Il Movimento 5 Stelle e le poltrone: ecco tutti i riciclati pentastellati inseriti nel governo

L’Espresso ha scovato alcuni non eletti dei 5 Stelle che comunque hanno trovato una sistemazione nel governo: scelte legittime ma che aumentano i costi.

Il Movimento 5 Stelle e le poltrone: ecco tutti i riciclati pentastellati inseriti nel governo

Il caso che ha fatto più rumore è quello di Dino Giarrusso, uno dei candidati vip del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni, che dopo non essere stato eletto nel suo collegio uninominale di Roma ha trovato posto al MIUR come segretario particolare del sottosegretario Lorenzo Fioramonti.

Ma come fatto notare da un’inchiesta del settimanale L’Espresso, è molto più corposo l’elenco dei non eletti tra le fila dei 5 Stelle che comunque hanno poi trovato posto tra le fila del governo: scelte legittime ma che fanno aumentare i costi.

I “piazzati” del Movimento 5 Stelle

Anche se si è auto nominato “del cambiamento”, certe vecchie abitudini sono dure da superare anche per l’attuale governo. Con la nascita della maggioranza carioca a sostegno dell’esecutivo Conte, tante infatti erano la caselle da dover riempire tra i vari incarichi ministeriali.

Ecco dunque che L’Espresso ha fatto notare come diversi aspiranti deputati e senatori del Movimento 5 Stelle, dopo una bocciatura alle urne hanno comunque trovato posto, con tanto di lauti compensi, nel governo giallo-verde.

Quando a Dino Giarrusso è stato affidato l’incarico di presiedere il neonato osservatorio sulla regolarità dei concorsi universitari all’interno del Ministero dell’Istruzione, subito si scatenarono numerose polemiche.

Alla fine l’ex giornalista salito alla ribalta con la trasmissione Le Iene e che non è riuscito a essere eletto alle ultime elezioni, adesso ricopre il più semplice ruolo di segretario particolare di Lorenzo Fioramonti, sottosegretario pentastellato al MIUR.

Tra gli altri casi citati dal settimanale c’è poi quello di Giorgio Sorial, ex deputato non eletto a Brescia, che ora con uno stipendio annuo di 110.000 euro ricopre il ruolo di Vice capo di gabinetto al MISE, nonostante che il ministro Di Maio avesse già due collaboratori a svolgere quell’incarico.

L’ex senatore Bruno Marton invece non è riuscito a essere riconfermato a Sesto San Giovanni, nel milanese. Ora però è segretario particolare del sottosegretario con delega all’Editoria Vito Crimi.

Michele Dell’Orco che nella scorsa legislatura è stato un deputato, non è però passato nel plurinominale di Modena e Ferrara. Adesso comunque è sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture con stipendio da 114.000 euro lordi annui.

Non si è potuto candidare nuovamente invece Luigi Gaetti visto che aveva esaurito i due mandati parlamentari come da regolamento 5 Stelle. Non essendo un incarico elettivo, ora è sottosegretario al Ministero dell’Interno con delega all’Antimafia.

Altro sottosegretario è poi Vincenzo Zoccano che, dopo non essere stato eletto nel collegio di Trieste al suo primo tentativo, adesso è al Ministero per la Famiglia e la Disabilità.

I costi

Senza dubbio il Movimento 5 Stelle ha il diritto di scegliere chi reputa più opportuno a ricoprire determinate cariche. Soprattutto per segretari e collaboratori si cerca sempre di avere al proprio fianco persone di cui si ha grande fiducia e stima.

Quindi non c’è nulla di immorale oppure di illecito nel piazzare alcuni non eletti oppure ex parlamentari nelle varie poltrone. Del resto è una pratica che si è sempre fatta verso la quale anche i pentastellati non si sono tirati indietro.

Per quanto riguarda i sottosegretari però ci sarebbe un appunto da fare per quanto riguarda i costi. Per legge il loro stipendio annuo è di 114.000 euro lordi, come quello previsto per il Presidente del Consiglio.

Se però a essere nominato sottosegretario è un parlamentare eletto, questo non riceve il doppio stipendio ma solo quello da deputato o senatore in quanto è vietato il cumulo dei compensi.

Scegliendo tre non eletti quando ci sono a disposizione oltre 300 parlamentari, in pratica il Movimento 5 Stelle ha appesantito le spese dello Stato di quasi 350.000 euro. Niente di illegittimo ma chi da sempre si batte per un taglio dei costi della politica, magari poteva avere una maggiore accortezza a riguardo.

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