L’Islanda ritira ufficialmente la sua candidatura per l’adesione all’Unione Europea. Non entreranno più nell’UE. Bruxelles beffata e arrabbiata. Ecco i motivi
L’Islanda dice No all’Unione Europa. La comunicazione ufficiale arriva oggi attraverso una nota inviata alla Commissione Europea e alla Lettonia, attuale presidente del Consiglio Europeo, nella quale il ministro degli Esteri Gunnar Bragi Sveinsson dichiara che il suo Paese ha deciso di bloccare i negoziati e ritirare la propria candidatura per aderire all’Unione Europea. Perché?
“Gli interessi dell’Islanda sono serviti meglio fuori dall’Unione europea”
Messaggio chiaro e conciso. Alla base della decisione ci sarebbero varie motivazioni, prima fra tutte le quote pesca, uno dei pilastri dell’economia islandese.
La richiesta di entrare nell’Unione Europea da parte dell’Islanda era arrivata nel 2010, ad opera dell’esecutivo socialdemocratico. A causa dell’arrivo al Governo di due partiti euroscettici la procedura era stata bloccata nel 2013 e oggi arriva il secco e definitivo No.
Un vero e proprio smacco che Bruxelles probabilmente non digerirà facilmente, anche se, occorre dirlo, la decisione ufficializzata oggi non può essere considerata una sorpresa. Lo scorso gennaio infatti, nel corso di un’intervista radiofonica, il Primo Ministro Sigmundur Gunnlaugsson aveva promesso ai propri cittadini di ritirare la propria domanda, dopo il blocco dei negoziati stabilito subito dopo il suo arrivo al Governo.
Nel 2009 all’Islanda era stata accordata una corsia preferenziale dall’UE perché, in quanto membro dell’AEE, possedeva una legislazione conforme a quella comunitaria. Nell’aprile del 2013 però, la vittoria dei progressisti e indipendentisti, sostenuti da pescatori e agricoltori aveva frenato gli entusiasmi di Bruxelles.
Il motivo del no risiede, come affermato in precedenza, nelle quote pesca, attività principale del paese nella quale lavorano circa 320mila persone. Ad onor del vero, l’UE si era detta pronta a concedere delle ampie deroghe sulle quote, dato che, per le leggi comunitarie, il Paese pratica la «sovrapesca». Ma questo sembra non essere bastato agli islandesi che hanno scelto di prendere una strada diversa.