Nucleare in Italia, il governo accelera. Quando arriverà e cosa cambierà per le bollette

Emanuela Ceccarelli

29 Agosto 2026 - 12:31

Il governo vuole definire entro il 2026 le regole per il ritorno dell’atomo. La produzione potrebbe partire dalla metà degli anni 2030.

Nucleare in Italia, il governo accelera. Quando arriverà e cosa cambierà per le bollette

Il Governo italiano sembra pronto ad accelerare la corsa al nucleare. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica punta infatti a presentare entro la fine del 2026 i decreti legislativi necessari per riportare la produzione di energia atomica nel Paese.

Ciò non significa che le prime centrali saranno attive a stretto giro. L’obiettivo indicato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin guarda alla metà del prossimo decennio, mentre prima sarà necessario completare un iter che coinvolgerà anche le Regioni. Il ritorno al nucleare, quindi, è ancora lontano, ma le decisioni prese nei prossimi mesi potrebbero avere notevoli effetti sul futuro dell’energia in Italia e, in prospettiva, sulle bollette della luce.

Nucleare in Italia, quali sono gli obiettivi del governo entro il 2026?

Il primo passo da compiere riguarda la definizione delle regole per il ritorno dell’energia nucleare. In particolar modo, Pichetto Fratin ha indicato la fine del 2026 come termine entro il quale presentare i decreti legislativi relativi agli aspetti fondamentali del programma. Attualmente, infatti, l’Italia non dispone di un sistema normativo completo pensato per accompagnare la realizzazione di nuovi impianti nucleari.

I decreti dovranno quindi intervenire sui diversi aspetti necessari per rendere possibile il programma, inserendolo all’interno della legislazione italiana. Una volta presentati i decreti, prima di poter costruire nuovi impianti, sarà necessario il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni. Di conseguenza, le tempistiche potrebbero essere più lunghe rispetto alla semplice approvazione di un provvedimento del governo.

Quando potrebbe tornare il nucleare in Italia

L’obiettivo del Governo è quello di arrivare al ritorno della produzione nucleare nella seconda metà degli anni 2030, ma questo non equivale a dire che entro quella data sarà necessariamente disponibile una determinata quantità di energia.

Il nucleare richiede infrastrutture complesse, elevati livelli di sicurezza e ingenti investimenti. Anche la scelta delle tecnologie e dei siti dovrà essere inserita all’interno del quadro che verrà definito nei prossimi anni. Per queste ragioni, nel breve periodo, il ritorno dell’atomo non cambierà direttamente il prezzo dell’elettricità pagato dalle famiglie. Gli eventuali effetti sulle bollette appartengono soprattutto a una fase successiva, quando la nuova capacità di produzione sarà effettivamente disponibile.

Nel frattempo, il sistema elettrico italiano continuerà a dipendere dal mix attuale di fonti, nel quale convivono rinnovabili e impianti termoelettrici, con il gas che mantiene un ruolo rilevante nella produzione elettrica.

Perché il governo punta sul nucleare?

La spinta verso l’atomo è collegata anche alla crescita prevista della domanda di elettricità. Stando alla stima citata da Pichetto Fratin, nei prossimi 15 anni i consumi potrebbero aumentare del 50%. La trasformazione del sistema energetico sta infatti trasferendo una parte crescente dei consumi verso l’elettricità, come nel caso della mobilità elettrica, ma anche delle pompe di calore utilizzate per il riscaldamento degli edifici.

A questi consumi si aggiunge l’espansione dei data center, infrastrutture che necessitano di grandi quantità di energia per funzionare. Se la domanda aumenta rapidamente, diventa necessario incrementare anche la capacità produttiva. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la quantità di energia disponibile, ma anche la capacità del sistema di garantire elettricità in modo stabile e continuativo.

Proprio per questo motivo, il nucleare si potrebbe rivelare particolarmente utile nei prossimi anni. Una centrale nucleare può produrre elettricità in modo continuativo e, durante il funzionamento, non produce emissioni dirette di CO2 paragonabili a quelle degli impianti alimentati da combustibili fossili.

Nucleare e bollette, l’elettricità costerà meno?

L’effetto del nucleare sulle bollette dell’elettricità non sarà automatico. Il prezzo finale della luce dipende infatti da numerosi fattori e non coincide semplicemente con il costo di produzione di una singola fonte.

L’eventuale vantaggio per i consumatori potrebbe emergere solo in una seconda fase, se la maggiore disponibilità di produzione elettrica nazionale contribuisse a ridurre l’esposizione del sistema ai prezzi delle fonti fossili importate e a rendere più stabile l’offerta di energia.

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