OCSE: allarme recessione 2012

Nadia Fusar Poli

28 Novembre 2011 - 11:00

OCSE: allarme recessione 2012

OCSE, RECESSIONE - La crescita globale dovrebbe rallentare ulteriormente nel 2012, assestandosi al 3,4% e la zona euro, in particolare Germania, Francia e Italia, sembra essere entrata in una «lieve recessione». Queste le stime dell’OCSE.

L’economia dei paesi sviluppati, così come quella degli emergenti, sta rallentando, l’area euro sembra essere in una lieve recessione, mentre la crisi del debito, diventata altresì politica, si sta diffondendo. In particolare, sottolinea l’OCSE, le banche centrali dovrebbero impegnarsi in politiche monetarie più accomodanti. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che pubblica oggi, Lunedì, le sue prospettiva semestrali, ora si aspetta una crescita globale del 3,8% quest’anno e del 3,4% nel 2012 contro il 4,2% e il 4,6% rispettivamente, delle proiezioni di maggio.

L’OCSE individua una serie di rischi e squilibri che potrebbero far deragliare l’economia. «Le preoccupazioni circa la sostenibilità del debito sovrano nell’area euro si diffondono. Il recente contagio (della crisi) a paesi prima percepiti come beneficianti di finanze pubbliche relativamente solide potrebbe, se lasciato irrisolto, degenerare clamorosamente», scrive Pier Carlo Padoan, capo economista dell’organizzazione. «La disoccupazione resta elevata in molti paesi dell’OCSE e, aspetto particolarmente preoccupante, la disoccupazione di lunga durata si sta diffondendo», aggiunge. Il tasso di disoccupazione dei paesi OCSE è stimato pari all’8% nel 2011, all’8,1% nel 2012 e al 7,9% nel 2013.

«Le prospettive economiche deboli, insieme a una bassa inflazione e ai rischi al ribasso nella zona OCSE, esortano l’adozione di politiche fortemente accomodanti. Le banche centrali dovrebbero fornire ampia liquidità per calmare le tensioni dei mercati finanziari», dice il documento. «In alcuni paesi, in seno ai quali è già stata adottata una stretta monetaria, i tassi di interesse devono essere abbassati», continua l’OCSE. «I tassi dovrebbe essere vicini a zero nella maggior parte dei paesi (dell’organizzazione) e accompagnati da un ulteriore sostegno di misure non convenzionali», chiara allusione al quantitative easing già praticato dalla Federal Reserve e, in misura minore dalla Banca d’Inghilterra, ma a cui ancora si oppone la Banca centrale europea (BCE).

In un’intervista con Reuters, Pier Carlo Padoan ha sottolineato che, mentre la crisi del debito ha già bussato alle porte della Germania, «il solo (attore) in grado di fermare (il contagio) in un futuro immediato è la BCE».

I Paesi emergenti, locomotiva dell’economia mondiale negli ultimi anni sono a rischio e i loro tassi di crescita sono inferiori a sei mesi fa. «Le condizioni finanziarie di questi paesi diventano meno favorevoli alla crescita. I differenziali dei rendimenti obbligazionari sono più alti, i prezzi delle azioni sono precipitati e la crescita del credito è rallentata, compresa quella della Cina», continua l’OCSE , che aggiunge che un calo del commercio mondiale penalizzerebbe in primo luogo Pechino. Il commercio mondiale è previsto in aumento del 6,7% nel 2011 e del 4,8% nel 2012, lontano dal 12,6% del 2010.

La mancanza di un accordo negli Stati Uniti, sui modi per ridurre il deficit e controllare la spesa, potrebbe far precipitare la prima economia del mondo in una recessione, difficile da assorbire con gli strumenti tradizionali della politica monetaria.

L’unica buona notizia potrebbe arrivare dal Giappone, dove lo tsunami di marzo ha fatto crollare la crescita quest’anno, ma per il quale l’OCSE prevede un acclerazione del prodotto interno lordo (PIL), stimato al 2% per l’anno prossimo, dopo un timido 0,2% nel 2011.