MPS: la lotta interna fa crollare il titolo. Perso quasi il 40% in 6 mesi. Pericolo nazionalizzazione?

Vittoria Patanè

6 Dicembre 2013 - 14:43

Mentre Fondazione e Management continuano la loro battaglia, le azioni MPS perdono sempre più valore. E lo spettro nazionalizzazione si avvicina

MPS: la lotta interna fa crollare il titolo. Perso quasi il 40% in 6 mesi. Pericolo nazionalizzazione?

La prestazione in Borsa del titolo MPS diventa sempre più preoccupante: -25% in due settimane, -37,58% in sei mesi.

La lotta intestina che si sta consumando tra management e azionisti, tra chi vuole premere l’acceleratore sull’aumento di capitale per ripagare i Monti – bond (Profumo e Viola) e chi vuole prendere tempo per poter vendere le proprie quote (la Fondazione), rischia di far diventare “carta straccia” le azioni della Banca, che ad oggi, si attestano a quota 0,1632 euro.Nel frattempo, il pericolo nazionalizzazione non può dirsi ancora scongiurato.

Fondazione vs. Management

Due fazioni opposte si scontra oggi in MPS. Da un lato il presidente Alessandro Profumo e l’AD Fabrizio Viola che vorrebbero varare al più presto la ricapitalizzazione da 3 miliardi per ripagare i Monti – Bond. Per farlo è necessario l’ok dell’assemblea dei soci che si riunirà il prossimo 27 dicembre, ma il risultato, ad oggi, è tutto fuorchè scontato.
Dall’altro però troviamo Antonella Mansi e la sua Fondazione che faranno di tutto per cercare di rinviare l’aumento di capitale per vendere parte di quel 33,5% in suo possesso allo scopo di rafforzare il patrimonio e ripagare ben 350 milioni di debiti che pesano come un macigno e per i quali devono ringraziare ancora coloro che hanno deciso a suo tempo l’acquisizione di Antonveneta.

L’aumento di capitale sarebbe una sciagura per la Fondazione, perché deprezzerebbe il valore del titolo sul mercato, rendendo l’operazione ancora più difficile

Il titolo in Borsa

Mentre la lotta continua, a subirne le conseguenze maggiori è il titolo in borsa. Come si può osservare nel grafico sottostante, nelle ultime due settimane le azioni MPS hanno perso quasi il 25% del loro valore.

Ampliando l’arco temporale le perdite diventano ancora più considerevoli: -30% in un mese, e cioè da quando la questione “ricapitalizzazione” è diventata più calda, -37,58% in sei mesi.

A peggiorare le cose, sono intervenute le bocciature. Nei giorni scorsi ci ha pensato Exane a tagliare il titolo a 0,11 euro. Oggi è invece arrivato l’abbassamento del target price da parte di Goldman Sachs, da 0,12 a 0,2 euro.

I volumi sul titolo continuano ad essere vivaci e superiori alle medie giornaliere, le vendite continuano senza sosta. Ma la domanda è, chi è che vende?

Sollecitata dalla Consob la Fondazione ha smentito nei giorni scorsi di aver ridotto la propria quota di partecipazione e ha ribadito di non aver ancora preso nessuna decisione in merito. I dubbi restano però e sono tanti. Perché nel caso in cui il debito della Fondazione dovesse superare il 70% del valore di mercato del pacchetto Mps da essa posseduto, in base a precedenti accordi, le banche creditrici potrebbero appropriarsi delle azioni e diventare a loro volta soci.

Pericolo nazionalizzazione

Un altro dubbio riguarda la stessa ricapitalizzazione. Se anche i soci decidessero il prossimo 27 dicembre di dare il proprio via libera, chi finanzierebbe l’operazione?

La situazione è ancora molto incerta. Unicoop sta cercando di uscire definitivamente dal capitale, la famiglia Aleotti ha parecchie gatte da pelare a causa dell’inchiesta fiorentina a loro carico e il denaro di Axa, unica per ora ad aver dato la propria disponibilità, probabilmente non sarà sufficiente.

Ma Profumo farà di tutto per riuscire a portare a termine l’aumento di capitale entro gennaio perché, come ha dichiarato la settimana prossima in un intervista rilasciata al quotidiano Repubblica:

«Senza ricapitalizzare per ripagare i Monti bond la nazionalizzazione è certa. E il Tesoro in quell’ipotesi s’è impegnato a rivendere la banca entro cinque anni. Ma sarebbe impossibile rimettere sul mercato il 100% di Mps: che sarebbe inglobata o fatta a pezzi da altri. Inoltre il prezzo di Borsa tenderebbe verso lo zero, e tutti gli azionisti, fondazione compresa, avrebbero danni drammatici».