Allarme lavoro da parte della Bce: la crescita è troppo lenta, la sua frenata dipende prevalentemente da debito e disoccupazione.
Debito e disoccupazione rallentano la crescita
Le indagini della Banca centrale europea non fanno ben sperare su un miglioramento relativo al livello di occupazione dell’Eurozona: «Non si segnalano miglioramenti per il prossimo futuro», è l’amaro commento.
Da quanto si legge nel bollettino mensile «le condizioni sono ulteriormente peggiorate. L’occupazione è diminuita, mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere».
«Gli indicatori relativi al secondo trimestre», comunica la Bce «segnalano un nuovo indebolimento dell’espansione economica e una maggiore incertezza su un orizzonte temporale più lungo». «C’è l’aspettativa che la dinamica di fondo della crescita», si legge nella note «risenta delle tensioni in alcuni mercati del debito sovrano dell’area e del loro impatto sulle condizioni di credito, nonché del processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario dell’elevata disoccupazione». La crescita, in breve, è considerata una priorità fondamentale, ma il suo andamento viene frenato da questioni rilevanti come debito e disoccupazione, sulle quali i governi dovranno lavorare a fondo per migliorare la situazione.
Le manovre fiscali hanno bersagliato il settore costruzioni
La Bce esorta le banche a rafforzare «la propria capacità di tenuta.»La solidità dei bilanci bancari sarà un fattore fondamentale per agevolare sia un’adeguata offerta di credito all’economia, sia la normalizzazione dei canali di finanziamento".
La Bce cita anche l’Imu, quando analizza il caso dell’Italia. «In Francia e in Italia», si legge nel bollettino «sull’attività del settore costruzioni potrebbero influire i provvedimenti tesi al risanamento dei conti pubblici, come l’aumento delle imposte sugli immobili e il graduale rientro delle misure fiscali a favore degli investimenti in immobili residenziali».
L’inflazione nell’Eurozona (2,4% a giugno) dovrebbe diminuire nel corso dell’anno e arrivare, nel 2013, al di sotto del 2%, mentre «le pressioni sui prezzi dovrebbero restare moderate».
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