Golf GTI, nascita di un mito

Tre lettere, una sigla, acronimo di Gran Turismo Iniezione, sinonimo universale, nel mondo dell’auto, di divertimento, di piacere della guida. Tre lettere che hanno conquistato generazioni diverse di automobilisti da quando, nell’estate del 1976, la GTI arrivò nelle concessionarie dando vita ad una categoria di vetture, le hot hatch, fino ad allora mai esistita.

La ricetta era semplice ed efficace: compatta, leggera, a trazione anteriore, aveva un motore a iniezione brillante, sviluppato assieme ad Audi e un assetto adeguato. Grazie all’impiego di componenti affidabili e comuni alle altre Golf il prezzo era abbordabile, permettendo così a molti di potersi divertire con un auto sportiva e pratica nello stesso tempo, con cui poter andare a fare la spesa o un giro in pista con gli amici nel fine settimana. Fu la democratizzazione della guida dinamica e un successo commerciale che nessuno, neanche in Volkswagen, si sarebbe immaginato. I 5000 modelli previsti inizialmente per la prima serie divennero 461.690 e quella che era stata un’automobile sviluppata da un piccolo gruppo di uomini Volkswagen, al di fuori dell’orario di lavoro, è diventata un “cult” che, alla fine del 2019, ha visto una produzione di 2,3 milioni di esemplari di GTI.

Tecnologica e connessa, ma lo spirito è quello di sempre

Oggi, con l’ottava generazione, la Golf GTI è una sportiva high-tech, connessa alla rete, ma che ha conservato lo stesso DNA che le è stato tramandato dalla prima serie, così come alcuni dettagli inconfondibili. La linea rossa nella calandra, che si estende lungo tutto il frontale, accompagnata da un elemento a led. Led che sono stati impiegati anche per i nuovi fendinebbia, opzionali e disposti a formare una X, integrati nella griglia della presa d’aria anteriore, con design a nido d’ape tipico di questa versione della Golf.

Basata sul pianale modulare MQB, la linea della Golf 8 ha fatto discutere molto gli appassionati del modello, dividendoli tra chi apprezza l’ultima nata e chi le preferisce il modello precedente. Più bassa e slanciata (l’assetto è ribassato di 15 mm rispetto alle altre Golf), ha un look sportivo, ma discreto, non estremo. L’aerodinamica è stata migliorata rispetto alla Golf 7, a cominciare dal disegno curato degli specchi retrovisori, per arrivare allo spoiler posteriore sul tetto e alle minigonne laterali sotto porta. Anche la protezione che copre interamente il sottoscocca contribuisce a migliorare il coefficiente di aerodinamica che scende così da 0,3 a 0,275. Per questa nuova versione della Golf “cattiva” sono stati disegnati dei nuovi cerchi in lega, di serie, da 17’’ pollici (opzionali da 18’’ e 19’’). Irrinunciabile poi la coppia di terminali dello scarico, posizionata ai lati del diffusore posteriore.

Come per la carrozzeria, anche internamente, nell’abitacolo, non mancano richiami al passato. Il tessuto quadrettato dei sedili sportivi, con poggiatesta integrato, risale agli albori della stirpe GTI, ideato da Gunhild Liljequist, prima donna a lavorare nel Design Volkswagen fin dagli anni 60, la stessa che propose di utilizzare una pallina da golf come pomello per la leva del cambio quando questo era ancora manuale.

Aprendo le porte, la strumentazione Digital Cockpit da 10,25” si accende fondendosi con il sistema d’infotainment Discover Pro (che include il Natural Voice Control, Gesture Control, riconoscimento della segnaletica, visualizzazione delle mappe in 3D, le funzioni online dell’applicazione We Connect Volkswagen) e creando un’unica architettura interamente digitale che a Wolfsburg hanno battezzato Innovision Cockpit. Per una posizione di guida più congeniale possibile alle caratteristiche del guidatore, il volante sportivo multifunzione è regolabile in altezza. E dal volante si può attivare la funzione “Travel Assist” (optional a richiesta) che consente di viaggiare in modalità assistita fino a 210 km/h.

Guida ai vertici con il Vehicle Dynamics Manager

Sotto il cofano della nuova Golf GTI trova posto un 2.0 litri turbo TSI a iniezione diretta, evoluzione del motore in dote alla versione Performance del modello precedente, capace di erogare fino a 245 Cv, con una coppia massima di 370 Nm. Abbinato al 4 cilindri c’è un cambio automatico a doppia frizione DSG a 7 rapporti, ma non è del tutto esclusa una versione manuale a 6 marce per la felicità dei puristi della guida. Volkswagen dichiara una velocità massima limitata elettronicamente di 250 km/h e un’accelerazione 0-100 Km/h intorno ai 6 secondi.

E perché la GTI è da sempre sinonimo di sportività, sull’ultima nata è stato introdotto un sistema di regolazione personalizzata della dinamica, il Vehicle Dynamics Manager, che gestisce tutte le funzioni elettromeccaniche relative al telaio, coordinandole fra loro. Il bloccaggio dei differenziali elettronici, quello trasversale XDS e quello anteriore, con la regolazione adattiva dell’assetto DCC (a richiesta con supplemento di prezzo). L’adozione di questo insieme di tecnologie, unito ad una nuova taratura dei bracci trasversali di entrambi gli assi, anteriore e posteriore, permette alla Golf di essere estremamente precisa nella guida, migliorando la trazione ed eliminando il sottosterzo nella percorrenza delle curve. Sempre in un’ottica di miglioramento della dinamica di marcia, i tecnici tedeschi hanno sviluppato uno sterzo progressivo, ovvero con una dentatura della cremagliera e del pignone che variano durante la corsa dello sterzo stesso. Nella pratica, il guidatore potrà godere di una maggiore agilità in fase di manovra, senza essere costretto a dover spostare troppo le mani sul volante.

In vendita in autunno ad un prezzo di listino che dovrebbe essere in linea con quello della precedente generazione (poco meno di 40.000 euro), la nuova Golf GTI sarà equipaggiata con il Lane Assist per il mantenimento della corsia, il Front Assist (riconoscimento dei pedoni) che avvisa il conducente di una situazione di pericolo attivando la frenata automatica di emergenza e come anche le altre Golf meno potenti, avrà il nuovo sistema di comunicazione Car2X, basato tecnologia WLANp/ITS-G5, che garantisce in un raggio di qualche centinaio di metri, lo scambio di dati sulla posizione dei veicoli connessi. Le auto dotate di questo dispositivo possono così trasmettere tra loro dei segnali, come nel caso in cui sussista un rischio per la sicurezza (un rallentamento improvviso).