Il debito pubblico rappresenta la zavorra più pericolosa del secondo decennio del XXI secolo per tanti paesi “maturi”, non solo Stati Uniti e Giappone. Anche la Gran Bretagna, che a marzo 2010 presentava un debito pubblico oltre il 71% del Pil e un rapporto deficit/pil superiore all’8%, resta nella lista di quei paesi in forte crisi d’identità: dopo la crisi del 2008 il governo è dovuto intervenire per salvare numerose banche ed evitare nuove corse agli sportelli dei correntisti (come quella famosa alle filiali della Northern Rock). Il risultato è stato un notevole aumento delle spese e minori introiti fiscali che hanno provocato un pesante aumento del deficit pubblico. Per i prossimi 3-4 anni le stime di crescita dell’economia sono molto modeste rispetto ai valori raggiunti negli anni precedenti al crack Lehman Brothers. Per il 2011 si stima una crescita del 2,3%, che dovrebbe salire al 2,8% nel 2012, al 2,9% nel 2013 e poi scendere al 2,7% nel 2014-2015 in virtù di un forte ridimensionamento della spesa pubblica per una cifra vicina all’8,5% del Pil. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha varato un budget d’emergenza già lo scorso giugno sui timori di un clamoroso crollo dell’economia come avvenuto in Grecia prima e nella vicina Irlanda poi. Il rilancio economico potrebbe arrivare soprattutto dalle attività private, visto che il governo ha previsto un progressivo calo della tassazione alle imprese dal 28% al 24%. I tagli riguarderanno un po’ tutte le voci della spesa pubblica, dai governi locali all’educazione, dalla Giustizia alla Difesa (che provocherà una perdita di 42mila posti di lavoro). Passiamo ora al capitolo pensioni, che rappresenta la principale voce di spesa per la nazione (più di 158 miliardi di sterline). I tagli saranno dell’1,6%, mentre l’età pensionabile passerà a 66 anni dal 2020. Il disagio sociale proveniente da queste dolorose misure si avverte soprattutto dai giovani. Era da tanto che non si vedevano scene di manifestazioni studentesche, ma soprattutto atti di violenza inauditi per il Regno Unito dopo l’aumento delle tasse universitarie (costi praticamente triplicati). Non si sa ancora quali saranno le conseguenze di questo piano di austerity, ma molti economisti temono in un clamoroso double dip, cioè una nuova recessione dopo quella post-crisi del 2008. La Sterlina resta sotto pressione sui mercati delle valute. Da inizio novembre scorso il cambio sterlina/dollaro è sceso da area 1,63 fino a 1,5350 e ora quota in area 1,5470. La debolezza del pound è visibile soprattutto contro yen e franco svizzero (gbp/chf sui minimi storici), mentre euro/sterlina che staziona tra 0,85 e 0,86 sembra diretto verso area 0,90.
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