Oro: dal picco al crollo. Cosa succede e perché?

Federica Agostini

21 Maggio 2013 - 10:11

Oro: dal picco al crollo. Cosa succede e perché?

Niente, più dell’oro, è in grado di polarizzare l’opinione degli investitori. Il recente calo dei prezzi del metallo prezioso ha spaccato in due il dibattito; c’è chi è convinto che l’oro sia sopravvalutato e che presto subirà un crollo notevole e chi, al contrario, è convinto che sia solo questione di tempo prima che il metallo torni a salire e ad essere apprezzato come unico antidoto a qualsiasi malanno dell’economia.

Per quanto il dibattito sia interessante, sottovaluta una dinamica che è invece occorsa e che ha modificato il sistema dei mercati occidentali, da troppo tempo operativi con prezzi artificiali, scrive sul Financial Times Mohamed El-Erian, manager Pimco.

Oro: cosa succede? Perché?

La storia attorno alle vicende dell’oro è piuttosto nota. In un ecosistema sempre più fluido, dove le banche centrali gonfiano aggressivamente i propri bilanci, gli investitori si sono rivolti all’oro come mezzo di protezione contro rischi ben noti (come l’inflazione) e contro il nervosismo destato da eventualità prima impensabili: la distruzione di un sistema economico.

L’aumento dei prezzi ha portato a prezzi crescenti che si discostano significativamente dai fondamentali sottostanti: domanda e offerta fisica.

Successivamente, il vero catalizzatore per il violento calo dei prezzi dell’oro è stata la notizia che Cipro avrebbe dovuto vendere le proprie riserve auree ai partner Europei. La vendita avrebbe riguardato una riserva piuttosto piccola (il valore stimato era di 1 miliardo di dollari), ma ha richiamato l’attenzione degli investitori sulla possibilità che lo stesso potesse accadere in altri paesi (specialmente l’Italia, le cui riserve si aggirano attorno ai 130 miliardi di dollari).

Questo cambio di prospettiva è stato sufficiente a spingere i prezzi dell’oro al ribasso del 15% in meno di una settimana e, da allora, il metallo prezioso lotta per ristabilirsi sul mercato (attualmente è scambiato attorno a 1.385 dollari per oncia troy).

Volendo fare un paragone con la borsa, possiamo dire che quello che sta accadendo all’oro è una dinamica simile a quanto è successo in passato ad Apple, per esempio.

Dopo aver raggiunto i 700 dollari, le azioni Apple hanno iniziato a scendere, passando sotto i 400$. Oggi, un’azione Apple vale 440$. Perché? Attratti dal «enchantment» (l’incanto) del brand, gli investitori hanno inavvertitamente smesso di valutare la furiosa corsa dei competitors verso Apple.

Anche se l’esempio di Apple generalizza la questione, ha in comune una dinamica con le vicende dell’oro: gli investitori hanno «mancato il bersaglio» in entrambi i casi.

È colpa degli investitori o delle banche?

La causa di questo «errore di valutazione», scrive El-Erian, è da ricercarsi nell’operato delle «banche centrali che perseguendo maggiore crescita e creazione di posti di lavoro, hanno scavato un considerevole divario tra mercati finanziari e fondamentali economici.»

Queste azioni di acquisto da parte delle banche centrali hanno avuto diversi effetti: da una parte hanno spinto gli investitori ad un portfolio più rischioso e, dall’altra, hanno represso la volatilità del mercato, diminuito le correlazioni e danno un senso illusorio di stabilità.

Il contesto reale, però, è un ecosistema complicato, caratterizzato da inusuali dinamiche nazionali e regolamentazioni in cambiamento, da considerevoli rischi di coda e da un diffuso bisogno di crescita, lavoro e innovazione. In altre parole, il contesto reale non fa altro che accentuare, piuttosto che contenere, i preoccupanti squilibri che lo caratterizzano.

Conclude El-Erian:

In sostanza, oggi l’economia globale è nel bel mezzo del proprio stabile squilibrio. I mercati hanno superato i fondamentali con l’aspettativa che le banche centrali occidentali possano, grazie anche ad un sistema politico più funzionale, portare ad una crescita economica maggiore. Ma se questo approccio fallisse, gli investitori avrebbero ben altre preoccupazioni rispetto al valore intrinseco dell’oro. Mohamed El-Erian, Financial Times, 20 maggio 2013

Fonte: Financial Times