Non si ferma la discesa dell’oro sui mercati internazionali: stamattina i prezzi hanno toccato il minimo più basso degli ultimi 4 anni e mezzo a 1.143$ l’oncia
Le continue manovre monetarie ultra-accomodanti delle grandi banche centrali, le basse aspettative di inflazione su scala globale, le attese di stretta sui tassi negli Stati Uniti e la forza del dollaro americano sono soltanto alcune delle ragioni alla base del crollo dell’oro. A queste vanno aggiunte anche motivazioni di carattere fondamentale, in primis la debolezza della domanda proveniente dai grandi consumatori asiatici, e di matrice tecnica (su tutte la recente perdita del livello chiave di supporto di lungo periodo di 1.180$ l’oncia).
Questo mix di variabili tecnico-fondamentali sfavorevoli sta decretando un costante calo delle quotazioni dell’oro sui mercati internazionali, tanto che stamattina il metallo prezioso registra una flessione del 2%. Il lingotto ha toccato un bottom intraday a 1.143$ l’oncia, il livello più basso da fine aprile 2010. La speculazione ribassista sta infierendo sull’ormai ex bene rifugio, trascinando verso il basso anche altri metalli preziosi. Infatti l’argento è crollato fino a 15,18$ l’oncia, toccando il minimo più basso da febbraio 2010.
Oggi il silver sta sperimentando una flessione del 5%, ma dai top annuali di 22,18$ (toccati a fine febbraio scorso) la perdita complessiva raggiunge il 45%. Il metallo grigio ha una forte correlazione positiva con l’oro, ma anche una volatilità maggiore che provoca escursioni di prezzo molto più violente rispetto a quelle del metallo prezioso. Sono in calo anche il platino e il palladio: il primo è sceso a 1.195$, mentre il secondo ha toccato un bottom intraday a 755$ l’oncia.
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