CRISI, Merkel-Sarkozy. L’alleanza tra Parigi e Berlino sembra irritare sempre di più. Anzi, non va proprio giù a coloro che considerano, quella della cordata franco-tedesco, una tendenza a voler fare il cavaliere solitario che lotta con spirito di volontà e sacrificio contro la crisi del debito. Piccole divergenze a parte.
Il malcontento covava da mesi ed è affiorato alla luce del sole dopo il mini-vertice di Domenica a Berlino, tra il cancelliere Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy.
«Se si guarda agli utlimi dodici mesi, circa il 70% delle proposte franco-tedesche non ha portato ad una decisione», ha commentato il primo ministro lussemburghese e leader dei ministri delle Finanze della zona euro, Jean-Claude Juncker, in un’intervista pubblicata Mercoledì dal quotidiano tedesco Handelsblatt.
Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si è mostrato ancora più indispettito per essere stato scartato dal conciliabolo franco-tedesco, mentre il suo Paese, l’Italia, è ormai in prima linea, sul fronte «mercati finanziari», dopo la Grecia.
«Francamente, non abbiamo capito quale fosse la sostanza dell’incontro» tra Sarkozy e la signora Merkel, ha detto Lunedi a Lussemburgo, denunciando «una perdita di tempo» e chiedendo la ripresa delle consultazioni, che coinvolgano tutti i paesi e le istituzioni europee, il metodo cosiddetto «comunitario».
Dalla trincea franco-tedesca, è stato replicato che niente può essere fatto in Europa senza un consenso tra i suoi due più grandi paesi.
«Non ci sarà accordo tra i diciassette paesi (area euro) o i 27 (UE) , se non c’è un accordo franco-tedesco. E se così non fosse, gli altri paesi europei se ne lamenterebbero, ed a ragione», ha dichiarato un diplomatico.
L’ultima riunione di Berlino è servita soprattutto a cercar di conciliare le opinioni divergenti sul modo di ricapitalizzare le banche: la Francia favorevole piuttosto a una soluzione europea per evitare di compromettere il suo rating di credito, mentre la Germania orientata ad un piano di salvataggio nazionale. Ciò non toglie che il malcontento del metodo da privilegiare è reale, dall’inizio della crisi del debito, nel 2010.
Molti funzionari europei hanno avuto la sensazione di essere stati convocati ai molteplici summit europei, da quasi due anni a questa parte, solo per dare la propria impronta, e avvalorare le proposte precedentemente negoziate dal presidente Sarkozy e dal cancelliere tedesco.
Il culmine è stato raggiunto nel mese di ottobre 2010 quando i due leader, dopo un incontro a Deauville, in Francia, hanno pubblicato una serie di proposte per la crisi che ha totalmente preso alla sprovvista i ministri delle finanze dell’UE e il presidente UE, Herman Van Rompuy, riuniti anch’essi alla stesso vertice, a discutere dello stesso argomento, in Lussemburgo.
Una iniziativa che il signor Van Rompuy, che dovrebbe coordinare il lavoro di tutti i leader dell’Unione europea, fece fatica a dirigere. Lo stesso malumore affiorò di nuovo in un incontro Sarkozy-Merkel a Berlino il 16 agosto, il cui risultato è consistito nella ripresa, da parte di Parigi e Berlino, di proposte già discusse per lungo tempo in seno all’UE. Per sommo dispiacere della Commissione europea.
Per quanto riguarda la recente proposta avanzata da Merkozy, il cavaliere a due teste salva euro, circa la creazione di un governo economico della zona euero «l’esperienza dimostra che (il governo economico) sarà principalmente un commando francese», ha rimproverato Jean-Claude Juncker, "ma il coordinamento della politica economica non può voler dire: sono atterrato a Parigi e giro alla cieca dietro una macchina targata “seguimi”.