Le quotazioni dell’oro continuano a restare sotto stress dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha annunciato di non voler avviare un nuovo programma di allentamento quantitativo (quantitative easing). L’economia americana, rispetto a quella europea, mostra segnali di crescita piuttosto incoraggianti da diverso tempo, sebbene l’elevata disoccupazione resti un problema difficile da risolvere nel breve termine. Bernanke ha anche rimarcato il miglioramento nel settore bancario e immobiliare.
Così non serve più inondare i mercati con ulteriore liquidità. Una mossa che ha rafforzato velocemente il dollaro americano e fatto crollare i metalli preziosi, unica vera alternativa alle “fiat currency” (cioè le monete a corso forzoso, manipolabili e stampabili a piacimento dalle banche centrali). L’oro è letteralmente precipitato da 1790.5$, raggiungendo un minimo a un mese a 1688$ l’oncia. Un crollo davvero inaspettato, che è stato così brusco per le veloci dismissioni di molti hedge funds che da tempo avevano posizioni net long sul gold.
Stamattina è avvenuto un rimbalzo tecnico fino in area 1725$ l’oncia, ma i venditori sono presto tornati alla carica riportando le quotazioni poco sopra 1700$ l’oncia. In caso di discesa sotto 1700$, è probabile un nuovo test dei minimi di ieri con la possibilità di un approfondimento ribassista fino al prossimo supporto di 1680$. Tuttavia, considerando il nuovo quadro tecnico del gold, si può ipotizzare un calo maggiore nei prossimi giorni anche fino a 1650$ l’oncia.
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