2006-2012, sei anni e un nuovo scandalo monta sul mondo del pallone: Calciopoli prima e Calcioscommesse ora, alla vigilia di un Mondiale (nel 2006) e di un Europeo (oggi), gettano ancora fango sul calcio italiano. E anche la politica dice la sua.
La proposta shock di Mario Monti
«Le notizie di questi giorni sullo stato del mondo del calcio», ha detto Mario Monti «provocano una profonda tristezza e sembrano far emergere uno scenario che fa rabbrividire. In questi ultimi anni abbiamo visto tanti fenomeni indegni: abbiamo assistito di recente a un invisibile ricatto pieno di omertà, con giocatori che a Genova si sono inginocchiati di fronte a chissà quali minacce da parte di poteri occulti. Inoltre trovo inammissibile che siano stati e vengono tuttora utilizzati soldi pubblici per ripianare i debiti delle società di calcio. Alla luce di questo scenario lancio una proposta che non è una proposta mia o del mio governo, ma semplicemente una riflessione ad alta voce: mi domando se per due o tre anni non gioverebbe una totale sospensione di questo gioco».
E naturalmente esplode la polemica
A seguito delle dichiarazioni di Monti, è subito montata la polemica sul web e non solo, anche da parte degli addetti ai lavori, come il presidente del Palermo Maurizio Zamparini, che a reterete24.it è sbottato così: «Quello che ha detto Monti per me è indegno. Questo è il mio parere sulla sua idea di fermare il calcio. Sulla seconda sua affermazione sul calcio, poi, Monti dimostra di essere ignorante perché allo Stato ogni anno le società di calcio professionistiche versano ben 800 milioni di euro».
L’esternazione di Monti, tuttavia, è stata una dichiarazione di un vecchio innamorato del pallone, «quando il calcio era ancora calcio». Certamente il fango gettato sul mondo del pallone italiano in questi ultimi 6 anni non ha aiutato a migliorarne l’immagine, mentre ci si pone ancora un problema morale. Come non pensare alle parole di Gianluigi Buffon, il capitano della nazionale, che a proposito della questione ha affermato: «Se a due squadre va bene un risultato sono affari loro. A volte, pensandoci bene, cosa devi fare? In alcuni casi si dice: meglio due feriti che un morto. Penso che ogni tanto sia anche giustificabile fare qualche conto».
Peccato che ai tempi di Euro 2004, quando il destino dell’Italia era appeso all’eventuale (e poi verificatosi) 2-2 tra Svezia e Danimarca, gli azzurri (e Buffon in primis) la pensavano diversamente. Ecco, prima di ogni cosa, bisognerebbe intervenire sulla morale nel calcio italiano: servirebbe una bella iniezione di coscienza che scansi le ipocrisie del codice etico, come quello adottato per le convocazioni in Nazionale (e non propriamente rispettato), e che si ritorni invece a celebrare le virtù di quello che è sì un gioco, ma anche un importante business economico.
Cosa accadrebbe se il calcio si fermasse?
Infatti, cosa accadrebbe se la proposta di Monti si avverasse e il calcio si fermasse per 2 o 3 anni? Senza alcun dubbio, lo stop al pallone provocherebbe una consistente riduzione del giro d’affari che ruota attorno al calcio. A partire dagli stadi, già abbastanza vuoti, e dalle televisioni, che perderebbero una buona fetta della percentuale di abbonati (il calcio è una delle prime cause per cui gli italiani si abbonano alle pay tv).
Naturalmente anche tutta la questione relativa al merchandising delle squadre andrebbe a farsi benedire, con mancati introiti derivanti dall’assenza di acquisti di maglie e prodotti legati alla squadra del cuore (e non solo). Inoltre verrebbe a diminuire anche il «turismo sportivo», un settore molto redditizio e in costante crescita.
A tal proposito, dunque, le dichiarazioni di Monti risultano un po’ fuori luogo: se si pensa ai singoli casi che hanno scatenato lo scandalo del calcioscommesse, la controproposta potrebbe essere questa: se dovesse valere per il calcio, perché non vale anche per la politica?
Dopo lo scandalo Lega Nord, l’opinione comune, dopotutto, è tornata nuovamente sintetizzabile nella frase: «i politici sono buoni solo a mangiarsi i soldi». Ma in quel contesto, nessuno del governo ha proposto di riflettere sulla mancanza di codice etico da parte della politica.
Prima parlare e lanciare proposte, da qualunque parte provengano, ci sarebbe un problema etico generale da risolvere: e su quello bisognerebbe riflettere.
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