Sempre più tesi i rapporti tra Russia e Turchia dopo l’abbattimento del jet russo da parte degli F-16 turchi al confine della Siria. Infatti, nessuna scusa arriva da Ankara, mentre il presidente russo Putin accusa la Turchia di aver colpito il caccia russo per traffico illegale di petrolio dall’Isis.
Si inasprisce lo scontro diplomatico tra Russia e Turchia a seguito dell’abbattimento di un caccia Sukhoi 24 dell’aviazione russa – lo scorso 24 novembre – dagli F-16 turchi al confine con la Siria. Colpa, anche, dei duri botta e risposta a distanza tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier turco Recep Tayyp Erdogan, che non fanno intravedere all’orizzonte alcuno spiraglio di dialogo pacifico.
La Turchia non si pente - Nella giornata di ieri, al termine di un incontro con il segretario Jens Stoltenberg – nel quartiere generale della Nato a Bruxelles - il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha puntualizzato: «Nessuno può chiederci di scusarci per avere fatto solo il nostro dovere. Siamo pronti a discutere, ad aprire canali diplomatici e militari con la Russia e con qualsiasi altro paese al fine di prevenire questo tipo di situazioni non intenzionali. Manterremo la calma, non favoriremo l’escalation delle tensioni e non faremo nulla che possa essere considerato aggressivo dalla nazione russa. Il popolo russo e il popolo turco sono amici».
Allo stesso tempo, Davutoglu ha sottolineanto che la difesa dello spazio aereo nazionale «è anche una questione di dignità, ma siamo pronti a discutere con la Russia come evitare nuovi incidenti». In particolare, per il primo ministro turco: «Se non ci fosse stata questa violazione, non ci sarebbe stata nessuna reazione. Ma le forze armate hanno fatto il loro dovere, non si può biasimare la Turchia per avere difeso i propri confini. La Turchia vuole avere buone relazioni con la Russia e con qualsiasi altro Paese che combatte sul campo lo Stato islamico. Per questo siamo pronti a collaborare». Il premier turco ha poi aggiunto che: «Incidenti come quello dell’abbattimento del jet russo al confine sono difficili da prevenire se in Siria continueranno ad operare due coalizioni». Infine, Davutoglu ha chiesto alla Russia di rivedere la decisione di applicare delle sanzioni economiche alla Turchia.
Putin rifiuta di incontrare Erdogan e accusa Ankara di complicità con lo Stato Islamico - Come confermato da un portavoce del Cremlino, Vladimir Putin non incontrerà – a margine della Conferenza COP21 in corso a Parigi – il presidente turco Erdogan, che aveva chiesto un faccia a faccia con il presidente russo per cercare di distendere i toni sulla vicenda dell’abbattimento del jet russo. Prima di questo, Putin aveva definito «assolutamente inspiegabili le pugnalate alla schiena a tradimento da coloro che ritenevamo partner e alleati nella lotta al terrorismo. C’è l’impressione che le autorità turche portino deliberatamente i rapporti con la Russia in un vicolo cieco».
Impressione forse confermata anche dalle mancate scuse da parte di Ankara. Cosa che non è piaciuta affatto a Putin che, senza mezze misure, ha accusato la Turchia di complicità con lo Stato Islamico. «La Russia ha motivo di sospettare che il Su-24 sia stato abbattuto per assicurare forniture illegali di petrolio dall’Isis alla Turchia», ha sostenuto Putin, che ha proseguito: «Abbiamo recentemente ricevuto informazioni aggiuntive che confermano che il petrolio proveniente dalle zone controllate dall’Isis viene consegnato in Turchia su scala industriale». Accuse molto gravi, a cui subito Erdogan ha replicato: «Immorale accusare la Turchia di comprare il petrolio dall’Isis. Se ci sono i documenti, devono mostrarli, vediamoli. Se questo viene dimostrato, io non rimarrò nel mio incarico. E lo dico a Putin: lui manterrà il suo incarico?». Allo stesso tempo, il presidente turco ha puntualizzato che: «La Russia non sta combattendo davvero l’Isis in Siria, sta uccidendo turcomanni e siriani a Latakia».
Il Cremlino prepara le sanzioni contro Ankara – A confermarlo il premier Medvedev, che ha sottolineato che: «Il governo russo entro 2 giorni presenterà proposte in tal senso e che le misure non avranno una scadenza prefissata». Come precisato dal primo vice premier russo Igor Shuvalov: «La vendita di tutti i tour verso la Turchia è interrotta con effetto immediato. I voli charter verso la Turchia sono banditi, fatta eccezione per quelli usati per rimpatriare da lì i turisti russi. Verranno introdotti controlli ulteriori sui voli regolari tra i due Paesi per assicurare le necessarie misure di sicurezza. Le sanzioni economiche per ora non colpiscono la produzione industriale, ma la loro lista potrebbe essere estesa». Inoltre, secondo il portavoce di Putin, Dmitri Peskov: «Il rafforzamento dei controlli delle autorità russe sui prodotti alimentari turchi è dovuto a diversi fattori, tra cui anche una possibile minaccia terroristica».
Oltre a ciò, dal 1 gennaio 2016, gli imprenditori russi non potranno assumere lavoratori turchi che non siano già sotto contratto alla data del 31 dicembre. Infine, sempre dall’inizio del 2016, saranno sospesi gli effetti del trattato bilaterale che aboliva il regime dei visti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA