L’ISIS taglia gli stipendi dei suoi soldati, c’è crisi economica

Gli effetti della guerra hanno portato l’ISIS a dimezzare gli stipendi dei suoi combattenti, secondo gli ultimi documenti trapelati dai territori in mano all’ISIS.

L’ISIS starebbe entrando in crisi economica, tanto da essere costretta a tagliare della metà gli stipendi dei suoi soldati.
No, non è Lercio. Il documento dove l’ISIS annuncia il taglio dei salari ai suoi combattenti è trapelato direttamente dalla capitale dello Stato Islamico al-Raqqa, secondo la CNN Money.

L’ISIS potrebbe sembrare un semplice gruppo eterogeneo di terroristi, ma in realtà opera come un governo vero e proprio nei territori tra Iraq e Siria. E ogni due settimane distribuisce gli stipendi settimanali al suo esercito jihadista.
I soldati dell’ISIS guadagnano tra i 400 e 1.200 dollari al mese, più 50 dollari per ogni moglie e 25 dollari per ogni bambino, secondo il Congressional Research Service.
Ma fare la guerra è costoso. E le recenti vittorie della coalizione guidata dagli USA contro l’ISIS hanno portato lo Stato islamico a non potersi più permettere di pagare i suoi soldati abbastanza tanto quanto in passato.

ISIS: tagliamo gli stipendi ai soldati

«A causa delle circostanze eccezionali che lo Stato islamico sta affrontando, è stato deciso di ridurre della metà gli stipendi pagati a tutti i mujahideen, e non è permesso a nessuno di essere escluso da questa decisione, qualunque sia la sua posizione»

ha scritto il governo dell’ISIS in una nota secondo quanto dichiarato dalla CNN.
Nonostante i tagli agli stipendi, lo Stato islamico ha detto che «continuerà a distribuire i salari due volte al mese, come d’abitudine

Il documento trapelato è stato ottenuto da Aymenn Jawad al-Tamimi, uno dei principali studiosi che tiene traccia delle mosse dell’ISIS, anche ricercatore presso il Middle East Forum.
Al-Tamimi riesce ad ottenere documenti provenienti da fonti interne ad al-Raqqa, città siriana sequestrata dall’ISIS, dichiarata come sua capitale.

ISIS: pesano gli attacchi USA all’industria del petrolio

Il memorandum pubblicato dall’ISIS non spiega però il perché del taglio ai salari.
L’ISIS raccoglie la maggior parte del suo capitale tassando la popolazione. Ma una delle fonti principali di pressione sulle finanze dell’ISIS è la coalizione guidata dagli Stati Uniti. Gli attacchi aerei stanno prendendo di mira gli l’industria del petrolio, facendo saltare in aria camion merci, serbatoi, raffinerie e altre attrezzature legate all’estrazione di petrolio.

Il risultato? L’ISIS stava riuscendo a guadagnare 40 milioni di dollari al mese solamente nei primi mesi del 2015, secondo il Tesoro degli Stati Uniti. Ora riesce a guadagnare molto di meno grazie all’oro nero, come spiegato dal Dipartimento di Stato statunitense.

Attaccati i depositi di denaro dell’ISIS

I raid aerei hanno preso di mira anche il denaro dell’ISIS - letteralmente. La scorsa settimana, i militari statunitensi hanno compiuto una mossa estremamente insolita, come dichiarato alla CNN. Sono state fatte cadere due bombe da 2.000 libbre su un edificio nel centro di Mosul, in Iraq, distruggendo un deposito di denaro dal valore di «milioni».

Lo Stato Islamico e i suoi costi di gestione

Un’altra fonte di spesa è il costo per mantenere operativo il governo. L’ISIS fornisce servizi pubblici e raccoglie le tasse. Questo significa che deve pagare gli stipendi dei dipendenti e delle infrastrutture civili.
Per mantenere le luci accese paga ingegneri e tecnici altamente specializzati, che possono guadagnare fino a 1.500 al mese, secondo un team di ricercatori delle Nazioni Unite.
Inoltre, dicono gli esperti, l’ISIS sovvenziona anche il costo del pane per la sua popolazione.

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