Fabio Lalli, CEO e fondatore di IQUII, racconta dei suoi esperimenti passati e futuri. I suoi progetti nascono dall’osservazione delle cose e dal ragionamento senza perdere mai la capacità di sognare.
Fabio Lalli. E’ un grande onore per me averti come ospite di questa intervista. Ci parli di te?
Volentieri. Ho circa 15 anni di esperienza in ambito ICT, son passato da progetti in ambito aerospaziale fino a progetti banking, con complessità assolutamente diverse e allo stesso tempo estremamente interessanti. La mia fortuna negli anni è stata quella di poter lavorare su progetti completamente diversi e poter vedere un mondo di casi, criticità, problematiche e modelli differenti di business.
Sono un sognatore entusiasta, appassionato di tecnologia e comunicazione.
Questa duplice passione ha dato poi vita alla mia professione. Oggi non capisco più dove inizia la passione e dove questa passione si accavalla con il lavoro: così, due anni fa, è nata IQUII, una società focalizzata sullo sviluppo di soluzioni tecnologiche mobile, wearable, iot e con una forte attenzione alla user experience e alla strategia.
Mi piace molto questa tua frase: “Internet è ovunque. Credo possa sembrare banale dirlo, ma è di fatto così. Sta “invadendo” relazioni, case, auto, città e sta entrando in qualsiasi cosa. E dicendo “cosa” non sto generalizzando. Sto effettivamente dicendo che le cose, gli oggetti, sono e saranno sempre più evoluti e connessi tanto da entrare nella vita e nelle relazioni di tutti i giorni in modo meno invasivo di quanto si pensi”. Tutto ciò è un bene oppure un male? E in Italia sta accadendo davvero?
La risposta è sempre dipende. Ed il dipende è legato alla consapevolezza con la quale si affronta tutto questo cambiamento. Come in molti altri casi, la tecnologia può esser utilizzata in modo distorto oppure come strumento di costruzione.
Io credo che l’opportunità di avere oggetti tecnologicamente connessi ed avere moli di dati disponibili in real time, permette già e permetterà sempre più una crescita dell’esperienza utente e una connessione tra vita reale e digital life, in modo sempre più naturale.
Parlo di consapevolezza perchè il tema della mole di dati generati, l’analisi dei comportamenti e l’utilizzo di queste analisi per effettuare analisi predittive e prescrittive permetterà potenzialmente anche manipolazioni del comportamento oltre che benefici. In Italia il tema dell’ Internet of everything (oltre l’internet degli oggetti) è in via di sviluppo e come tutte le evoluzioni ha bisogno di un percorso sia tecnologico che culturale. Ci arriviamo, e ci stiamo arrivando più velocemente di quanto si possa pensare.
I tuoi progetti sono tanti, partendo da Followgram fino ad arrivare ad Indigeni Digitali. Sarebbe bello che ce ne parlassi. Fabio Lalli: progetti passati e futuri?
E’ vero, ce ne sono molti di progetti. A me piace chiamarli esperimenti più che progetti.
Una frase che dico sempre è che la vita è un continuo cambiamento (Life is a continuous pivoting).
Credo fortemente che la sperimentazione sia la miglior strada per arrivare rapidamente ad obbiettivi e successi successivi. La sperimentazione permette un fallimento controllato, quasi da laboratorio, che ti permette di non rimanere in ginocchio e ti consente di capire, studiare e ottimizzare i prossimi «progetti».
Quindi, esperimenti per il futuro? Tanti, a non finire.
Spesso non c’è un percorso strutturato: la sperimentazione è anche perlustrazione di nuove tecnologie, di nuovi trend e possibili opportunità. La sperimentazione va vista un po’ come il surfista e le sue onde: bisogna capire quando c’è un inizio, bisogna sapersi posizionare, cavalcare dei momenti ed avere la capacità di abbandonare, senza innamorarsi troppo dell’onda, prima di rimanere a secco.
Followgram per esempio è un esperimento di qualche notte, divertente ed estremamente formativo, che ha dato i suoi frutti, ha avuto le sue pecche e le sue criticità e oggi ha circa 2,5 milioni di utenti con un trend di crescita costante. Ma non mi aspetto diventi nulla di più di un bell’esperimento.
Come nascono le tue idee? Non puoi allora non raccontarci di come è nata IQUII.
Ti rispondo apparentemente in modo romantico, ma con estrema razionalità: sogni e sperimentazione. Sono un osservatore, mi piace leggere, ragionare sulle cose, spesso mi ritrovo a sognare quello che faccio e poi da li scatta la sperimentazione.
IQUII è un sogno di tanti anni fa condiviso con mio fratello. Ma per arrivarci ci sono voluti anni poichè nessuno dei due era pronto per fare impresa, o meglio, professionalmente tutti e due volevamo ancora imparare molto. E così io ho fatto un percorso, Mirko ne ha fatto un altro, finchè ci siamo trovati in un momento in cui abbiamo pensato fosse il momento giusto.
Esiste il momento giusto mi chiederai? No, non lo so, è una questione di pancia, sensazioni e irrazionalità.
Ora ci siamo, abbiamo tanta voglia di fare. IQUII è giovanissima e credo sia la scuola più bella per noi e per le persone che lavorano con noi. Ci divertiamo, sbagliamo, rifacciamo le cose e man mano consolidiamo quello che facciamo di buono e bello.
Tre letture con cui ti sei formato o che consiglieresti?
La mia formazione e le mie letture sono un ibrido pazzesco. Sono cresciuto a suon di manuali tecnici (database, architetture, linguaggi di programmazione).
Poi ad un certo punto ho conosciuto il marketing e ho rivisto tutte le mie letture ed i miei interessi. Poi il mix tra l’esperienza in azienda, la rete ed indigeni digitali, mi hanno fatto alzare l’interesse per la sociologia, la psicologia ed il comportamento delle persone e ho approfondito molti temi. Non ho libri in particolare che consiglierei: piuttosto consiglierei una formazione mixata e più fonti di informazione.
Io utilizzo Twitter tantissimo, ho circa 500 feed che seguo e tengo aggiornati, e leggo costantemente libri di carta (si si di carta, non digital: sono un momento per staccare completamente ed esser solo io e la lettura). Se proprio dovessi dare un titolo, direi:
- Io vivo nel futuro di Nick Bilton
- Surplus cognitivo di Clay Shirky
- Pensiero laterale di Edward De Bono
Grazie dell’intervista Fabio. Dove possiamo trovarti in giro per il web?
Ehehe mi trovate ovunque in rete. In particolare utilizzo Twitter (@fabiolalli) per condividere informazioni, Linkedin per lavoro e networking professionale, Instagram (@fabiolalli) in cui racconto momenti della mia vita attraverso le foto, il mio spazio personale fabiolalli che contiene alcuni miei pensieri sparsi e poi c’è Facebook in cui mi racconto con molta trasparenza, mixando la mia vita professionale e la mia vita privata.
Grazie a voi, per la piacevole intervista. A presto.
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