Marketing del profumo: il nuovo business dei sensi

Attirare i clienti utilizzando il naso, incantandoli con i profumi e il nuovo mercato del marketing, che combina studi economici e ricerche scientifiche. Un settore quello dei sensi con un fatturato solo in America di 29 miliardi di dollari.

Marketing del profumo: il nuovo business dei sensi

Sony, Superga, Samsung e alcune compagnie aeree sono solo alcuni degli esempi di aziende che pongono sempre più attenzione alla nuova frontiera degli odori. I clienti vengono attirati a effettuare acquisti attraverso i profumi, combinato studi scientifici e ricerche economiche. È il nuovo marketing sensoriale. Un settore che si sta diffondendo con intensità e caparbietà creando nuovi spazi e un business da milioni di dollari. Ma quali sono le caratteristiche di questo settore? Quale può essere la rivoluzione nell’ambito della pubblicità?

Il marketing degli odori: la nuova frontiera

Lo chiamano marketing sensoriale o anche scent marketing. È la nuova frontiera della pubblicità che combina la capacità della nostra mente di memorizzare determinate informazioni e l’abilità di trasformarle in una realtà economica. Non basta più vedere e toccare. Si va oltre e si studia e analizza l’odore che può essere diffuso in un luogo, quello che ci collega a un’idea ben precisa, quello che ci fa ricordare un preciso brand. Non è una realtà improvvisata. Il mondo dei sensi è sempre stato oggetto di studio da parte degli esperti del marketing, ma oggi diventa un vero e proprio campo di applicazione, basandosi su analisi scientifiche e attraendo anche le star del cinema. Michel Pfeiffer ha presentato recentemente una marca di profumi studiati per solleticare il naso dei clienti all’acquisto di un prodotto.

La scienza degli odori e il business dei sensi

Le basi del marketing sensoriale si poggiano su degli studi scientifici. È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Science: le persone possono ricordare il 35% di quanto annusano, rispetto al 5% di ciò che vedono e il 2% di ciò che sentono e l’1% di quello che toccano. L’esempio è semplice. Se passiamo innanzi a una pasticceria o a un forno e percepiamo il profumo, subito compare nella nostra mente l’idea di un dolce oppure del pane. Non lo abbiamo visto con gli occhi ma è stata la sola stimolazione del cervello dovuto al profumo. Secondo le ricerche, un adulto medio è in grado di riconoscere almeno dieci mila odori diversi e inoltre i neuroni predisposti a questa funzione hanno capacità rigenerative molto elevate. Ciò che però interessa gli studiosi del marketing olfattivo è che gli odori vengono direttamente processati al livello limbico, luogo in cui è posizionata la nostra memoria.

Dai profumi alle scarpe: un odore per tutti i settori

Le possibilità sono infinite. Il profumo non è quindi solo un prodotto che fa marketing da se, ma diventa uno strumento pubblicitario. Sono sempre di più i casi di società come per esempio la Sony che decidono di inondare di particolari fragranze i propri negozi, notando come vi sia un netto incremento delle vendite. Inoltre ha lanciato quattro differenti profumazioni collegate alle console di gioco. Sulla scia degli odori anche la Samsung sta sperimentando delle particolari fragranze che spingono i clienti a rimanere nei propri negozi. Inoltre anche alcune compagnie aeree hanno deciso di applicare delle fragranze in modo da allentare la tensione del volo. Nel settore sportivo Superga ha deciso di produrre tre scarpe che hanno un profumo differente.
Il marketing del profumo è una realtà presente in tutti i settori e che viene utilizzata per identificare un particolare brand. Gli odori aprono quindi una nuova visione della pubblicità non più legata solo ad immagini ma all’abilità di trasmettere delle emozioni ancora più intense e complete.

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