Le condizioni dell’eurozona sono state il tema dominante del G20 di Los Cabos. Il presidente della Commissione Europea José Barroso ha difeso la Comunità: «stiamo facendo tutto il possibile», ma non tutti sembravano essere d’accordo.
Il Cancelliere tedesco Angela Merkel figura emblematica della crisi dell’euro è stata la prima a prendere parola al summit messicano, subito dopo il discorso di Felipe Calderon, attuale Presidente del Messico.
Il suo discorso non dev’essere suonato come una novità alla riunione degli uomini di stato, la Cancelliera ha elencato le misure prese dall’Europa negli scorsi anni per mettere la moneta unica al sicuro dalla crisi.
Il discorso della Merkel era mirato a sgombrare il campo dall’accusa mossa agli Europei che, a causa di una pessimo management della crisi, avrebbero danneggiato l’intera economia mondiale.
Purtroppo, tutto questo sembra non essere sufficiente. Da due anni a questa parte le testate giornalistiche escono regolarmente con pezzi sulla crisi e, alla fine di questo tunnel, non si scorge ancora luce. Non a caso, la copertina di lunedì del «Newsweek» mostra una moneta da 1 euro deteriorata e circondata dall’amletico quesito «Kaput? Fini? Finito? The end?».
Crisi dell’Euro, crisi mondiale: gli aiuti dalle nazioni BRICS
Alloggiati in un lussuoso resindence all-inclusive situato nel deserto della Baja California, circondati da alberi di palma, piscine e campi da golf; i leader europei convengono che non ci sia alcun modo per sottrarsi alla nuova pressione fiscale in arrivo. La crisi della moneta unica non è più soltanto un problema dell’Euopa, ma riguarda tutto il mondo.
Christine Lagarde, capo del Fondo Monetario Internzionale, conferma tale posizione: i bilanci dei più importanti paesi in via di sviluppo sostengono a loro spese gli sforzi del FMI per combattere la crisi finanziaria globale.
Le economie delle nazioni BRICS (Brasile, Russica, India, Sud Africa) contribuiranno mettendo a disposizione un credito che il FMI potrà usare in caso di esaurimento dei fondi di emergenza.
Benché i membri dell’euro zona siano pienamente consapevoli di come la crisi interessi il mondo intero, a quanto pare stanno diventando allergici ai ragguagli che provengono dall’estero. Quando un giornalista gli ha chiesto in che modo l’America dovrebbe sentirsi responsabile dei problemi che riguardano l’Europa, il presidente Barroso ha risposto: «Non siamo venuti qui per ricevere lezioni sulla democrazia o su come gestire l’economia...ad ogni modo, la crisi non si è originata in Europa, ma nel Nord America ed ha contaminato buona parte del nostro settore finanziario».
Ci si aspettava che il mood di questo summit fosse diverso da quello dello scorso G20 a Cannes, quando l’Europa si è trovata a bisticciare con il resto del mondo riguardo a cosa fosse necessario fare per salvare l’euro dalla crisi. Questa volta ci si aspettava un clima più armonioso ma, evidentemente, i contrasti riemergono non appena si scende un po’ al di sotto della superficie.
Dal G20 al summit europeo, dalle parole ai fatti
Anche prima dell’incontro ufficiale, Barack Obama e Angela Merkel si sono incontrati per giungere ad un compromesso sulle loro divergenze. Obama è uno dei maggiori critici dell’operato della Cancelliera, certamente perché la crisi dell’euro ha influenze negative sul dollaro - e, per conseguenza, anche sulle prossime elezioni. Tuttavia, Obama si è detto soddisfatto dell’incontro, mentre la Merkel si è mostrata più disposta a discutere eventuali misure per la crescita.
Al summit europeo previsto per la fine del mese, i leader europei dovranno giungere ad un accordo e stabilire un patto per la crescita, ma dovranno anche muoversi nella direzione dell’unione bancaria, come stabilito durante il G20.
Sicuramente nei prossimi giorni ci saranno molte trattative riguardo all’aspetto che l’unione bancaria dovrebbe assumere, tuttavia questa volta si tratta di questioni sancite per iscritto dalla communiqué del G20.
Le preoccupazioni riguardo alla Grecia vanno placandosi e tutti i presenti al summit hanno espresso la speranza che Antonis Samaras, vincitore delle elezioni, sia in grado di costituire un nuovo governo stabile ed in linea con le politiche europee.
Ma...
- La crisi continuerà ad infiammarsi sulla base del nuovo rapporto sulla Grecia da parte della Troika (BCE, FMI, Commissione EU),
- durante il periodo di campagna elettorale il Governo Greco ha interrotto le riforme e, a questo punto, sembra inevitabile un ulteriore ritardo nel raggiungere i target per l’austerity.
Ma questo i leader già lo sanno.
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: International Spiegel