulgazione delle tesi della Modern Monetary Theory in Italia (MEMMT, che poi ha abbandonato), si è reso noto anche per atti osceni compiuti per mezzo del suo sito internet personale e per i profondi dissidi avuti con tutte le persone con cui ha collaborato (Milena Gabanelli e Warren Mosler in particolare).

Ciononostante il livello della sua produzione giornalistica è sicuramente notevole, come è possibile constatare sia dal sito personale di Paolo Barnard che dai video dei servizi giornalistici svolti per conto di Report rintracciabili su Youtube.

In questa occasione, ci occuperemo in particolare di un suo libro del 2006 dal titolo “Perché ci odiano”, edito da BUR Rizzoli, e di cui è uscita nel 2015 una ristampa.

“Perché ci odiano” di Paolo Barnard

Il titolo non spiega immediatamente chi ci starebbe odiando. La didascalia di accompagno in copertina aiuta a comprendere, ma con maggiore dettaglio lo facciamo qui noi con la recensione su “Perché ci odiano” di Paolo Barnard.

Barnard volle illustrare, attraverso le sue indagini e interviste, perché nel mondo musulmano e più in generale nelle ex colonie il terrorismo riusciva a conquistare consenso attorno alle proprie azioni e a reclutare molti giovani (ed oggi persino dallo stesso Occidente).

Già da questa breve introduzione ai temi del libro possiamo capire perché esso stia oggi riscuotendo un certo interesse nonostante la prima edizione risalga a ormai 10 anni fa. Sebbene la minaccia principale si chiami oggi ISIS e non Al Qaeda, il mondo vive ancora la stessa identica tensione.

Molti dei ragionamenti svolti nel libro sono validi ancora oggi per interpretare l’attualità che stiamo vivendo, nonostante all’epoca della sua prima edizione il centro dell’attenzione fosse rivolto, come già ricordato, all’Al Qaeda di Osama Bin Laden.

L’autore ci tiene più volte a sottolineare che non è sua intenzione essere retoricamente antiamericano, ma piuttosto provare per una volta a comprendere quanto avviene senza necessariamente condannare (né giustificare) i terrorismi. Esseri umani che, spesso, non vedono altra speranza se non quella della lotta armata per risollevare la propria condizione.

E seppure sia il mondo mediorientale ad essere sotto i suoi riflettori, altri esempi da altre parti del mondo sono stati presi in considerazione da Barnard per sostenere la sua tesi di fondo.

Possiamo passare in rassegna gli scenari bellici che vengono affrontati: le due guerre del Golfo, le questioni di El Salvador e Indonesia, il conflitto israelo-palestinese (a cui Barnard ha dedicato particolare attenzione nel suo lavoro giornalistico, e due capitoli in questo libro) e la guerra in Cecenia (qui il contributo è di Giorgio Fornoni).

La versione di Barnard su ciascuna di queste vicende è raccontata con un rigore veramente impressionante: le fonti sono moltissime, sempre ben specificate e talvolta persino direttamente pubblicate sul libro dalla fonte originale (parliamo infatti, in diversi casi, di documenti desecretati provenienti da operazioni dei servizi di intelligence di USA e Regno Unito che l’autore ha personalmente rintracciato in archivi fisici, non online).

In tutti i casi la lezione che se ne trae è sempre la stessa: l’Occidente svolge un ruolo ipocrita in queste vicende perché se da una parte condanna il terrorismo dall’altra dimentica le proprie azioni dirette o indirette negli scenari di cui sopra, volte spesso e volentieri a tutelare i propri interessi.

Per esempio, ci si dimentica che dopo la prima Guerra del Golfo in Iraq a seguito delle sanzioni ONU al Paese ci fu una gravissima scarsità di medicinali, con conseguente alto aumento della mortalità infantile (una delle fonti di Barnard stima in 350.000 le morti tra bambini che si potevano evitare tra il 1991 e il 2000), e la ex Segretaria di Stato americana, Madeleine Albright, su specifica domanda rispose che tutto sommato "il prezzo ne valse la pena.

Ci dimentichiamo che dopo la seconda Guerra del Golfo l’Iraq fu saccheggiato completamente della propria sovranità rispetto all’utilizzo delle risorse del Paese (petrolio in particolare), che sotto il comando USA furono privatizzate e vendute a multinazionali senza che il popolo iracheno abbia potuto esprimersi in proposito (e oltretutto tra un mese uscirà il rapporto finale della commissione britannica che sta investigando sulla legalità dell’intervento inglese in quella guerra; Tony Blair rischia di finire sotto processo).

Ci dimenrichiamo che a El Salvador e in Indonesia (quest’ultima più volte teatro di violenti attacchi terroristici di matrice islamica)i rispettivi governi hanno potuto reprimere con assoluta e brutale violenza le opposizioni interne grazie all’appoggio, quando non sostegno diretto, anglo-americano.

Ci dimentichiamo che la vicenda israelo-palestinese (un argomento molto ostico in cui è facile ricevere persino accuse di antisemitismo se si critica Israele; proprio per questo il capitolo principale sulla questione è intitolato «Il terrore intoccabile») è immersa in una storia che data da fine Ottocento, quando fu concepito un progetto sionista per colonizzare la Palestina ed espellere la popolazione autoctona - visione di cui ancora oggi risente la politica israeliana ed appoggiata in primis dagli USA (qui Barnard si appoggia largamente del parere di intellettuali ebraici antisionisti quali Ilan Pappe).

Ci dimentichiamo che Putin ha proseguito la storica repressione russa della volontà di autodeterminazione del popolo ceceno in maniera barbara, distruggendo la capitale Grozny e rendendovi impossibile la vita, e cercando impropriamente di assimilare il terrorismo ceceno a quello islamico.

In tutti questi casi stiamo parlando di situazioni in cui le controparti (dunque i terroristi islamici, sudamericani, indonesiani e ceceni) non sono certo esenti da azioni molto violente, né è scusabile la classe politica di quei luoghi.

Barnard non intende negare questo (ed anzi un capitolo è dedicato esclusivamente alle responsabilità dei leader del mondo arabo); ma allo stesso tempo la sua tesi è che il modo in cui il mondo Occidentale nel corso dell’ultimo secolo è intervenuto con la propria politica estera in quei luoghi, non può sicuramente essere portato ad esempio di grande civiltà. E come risultato, la politica occidentale è generalmente piuttosto invisa alle popolazioni da essa interessate, e da questo odio si alimenta il terrorismo di matrice islamica.

Riflettendo su quanto detto finora, possiamo dire che il libro di Barnard offre importanti elementi per capire meglio quello che succede al mondo. Comprendere le ragioni dell’odio è sicuramente indispensabile per combatterlo, e anche per evitare di condannare l’intero mondo mediorientale e meglio confrontarsi con esso: difatti, dalle testimonianze di cittadini di quei luoghi raccolte nel libro, non è l’intera cultura occidentale ad essere odiata (spesso si dice “loro odiano la nostra libertà”), che anzi è spesso ammirata ed imitata, ma le politiche adottate dai nostri leader.

Osservando quanto ancora sono difficili i rapporti tra Occidente e resto del mondo, il punto di vista di Barnard va certamente preso in considerazione per ripensarli.

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Argomenti:

Terrorismo

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