Moody’s, Fiat: bocciatura per la casa di Torino. Declassata con outlook negativo

Nadia Fusar Poli

21 Settembre 2011 - 15:39

Moody’s, Fiat: bocciatura per la casa di Torino. Declassata con outlook negativo

MOODY’S, FIAT - . L’agenza taglia il rating del debito della casa di Torino declassandolo a Ba2 da Ba1 con outlook negativo. Conseguentemente sono stati tagliati anche i ratings del debito delle filiali Fiat Finance&Trade, Fiat Finance North America (a Ba3 da Ba1) e quello provvisorio di Fiat Finance Canada (a Ba3 da Ba1). La decisione di Moody’s giunge dopo la revisione sul debito Fiat avviata lo scorso 26 aprile contestualmente all’aumento della quota azionaria del Lingotto in Chrysler, portata al 46%. La lente di Moody’s avrebbe messo a fuoco la potenziale esposizione di Fiat nei confronti di Chrysler, considerata meno affidabile dal punto di vista creditizio.

“L’azione di oggi sul rating riflette l’idea di Moody’s che l’affidabilità creditizia di Fiat e di Chrysler saranno sempre più allineate in futuro a mano a mano che le strategie e le operazioni dei due gruppi diventeranno progressivamente più interconnesse”. Questa il motivo che ha portato al downgrade del gruppo torinese, dichiarato dal vice presidente senior di Moody’s e capo analista per Fiat, Falk Frey.
«I due gruppi potrebbero dover sostenersi l’un l’altro in caso di difficoltà finanziarie», anche se Fiat non garantisce il debito della casa americana e la gestione finanziaria rimane separata.

L’agenzia spiega che il giudizio Ba2 riflette anche «il rischio del business di Fiat, concentrato su un settore altamente ciclico come quello automobilistico» e «il tasso di rinnovo dei modelli relativamente basso rispetto ai concorrenti diretti. Questo riduce la sua posizione competitiva». Il rating Ba2, prosegue Moody’s, tiene in considerazione un aumento sostanziale del Capex (aumento della spesa per investimenti) quest’anno oltre i livelli del 2010, come conseguenza del lancio di nuovi modelli. Il gruppo torinese potrà essere più vulnerabile di fronte «a una pressione competitiva crescente derivante da una domanda più debole, a un pressione sui prezzi in aumento e di una sovracapacità produttiva in crescita in Brasile, il suo mercato più redditizio».

Per quanto riguarda l’outlook negativo, questo è legato ai rischi dell’ integrazione organizzativa e operativa con Chrysler, ma se questa andrà a buon fine le prospettive potranno stabilizzarsi. Lo stesso accadrà se Chrysler riuscirà a migliorare il suo rating.